<?xml version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" >
<channel>
	<title><![CDATA[MSNI: Monsignor Gianni Carrù: Quel volto rimanda alla fine dei tempi]]></title>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/44447/monsignor-gianni-carr-quel-volto-rimanda-alla-fine-dei-tempi</link>
	<description><![CDATA[]]></description>
	
	<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/44447/monsignor-gianni-carr-quel-volto-rimanda-alla-fine-dei-tempi</guid>
	<pubDate>Fri, 04 Nov 2016 19:05:10 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/44447/monsignor-gianni-carr-quel-volto-rimanda-alla-fine-dei-tempi</link>
	<title><![CDATA[Monsignor Gianni Carrù: Quel volto rimanda alla fine dei tempi]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>&ldquo;Solo a partire dal IV secolo nell&rsquo; iconografia cristiana si trovano immagini caratterizzate di Ges&ugrave;&rdquo;, racconta Monsignor Giovanni Carr&ugrave;, Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, che continua :&ldquo;Prima di allora, sia in pittura, sia in scultura, sia in mosaico, sia nelle arti minori, il Cristo assume le giovani sembianze di un uomo imberbe, dall&rsquo; acconciatura corta e composta, dai tratti appena evidenti, dallo sguardo poco vivace. Tutto questo dipende dalla volont&agrave; dell&rsquo;artefice di concentrare l&rsquo;attenzione sulla dinamica dell&rsquo;azione, relativa specialmente ai miracoli&hellip;&rdquo;</em></p>
<p><img src="https://www.dailyfocus.net/wp-content/uploads/2016/11/Giovanni-Carr%C3%B9-Quel-volto-rimanda-alla-fine-dei-tempi.jpg" alt="Giovanni Carr&ugrave; Quel volto rimanda alla fine dei tempi" style="border: 0px;"></p>
<p>Solo a partire dal IV secolo nell&rsquo; iconografia cristiana si trovano immagini caratterizzate di Ges&ugrave;<br>Quel volto rimanda alla fine dei tempi<br>di Giovanni Carr&ugrave;</p>
<p>Le pi&ugrave; antiche manifestazioni figurative paleocristiane che prendono avvio nei primi anni del III secolo, non ci consegnano vere e proprie fisionomie ritrattistiche dei principali personaggi, che animano le scene dell&rsquo;Antico e del Nuovo Testamento. I volti di queste figure propongono tratti molto anonimi e essenziali, riconducibili alla tendenza semplificativa dell&rsquo;arte tardo antica.</p>
<p>I profeti, i patriarchi e i protagonisti dell&rsquo;Antico Testamento hanno sembianze, spesso, riconducibili a persone anziane e mostrano le caratteristiche dei volti ispirati e consapevoli del loro ruolo nell&rsquo;ambito del piano salvifico divino. Anche i personaggi del Nuovo Testamento non dimostrano fisionomie specifiche e, per quanto riguarda il Cristo &ndash; che pure appare, sin dalle prime espressioni artistiche della tarda antichit&agrave; &ndash; questi presenta le peculiarit&agrave; di un giovane inespressivo e reso peculiare e riconoscibile solo dal contesto e dalla gestualit&agrave;. Lo riconosciamo, cio&egrave;, perch&eacute; impone le mani sulla testa degli infermi o perch&eacute; leva la destra, nel gesto della parola, quando colloquia con la samaritana al pozzo o, infine, quando impugna la virga, per far risorgere Lazzaro, per moltiplicare i pani o per tramutare in vino l&rsquo;acqua di Cana.</p>
<p>In tutti questi casi, sia in pittura, sia in scultura, sia in mosaico, sia nelle arti minori, il Cristo assume le giovani sembianze di un uomo imberbe, dall&rsquo; acconciatura corta e composta, dai tratti appena evidenti, dallo sguardo poco vivace. Tutto questo dipende dalla volont&agrave; dell&rsquo;artefice di concentrare l&rsquo;attenzione sulla dinamica dell&rsquo;azione, relativa specialmente ai miracoli e, dunque, agli eventi augurali nei confronti del defunto, i familiari del quale, commissionando le diverse scene, vogliono proporre, come paradigma di salvezza, un significativo ed eloquente exemplum neotestamentario e cristologico.<br>Anche al tempo della tolleranza, quando l&rsquo;arte cristiana vive una stagione fervida e ricca di manifestazioni, il Cristo mantiene l&rsquo;anonima e inespressiva fisionomia dell&rsquo;immagine santa, sospesa in un&rsquo;atmosfera tesa e simbolica, creata da uno sfondo neutro e animata da poche, essenziali figure.</p>
