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	<title><![CDATA[MSNI: Monsignor Gianni Carrù, corpo mistico al tempo delle catacombe]]></title>
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	<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 19:40:27 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Monsignor Gianni Carrù, corpo mistico al tempo delle catacombe]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Attorno ai sepolcri martiriali, recuperati durante il Pontificato di Papa Damaso (366-384), si sviluppa immediatamente una forma esponenziale di venerazione, che produce come effetto immediato la creazione di aree cimiteriali estremamente concentrate, definite retrosanctos.</em></p>
<p><em>Monsignor Giovanni Carr&ugrave;, Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, tratta in questo articolo come questi sepolcri, e tutte le pratiche intorno ad essi, siano stati importanti per i cristiani delle origini, che desideravano essere sepolti il pi&ugrave; vicino possibile alla tomba del martire, e come siano stati il fondamento del concetto della &ldquo;comunione dei santi&rdquo;, che caratterizzer&agrave; il pi&ugrave; maturo pensiero cristiano.</em></p>
<h1><img src="https://www.dailyfocus.net/wp-content/uploads/2016/10/Giovanni-Carr%C3%B92.jpg" alt="Giovanni Carr&ugrave;" width="300" height="400" style="border: 0px;"></h1>
<p><em>La concezione del corpo mistico al tempo delle catacombe</em><br>Fianco a fianco alla ricerca della pace<br>di Giovanni Carr&ugrave;</p>
<p>Il concetto di santit&agrave; nella civilt&agrave; paleocristiana prevede un processo lento e capillare, che si muove dall&rsquo; et&agrave; apostolica, ma che trova la sua definizione soltanto nel corso del IV secolo, specialmente dal tempo della tolleranza religiosa, inaugurata da Costantino e, in particolare, durante il pontificato di Papa Damaso (366-384) che &ndash; dopo aver recuperato un cospicuo numero di sepolcri martiriali nel suburbio romano &ndash; li dota di organismi architettonici suggestivi, ma estremamente sobri, per quanto riguarda la monumentalit&agrave;, e di solenni epigrammi, che evocano le gesta dei campioni della fede, in maniera enfatica e retorica.</p>
<p>Attorno a queste tombe si sviluppa immediatamente una forma esponenziale di venerazione, che produce come effetto immediato la creazione di aree cimiteriali estremamente concentrate, definite retrosanctos. Tali sepolcreti dimostrano come i cristiani delle origini desiderino essere sepolti il pi&ugrave; vicino possibile alla tomba del martire, con la convinzione che, al momento della resurrezione, sarebbe stata mantenuta, nel mondo paradisiaco, questa particolare vicinanza.</p>
<p>Il fenomeno provoc&ograve; veri e propri sconvolgimenti nelle aree circostanti le tombe martiriali, con la creazione, in qualche caso, di basiliche cimiteriali, sia nella zona ipogea delle catacombe, sia nell&rsquo; area sopratterra. Queste basiliche ad corpus divengono santuari molto ambiti dai pellegrini che, specialmente nei secoli dell&rsquo;alto medioevo, diedero luogo a una &ldquo;venerazione continuata&rdquo; dei sacri sepolcri.<br>Una documentazione letteraria molto preziosa di questo instancabile pellegrinaggio &egrave; rappresentata dagli Itinerari medievali, come la Notitia ecclesiarum e il De locis, due testi riferibili al VII secolo che, in forma molto sintetica, elencano i santuari martiriali romani pi&ugrave; importanti, che il devoto, giunto a Roma, dopo viaggi estenuanti, doveva visitare. Il tipo di venerazione comportava gesti rapidi, ma significativi, nel senso che i pellegrini inserivano nelle transenne che proteggevano le tombe dei martiri piccoli pezzi di stoffa (brandea e palliola) per &ldquo;santificarli&rdquo; e per avere, quale memoria del pellegrinaggio, una sorta di ricordo di quel viaggio in cui si &egrave; praticato il sacro gesto dell&rsquo; ex contactu.</p>
<p>Un altro segnale molto prezioso per gli archeologi e per gli storici che vogliono ricostruire la storia del pellegrinaggio, &egrave; rappresentato dall&rsquo; uso di lasciare lungo gli itinera ad sanctos e attorno alle tombe dei martiri semplici e sintetici graffiti che ricordano il passaggio dei devoti. Queste scritte, talora autografe, altre volte realizzate presumibilmente dai preposti al santuario, ricordano esclusivamente i nomina dei pellegrini o anche il refrigerium, ossia il pasto organizzato in onore del martire, secondo un uso che abbraccia anche le commemorazioni del dies natalis, ovvero del giorno della morte dei defunti ordinari.</p>
<p>Tutte queste pratiche avvicinano i fedeli al martire secondo un rapporto sempre pi&ugrave; confidenziale e regolano un processo di intercessione, ma anche di &ldquo;amicizia&rdquo; con i santi, la quale anticipa quel largo concetto della &ldquo;comunione dei santi&rdquo;, che caratterizzer&agrave; il pi&ugrave; maturo pensiero cristiano.</p>
<p>La vicinanza con i martiri e con i santi, d&rsquo; altra parte, si riflette anche nell&rsquo; arte delle catacombe e, in particolar modo, nella pittura cimiteriale. Alcuni affreschi, infatti, mostrano i defunti &ldquo;fianco a fianco&rdquo; del Cristo, dei principi degli apostoli e dei martiri. Molto significativa risulta, a questo proposito, una pittura da riferire agli esordi del VI secolo, rinvenuta nella catacomba napoletana di San Gennaro, che mostra le defunte Cominia e Nicatiola, atteggiate come oranti, a fianco di san Gennaro, il quale presiede questo piccolo consesso, ambientato nell&rsquo; aldil&agrave;, illuminato dai ceri, quasi per sconfiggere le tenebre delle catacombe.</p>
<p>Anche l&rsquo;epigrafia ci parla, in qualche caso, della beatitudine vissuta in compagnia dei santi. E anzi, nella piccola catacomba di Santa Cristiana a Bolsena, per una ventina di volte incidono sulle lastre funerarie la suggestiva formula pax tibi cum sanctis, un augurio che riflette una condizione paradisiaca vissuta dai defunti della citt&agrave; laziale di Volsinii in compagnia di tutti i santi. I cristiani Maecius, Secunda, Alexandra, Valeria, Aurelia, Marthana, Marcia, Sapricia, Decimila, Mettia Navigia, Aelius, Lampadia, Cristina, sono ricordati nei tituli funerari attraverso pochi dati anagrafici, ma tutti sono accomunati dall&rsquo; augurio commovente dei familiari che, per loro, invocano, in maniera quasi ossessionante, pax tibi cum sanctis.</p>
<p>La formula rivela una convinzione religiosa semplice ma profonda di una comunit&agrave; impegnata in un &ldquo;percorso di fede&rdquo;, che accompagna il cristiano lungo il cammino che dal battesimo lo conduce verso la resurrezione finale, in perfetta coerenza con le coordinate suggerite dal Papa nel Motu proprio che promuove l&rsquo;Anno della fede.</p>
<p><strong>Fonte</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.dailyfocus.net/monsignor-gianni-carru-i-tre-magi-erano-quattro-o-forse-anche-di-piu/" target="_blank">Daily Focus</a></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2eNqL6I">https://bit.ly/2eNqL6I</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
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