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	<title><![CDATA[MSNI: Daiichi Sankyo Convegno Anziani, supporto ai caregiver per la QOL degli anziani]]></title>
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	<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 10:45:40 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Daiichi Sankyo Convegno Anziani, supporto ai caregiver per la QOL degli anziani]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Organizzato da ONDA e Daiichi Sankyo Italia il convegno &ldquo;Presa in carico assistenziale e terapeutica del paziente anziano&rdquo;</em><br><img src="https://20taskforceitaly.files.wordpress.com/2019/09/onda-e-daiichi-sankyo-italia-il-convegno-e2809cpresa-in-carico-assistenziale-e-terapeutica-del-paziente-anzianoe2809d.png?w=1000" alt="" style="border: 0px; "></p>
<p><em>Roma, 30 settembre 2019</em>&nbsp;&ndash; Invecchiamento attivo, sicurezza delle nuove terapie anticoagulanti per i pazienti anziani, tecnologie digitali a supporto della gestione delle cronicit&agrave;, e infine il prezioso e difficile ruolo del caregiver in un&rsquo;Italia che conta sempre pi&ugrave; anziani e necessita di migliori servizi sanitari e assistenziali. Sono questi i temi del convegno &ldquo;Presa in carico assistenziale e terapeutica del paziente anziano&rdquo;, l&rsquo;evento organizzato da Onda &ndash; Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e Daiichi Sankyo Italia, che oggi mette a confronto esperti del settore, classe medica e istituzioni.</p>
<p>L&rsquo;Italia &egrave; il secondo Paese al mondo, dopo il Giappone, per percentuale di anziani, con 13,8 milioni di persone over 65, ovvero il 22,8% della popolazione totale, e detiene il record europeo, con la Francia, per presenza di ultracentenari (oltre 14 mila). Secondo l&rsquo;Istat, all&rsquo;inizio del 2019 sono 2,2 milioni gli individui di et&agrave; pari o superiore agli 85 anni. In aumento anche i non autosufficienti, ad oggi circa 2,5 milioni che, secondo le stime, raddoppieranno entro il 2030, ma solo la met&agrave; di questi usufruisce di servizi sociosanitari, mentre il resto &egrave; assistito da un caregiver&nbsp;familiare, di cui 1 su 5 &egrave; a sua volta ultrasessantenne. Per ci&ograve; che riguarda la differenza di genere, la longevit&agrave; delle donne rispetto agli uomini &egrave; controbilanciata da una inferiore aspettativa di vita in buona salute rispetto a questi; inoltre sulle donne grava maggiormente perdita di autosufficienza, a cui si aggiunge una maggiore predisposizione ai disturbi cognitivi e depressivi. Eppure, &egrave; donna anche la maggioranza dei caregiver che assistono gli anziani.</p>
<p><em>&ldquo;Questa nuova realt&agrave; sociodemografica pone le istituzioni e la societ&agrave; civile di fronte alla necessit&agrave;, ormai ineludibile, di interventi significativi a livello non solo sanitario ma anche culturale e socioassistenziale. &Egrave; diventato pi&ugrave; che mai cruciale promuovere l&rsquo;invecchiamento attivo di tutti i cittadini, garantendo un&rsquo;assistenza sanitaria adeguata e programmi di educazione sui sistemi di prevenzione dei rischi per la salute legati all&rsquo;invecchiamento. Ma soprattutto&nbsp;</em>&ndash; ha spiegato&nbsp;<span>Nicoletta Orthmann</span>, Coordinatore medico-scientifico di Onda &ndash;<em>&nbsp;&egrave; necessario dare il massimo supporto a quell&rsquo;esercito silenzioso di milioni di donne e uomini che, ogni giorno e per anni, si prende cura dei di ignorarli e lasciarli soli.&rdquo; nostri anziani non pi&ugrave; autosufficienti. Persone, spesso anch&rsquo;esse ultrasessantenni, che a titolo gratuito svolgono un prezioso e faticoso lavoro di alto valore sociale ed economico, ad oggi non ancora riconosciuto n&eacute; tutelato nel nostro Paese. Non possiamo pi&ugrave; permetterci di ignorarli e lasciarli soli.&rdquo;</em></p>
