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	<title><![CDATA[MSNI: Link di PowerZine]]></title>
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	<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 12:41:56 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[PowerZine: Intervista a Chicco Testa sulle Rinnovabili]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Dalle rinnovabili alla strategia energetica del governo Renzi, dal ruolo dell&rsquo;Europa nel negoziato COP21 al confronto Assoelettrica-assoRinnovabili: la redazione di PowerZine intervista Chicco Testa. In un suo editoriale su Assoelettrica di fine agosto analizzava il contributo fondamentale e stabile che le fonti convenzionali hanno apportato in un&rsquo;estate particolarmente calda. Eppure il comparto si trova ormai da anni in una fase di profonda crisi di sovracapacit&agrave;. Come uscire da questo corto circuito? Bisogna innanzitutto sfatare un&rsquo;incomprensione di fondo: non vi &egrave; nessuna incompatibilit&agrave; tecnologica tra fonti rinnovabili e termoelettrico nella produzione di elettricit&agrave;, entrambe possono e devono giocare un ruolo nel mix energetico. Certamente esistono delle caratteristiche strutturali, laddove le prime sono interrompibili, le altre garantiscono la certezza della fornitura. E d&rsquo;altro canto le differenze esistono anche dal punto di vista della loro gestione, visto che le rinnovabili godono di meccanismi incentivanti. Se ci soffermiamo ad analizzare i dati di Terna di luglio notiamo che eolico e idroelettrico hanno contribuito ben poco alla soddisfacimento della domanda elettrica, mentre il solare ha risposto molto bene, ma solo fino alle 18. Per il resto &egrave; stato il termoelettrico a gestire la stragrande maggioranza della richiesta verificatasi anche nelle ore notturne. Queste differenze di fondo vanno risolte in una logica di meccanismi di mercato che creino una confluenza tra sistemi di remunerazione del termoelettrico e incentivazione delle rinnovabili. Per questo, affiancare il mercato dell&rsquo;energia al mercato della capacit&agrave; &egrave; doveroso, in particolare per un Paese come il nostro, a bassa percentuale di interscambio elettrico con l&rsquo;estero e che deve quindi garantirsi un&rsquo;energia stabile e costante. Ad un anno dalla nomina della nuova Commissione europea, molte iniziative e annunci sono stati fatti sul fronte energetico-climatico. Come si sta muovendo l&rsquo;Europa in vista dei negoziati sulla COP21? Sono convinto del fatto che in questo difficile negoziato l&rsquo;Europa abbia un ruolo molto rilevante e che di questo vi sia molta consapevolezza da parte di tutti i governi che la compongono. E tuttavia, per quanto importante, sar&agrave; comunque minoritario, in termini di contributo effettivo, rispetto al potenziale di Cina, India e USA in primis. Ritengo che per l&rsquo;Europa a questo punto sia molto meglio concentrare gli sforzi per giungere ad accordi vincolanti con questi Stati, piuttosto che fare belle ma solitarie fughe in avanti, ponendosi traguardi ambiziosi ma che comportano grossi sacrifici a fronte dell&rsquo;ottenimento di obbiettivi globali molto modesti nell&rsquo;abbattimento delle emissioni di CO2. Bisogna che si introduca maggiore flessibilit&agrave; nell&rsquo;applicazione dei meccanismi introdotti come l&rsquo;ETS e questo pu&ograve; essere fatto solo non imponendo in maniera vincolante limiti su una tecnologia piuttosto che un&rsquo;altra. Le rinnovabili hanno visto una fase di fortissimo sviluppo, una parabola ascendente che ora sembra si stia normalizzando. Come sta reagendo il mercato? Il mercato