<p>Dobbiamo attendere la fine del IV secolo per incontrare le prime effigi caratterizzate del Cristo. Il pi&ugrave; antico esempio riferibile all&rsquo; ultimo quarto del secolo, si staglia al centro del soffitto del cubicolo dell&rsquo;ufficiale dell&rsquo;Annona Leone, nelle catacombe romane di Commodilla. Il busto del Cristo &egrave; inserito in un cassettonato stellato e mostra le caratteristiche fisionomiche di un adulto dai lunghi capelli, scriminati al centro della fronte, e dalla barba incolta. Le lettere apocalittiche alfa e omega, disposte ai lati, suggeriscono che il Cristo qui dipinto allude alla sua seconda venuta, alla Parus&igrave;a, che si consuma alla fine dei tempi. Si tratta di un volto estremamente intenso nell&rsquo; espressione e ispirato, per tipologia, ai volti dei filosofi, dei pensatori, dei saggi del passato.</p>
<p>Le stesse peculiarit&agrave; interessano l&rsquo;immagine assisa al centro di una volta affrescata in un monumentale cubicolo delle catacombe dei Santi Pietro e Marcellino sulla via Labicana. Questo maestoso affresco sembra imitare la decorazione monumentale di un edificio di culto del sopraterra, forse della basilica circiforme, annessa al mausoleo costruito dall&rsquo; imperatore Costantino, ma usato per la sepoltura della madre Elena. Purtroppo l&rsquo;alzato della basilica non si &egrave; conservato, ma non &egrave; escluso che esso accogliesse una decorazione molto simile a quella ancora conservata e restaurata recentemente dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.</p>
<p>L&rsquo; affresco, come si diceva, situa, al centro, un severo Cristo maestro, vestito di tunica e pallio purpurei, colto mentre legge un volume aperto e, con la destra, assume il gesto della parola. Egli &egrave; seduto su un grande sgabello, su cui &egrave; poggiato un cuscino pure purpureo e poggia i piedi su un suppedaneo. Ai suoi lati acclamano i principi degli apostoli, mentre, in basso, i martiri Pietro e Marcellino, Tiburzio e Gorgonio si rivolgono al Salvatore, situandosi accanto all&rsquo; agnello mistico, posto sul monte da cui sgorgano i quattro fiumi paradisiaci. Il volto di Cristo nimbato mostra, ai lati, le lettere apocalittiche e propone la consueta fisionomia ieratica, barbata, con i capelli sciolti, secondo una tipologia che informer&agrave; gli schemi delle icone bizantine.</p>
<p>Siamo nei primi anni del V secolo e, ormai, il volto del Cristo ha abbandonato quei tratti efebici e infantili delle rappresentazioni primitive e prepara l&rsquo;iconografia del Volto santo, che sar&agrave; oggetto di venerazione in tutto l&rsquo;ecumene cristiano, adeguando i caratteri del volto a quell&rsquo; atteggiamento severo e ipnotico del Salvatore, considerato e proiettato nell&rsquo; aura luminosa della Parus&igrave;a, che caratterizzer&agrave; la tipologia sindonica dell&rsquo;icona del Cristo.</p>
<p><strong>Fonte</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://it.radiovaticana.va/storico/2012/04/07/oggi_su_losservatore_romano/it1-578180">RadioVaticana.it</a></p>
<div>&nbsp;</div><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2fmB83l">https://bit.ly/2fmB83l</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
</item>

</channel>
</rss>