<p><span>Pazienti anziani con cronicit&agrave; e comorbilit&agrave;: la gestione ed i costi della fibrillazione atriale (FA)<br></span><br>L&rsquo;epidemiologia dell&rsquo;invecchiamento della popolazione italiana, caratterizzata dalla riduzione delle nascite, dall&rsquo;aumento progressivo dell&rsquo;aspettativa di vita, e dal contestuale incremento delle cronicit&agrave; che impatta sulla qualit&agrave; della vita dei singoli e sul costo sociale derivante dalla non autosufficienza in tarda et&agrave;, &egrave; un dato di cui tener conto nella valutazione delle risorse da investire nella sanit&agrave; pubblica. Una popolazione che merita particolare attenzione &egrave; costituita dagli anziani &ldquo;fragili&rdquo;, ovvero quei milioni di italiani in et&agrave; avanzata o molto avanzata (grandi anziani) con gravi comorbilit&agrave;, a rischio di disabilit&agrave; e rapido deterioramento dello stato funzionale. L&rsquo;approccio terapeutico per questi pazienti (&gt;85-90 anni) deve essere basato su una valutazione multidimensionale che prenda in considerazione pi&ugrave; aspetti della persona, tra i quali lo stato funzionale, cognitivo e sociale, oltre a quello propriamente clinico.</p>
<p>La vera sfida dei prossimi anni sar&agrave; la gestione integrata e interdisciplinare delle malattie croniche dell&rsquo;anziano, una su tutte la Fibrillazione Atriale.<br>I costi di gestione della FA in Italia ammontano a circa 5000&euro; per paziente all&rsquo;anno. Circa il 96% dei pazienti affetti da FA &egrave; a rischio di ictus, terza causa di morte, ma prima causa di invalidit&agrave;. Il 20-30% di tutti i casi di ictus &egrave; attribuibile a questa aritmia, e la percentuale aumenta in modo drammaticamente significativo con l&rsquo;avanzare dell&rsquo;et&agrave;.<br>Il paziente con fibrillazione atriale ed ictus &egrave; ad alto rischio di recidiva ischemica ma nello stesso tempo &egrave; ad alto rischio di emorragia &ndash; soprattutto intracranica &ndash; pi&ugrave; frequente nel paziente anziano, perch&eacute; spesso questo presenta disabilit&agrave; residua con tendenza alle cadute, patologie legate al decadimento cognitivo o possibili interazioni farmacologiche dovute all&rsquo;assunzione di pi&ugrave; medicinali, con problematiche che interessano anche l&rsquo;aderenza terapeutica. Lo specialista si trova a dover considerare tutti questi fattori prima di prescrivere un trattamento con anticoagulanti orali per la prevenzione secondaria dell&rsquo;ictus.</p>
<p>L&rsquo;innovazione farmaceutica e tecnologica procede proprio in questo senso, per offrire a questa categoria di pazienti una terapia pi&ugrave; appropriata e sicura, quindi pi&ugrave; efficace ed efficiente, per ridurre l&rsquo;incidenza di ictus con un notevole vantaggio economico e sociale, ridurre gli episodi acuti e le ospedalizzazioni, limitando al contempo i costi sociali ed economici indiretti, come quelli che gravano sull&rsquo;assistenza e sul caregiver.&nbsp;<em>&ldquo;Il progresso della ricerca scientifica e farmacologica ci consente oggi di vivere pi&ugrave; a lungo, e non possiamo permettere che questo straordinario successo della scienza diventi un peso sociale, sanitario o economico. &Egrave; per questo che Daiichi Sankyo si impegna da sempre a migliorare la qualit&agrave; e non solo la durata della vita dei pazienti, anche di quelli pi&ugrave; fragili e anziani. Un impegno che investe tutti gli ambiti, non solo quello scientifico e farmacologico.</em>&nbsp;&ndash; ha commentato&nbsp;<span>Massimo Grandi</span>, Presidente e Amministratore Delegato di Daiichi Sankyo Italia &ndash;<em>&nbsp;Siamo quindi particolarmente felici di sostenere le importanti attivit&agrave; di ONDA, e questo evento &egrave; solo il primo di una lunga serie di iniziative in ambito istituzionale, civile e culturale, a cui parteciperemo per promuovere l&rsquo;invecchiamento attivo e contribuire ad affrontare questa nuova realt&agrave; non come problema, bens&igrave; come un&rsquo;opportunit&agrave; e una risorsa per l&rsquo;intera societ&agrave;.&rdquo;</em></p>