delle rinnovabili ha sempre potuto contare su un rendimento atteso piuttosto prevedibile grazie al meccanismo degli incentivi. Oggi, mutato l&rsquo;approccio del legislatore, le iniziative di ristrutturazione finanziaria (e quindi acquisizioni, fusioni, vendite di asset) stanno prevalendo sulle iniziative di carattere industriale. &Egrave; una fase di forte ripensamento del comparto. L&rsquo;Europa ha molto investito sulle rinnovabili in questi anni, ma ora il contesto &egrave; cambiato e le rinnovabili esse devono mettersi alla prova del mercato e della grid parity per produrre energia a livelli concorrenziali. Un&rsquo;interessante prospettiva di sviluppo per le rinnovabili, ma non solo, potrebbe essere quella dell&rsquo;autoconsumo. Come considera possa evolvere questo fenomeno da qui ai prossimi anni e come ci&ograve; dovrebbe andare ad integrarsi con i costi di mantenimento della rete? S&igrave;, l&rsquo;autoconsumo &egrave; certamente un terreno molto interessante, in particolare per le rinnovabili. E tuttavia personalmente non credo ad un futuro composta da tante di &ldquo;isole&rdquo; indipendenti fra loro. Credo invece, e molto, ad un sistema nel quale produttori e consumatori collaboreranno sempre pi&ugrave; nel costruire sistema efficiente che risponda con corretti segnali di prezzo. La rete centrale, che avr&agrave; sempre pi&ugrave; una funzione di backup e &ldquo;scambiatore&rdquo; &egrave; evidentemente che rester&agrave; sempre un elemento necessario anche per chi autoconsuma, per cui credo che tutti debbano contribuire al suo funzionamento a seconda del proprio impiego di potenza. Nei mesi scorsi &egrave; emersa l&rsquo;ipotesi di un unico futuro associativo per Assoelettrica e assoRinnovabili. Il confronto procede? S&igrave;. Stiamo cominciando a valutare pi&ugrave; nel concreto una possibile integrazione tra le due realt&agrave;, lavorando su tre direttrici: le linee &ldquo;programmatiche&rdquo;, il modello di governance e i costi dell&rsquo;ipotetica nuova associazione. Vedremo come proseguiranno i confronti, di certo questo passaggio richiede tempo, ma la strada &egrave; tracciata. Chiudiamo con la politica. Come giudica in generale l&rsquo;operato del governo sul fronte energetico? Apprezzo in generale la linea di indirizzo impressa nel cercare di restituire al mercato dei criteri di selezione e di misurazione dell&rsquo;efficienza. Al di l&agrave; dei singoli provvedimenti, sui quali sarebbe necessario scendere nel dettaglio, sono convinto che la strada sia quella giusta perch&eacute; quando prevalgono logiche diverse il rischio, come abbiamo visto, &egrave; che si creino i presupposti per meccanismi distorsivi o &ldquo;bolle&rdquo; industriali. FONTE: PowerZine</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1LjPUmj">https://bit.ly/1LjPUmj</a></p>]]></description>
	<dc:creator>PowerZine</dc:creator>
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	<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 17:18:50 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/37045/smaltimento-pannelli-fotovoltaici-rapporto-cobat-2014</link>
	<title><![CDATA[Smaltimento Pannelli Fotovoltaici, Rapporto Cobat 2014]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il&nbsp;<strong>Rapporto del Consorzio Cobat</strong>&nbsp;per il 2014 permette di fare il punto sulla situazione in Italia nella gestione di rifiuti di particolare necessit&agrave; di raccolta e trattamento e di cogliere anche i trend di cicli produttivi e di sviluppo per talune tecnologie.</p>