<p><span>&ldquo;Terapie digitali&rdquo; a supporto del paziente anziano e dell&rsquo;aderenza terapeutica</span></p>
<p>Oggi si contano oltre 250.000 app che interessano la salute, e tra queste numerose sono le soluzioni studiate specificatamente per gli anziani e per facilitare il lavoro di chi se ne prende cura: sensori e braccialetti intelligenti che monitorano la postura e identificano eventuali cadute, sistemi automatici di identificazione di possibili nuove patologie o di monitoraggio di quelle in corso, app per smarthphone e tablet che favoriscono una maggiore aderenza al trattamento farmacologico, e sistemi che fanno uso della gamification per favorire la riabilitazione. Nuove soluzioni, come le terapie digitali &ndash; strumenti software in grado di somministrare terapie comportamentali a fini di prevenzione o cura &ndash; promettono inoltre significativi cambiamenti nell&rsquo;assistenza a pazienti non pi&ugrave; autosufficienti e con bisogni di cura a lungo termine, soprattutto per caregiver familiari che spesso non sono adeguatamente preparati. In particolare, i dispositivi mobili, grazie alla loro ampia diffusione e maggior semplicit&agrave; di utilizzo rispetto ai personal computer, aiutano l&rsquo;impostazione e la pianificazione della terapia farmacologica, fungono da promemoria, e permettono di accedere rapidamente a contenuti formativi e informativi sulla salute e sulle diverse patologie, e di comunicare a distanza con altri familiari coinvolti nella cura o con gli operatori sanitari.<br>Tuttavia, affinch&eacute; tali strumenti possano trovare una reale applicazione &egrave; necessaria una validazione scientifica, ad oggi ancora carente, mediante la conduzione di sperimentazioni cliniche che facciano uso di una metodologia di ricerca rigorosa.</p>
<p><span>Invecchiamento, fragilit&agrave;, decadimento cognitivo: il difficile ruolo del caregiver, che nell&rsquo;86% dei casi &egrave; donna</span></p>
<p>Secondo l&rsquo;ultima analisi dell&rsquo;Istat, che fa riferimento solo alle forme di assistenza fornite per problemi circoscritti a salute e invecchiamento, in media il 17.4% della popolazione, pari ad oltre 8.5 milioni di italiani, &egrave; caregiver: un esercito silenzioso di persone, spesso anch&rsquo;esse anziane, rappresentato per la maggior parte da donne. L&rsquo;indagine Ipsos-Farmindustria del 2018 ha documentato come quasi 9 donne su 10 del campione intervistato ricoprano questo ruolo con diversi gradi di intensit&agrave;, in un terzo dei casi senza aiuti e con un alto tasso di insoddisfazione a causa delle difficolt&agrave; a conciliare questo compito con le necessit&agrave; della famiglia, i propri spazi e interessi personali nonch&eacute; gli impegni professionali. L&rsquo;associazione del ruolo di caregiver al genere femminile affonda le proprie radici in un retaggio culturale e in un contesto sociale fortemente connotato nel nostro Paese, anche se sono sempre pi&ugrave; numerosi gli uomini che affiancano le proprie partner o che sono in prima linea. Ci&ograve; che cambia &egrave; l&rsquo;approccio verso il malato: l&rsquo;uomo ha un atteggiamento pi&ugrave; pragmatico teso alla risoluzione dei problemi, mentre la donna &egrave; pi&ugrave; emotiva ed empatica.</p>
<p>Indipendentemente dal genere di appartenenza, il ruolo di caregiver rappresenta un compito ad alto &ldquo;costo&rdquo;, considerato il peso dell&rsquo;impegno e della responsabilit&agrave; che inevitabilmente si ripercuote sulla salute fisica e psichica e sulla quotidianit&agrave;, investendo le relazioni affettive, la vita sociale e la sfera lavorativa, un carico pesante, gravato dalla difficolt&agrave; di conciliarlo con emozioni come il senso di inadeguatezza o di colpa, la solitudine, la rabbia. Diverse ricerche hanno evidenziato come ci&ograve; porti spesso il caregiver a trascurare la propria salute, fino a sviluppare la sindrome del burnout, uno stato di esaurimento emotivo, che pu&ograve; portarlo perfino ad avvertire un senso di fastidio nei confronti della persona assistita, che si aggrava nei casi in cui il paziente accudito &egrave; affetto da patologie come demenze e disturbi psichici, su cui a tutt&rsquo;oggi pesa uno stigma sociale.</p>
<p>Nella popolazione anziana ultrasessantacinquenne dei Paesi occidentali le malattie neurodegenerative rappresentano la quarta causa di morte; la loro diffusione &egrave; in costante crescita quale conseguenza dell&rsquo;allungamento dell&rsquo;aspettativa di vita. In Italia circa l&rsquo;80% delle persone colpite da demenza sono assistite a casa da familiari, i quali svolgono gratuitamente una preziosa attivit&agrave; di assistenza, attivit&agrave; non riconosciuta nel nostro Paese dal punto di vista previdenziale, sanitario e assicurativo. Esiste un Fondo dedicato, istituito con la legge di bilancio 2018 per &ldquo;la copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell&rsquo;attivit&agrave; di cura non professionale del caregiver familiare&rdquo; ma, di fatto, le risorse non sono disponibili perch&eacute; manca una normativa a sostegno: ad oggi si attende ancora l&rsquo;esito dell&rsquo;iter parlamentare del testo unificato &ldquo;Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno del caregiver familiare&rdquo; che raccoglie le diverse proposte di legge.</p>
<p><span>Fonte</span>:&nbsp;<a href="https://bit.ly/2nMNObu" target="_blank">Daiichi Sankyo Italia</a></p>
<p><span>Daiichi Sankyo</span><br>Daiichi Sankyo &egrave; un Gruppo attivamente impegnato nello sviluppo e nella diffusione di terapie farmaologiche innovative con la mission di migliorare gli standard di cura a livello globale e di colmare i diversi bisogni dei pazienti ancora non soddisfatti, grazie ad una ricerca scientifica e una tecnologia di prima classe. Con pi&ugrave; di 100 anni di esperienza scientifica e una presenza in pi&ugrave; di 20 Paesi, Daiichi Sankyo e i suoi 15.000 dipendenti in tutto il mondo, possono contare su una ricca eredit&agrave; di innovazione e una valida linea di farmaci promettenti per aiutare le persone. Oltre a mantenere il suo solido portafoglio di farmaci per il trattamento delle malattie cardiovascolari, e con la Vision del Gruppo al 2025 di diventare una &ldquo;Global Pharma Innovator con vantaggi competitivi in area oncologica&rdquo;, Daiichi Sankyo &egrave; impegnata nella ricerca di nuove terapie oncologiche e in altre aree terapeutiche incentrate su malattie rare e disordini immunitari.<br>Per maggiori informazioni visita il sito&nbsp;<a href="http://www.daiichi-sankyo.it/">http://www.daiichi-sankyo.it</a></p>
<p><span>Contatti</span><br><span>Daiichi Sankyo</span><br>Elisa Porchetti<br>Tel.+39 0685255-202<br>elisa.porchetti@daiichi-sankyo.it</p>
<p>Valeria Carbone Basile<br>Tel: +39 339 1704748<br>valeria.carbonebasile@gmail.com</p>
<p><span>Onda</span><br>Federica Rossi<br>Tel +39 02 29015286<br>f.rossi@ondaosservatorio.it</p>
<p><span>ONDA</span><br><em>Onda dal 2005 si propone come modello innovativo di attenzione alla salute femminile, declinando il proprio impegno nelle diverse fasi che caratterizzano la vita della donna, in tutte le fasce di et&agrave;. L&rsquo;obiettivo &egrave; di promuovere una cultura della salute di genere a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale per garantire alle donne il diritto alla salute secondo principi di equit&agrave; e pari opportunit&agrave;. L&rsquo;Osservatorio ha creato oltre ai Bollini RosaArgento anche il network Bollini Rosa che conta 306 ospedali che prestano attenzione specifica alle patologie femminili.</em></p><p>URL del Link: <a href="http://bit.ly/2nXSyej">http://bit.ly/2nXSyej</a></p>]]></description>
	<dc:creator>media4health</dc:creator>
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