<p>Il Consorzio &egrave; attualmente il&nbsp;<strong>Sistema di raccolta e riciclo di pile e accumulatori</strong>&nbsp;pi&ugrave; rappresentativo in Italia, sia per esperienza che per quote di mercato, in quanto rappresenta quasi il 55% dell&rsquo;immesso al consumo nel settore degli accumulatori industriali e per veicoli e quasi il 30% nel settore delle pile e degli accumulatori portatili.</p>
<p>Come si legge nel documento, presentato il 21 maggio a Roma, il 2014 &egrave; stato per Cobat di grande importanza per la&nbsp;<strong>gestione dei RAEE</strong>, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.</p>
<p>Al Consorzio, infatti, hanno aderito&nbsp;<strong>Produttori di AEE</strong>&nbsp;di importanza internazionale, determinando un aumento considerevole della propria quota di immesso sul mercato. I Centri di Raccolta su cui ha operato Cobat sono passati da 44 nel 2013 a 777 nel 2014, con un conseguente notevole aumento della raccolta dai 105.983 kg del 2013 ai 7.519.568 kg del 2014: una crescita da un anno all&rsquo;altro di oltre 70 volte.</p>
<h3><strong>I PANNELLI FOTOVOLTAICI FUORI USO: DAI 22 MILA KG DEL 2013 AI 70 MILA NEL 2014</strong></h3>
<p>Con un focus molto interessante sulla gestione dei&nbsp;<strong>pannelli fotovoltaici</strong>&nbsp;il cui ciclo di vita si &egrave; esaurito o i cui moduli erano fallati in produzione, si apprende che i numeri essi sono triplicati tra i 22.500 kg del 2013 e i 70.000 kg del 2014.</p>
<p>Tale incremento &ndash; suggerisce lo stesso Consorzio &ndash; deve far riflettere sull&rsquo;imminenza di dover ormai&nbsp;<strong>fronteggiare l&rsquo;obsolescenza dei moduli a fine vita</strong>&nbsp;derivanti da installazioni di venti anni fa e destinati inevitabilmente a crescere in futuro.</p>
<p>Dimostrando una particolare sensibilit&agrave; per la gestione di questa tipologia di apparecchiature, nel 2011 Cobat aveva gi&agrave; strutturato la&nbsp;<strong>prima filiera italiana per la raccolta e il riciclo dei moduli fotovoltaici giunti a fine vita</strong>, anticipando la&nbsp;<strong>Direttiva Europea 2012/19/UE sui RAEE</strong>, recepita in Italia con il&nbsp;<em>D.Lgs. 49/2014</em>, con cui i moduli fotovoltaici vengono formalmente annoverati tra le apparecchiature elettriche ed elettroniche.</p>
<p>L&rsquo;attivazione della prima filiera di gestione dei moduli fotovoltaici a fine vita &egrave; avvenuta in previsione della successiva emanazione del&nbsp;<strong>IV&deg; e V&deg; Conto Energia</strong>, ai sensi dei quali, per l&rsquo;ottenimento degli incentivi, i Produttori e Importatori dei moduli dovevano aderire a un Sistema di raccolta e trattamento formalmente riconosciuto dal&nbsp;<strong>Gestore dei Servizi Energetici (GSE)</strong>. Dopo aver ricevuto dal GSE l&rsquo;idoneit&agrave; allo svolgimento del servizio, Cobat &egrave; andato posizionandosi come primo Sistema nazionale in termini di quote di mercato.</p>
<h3><strong>RICERCA E SVILUPPO NEL TRATTAMENTO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI</strong></h3>
<p>Rimanendo sempre sulla&nbsp;<strong>tecnologia fotovoltaica</strong>, in ambito Ricerca e Sviluppo Cobat ha portato a termine con l&rsquo;<strong>ENEA</strong>&nbsp;uno studio sperimentale sui rischi legati al rilascio di elementi metallici pericolosi derivanti dal mancato avvio al riciclo dei pannelli fotovoltaici esausti. La ricerca dimostra come i pannelli in silicio cristallino abbiano un impatto ambientale dimezzato rispetto a quelli a film sottile degli anni &lsquo;80-&rsquo;90, il cui potenziale inquinante risulta addirittura crescente nel tempo.</p>
<p>Inoltre lo scorso anno il Consorzio ha avviato uno studio di fattibilit&agrave; con l&rsquo;<strong>Istituto di Chimica dei Composti Organometallici (ICCOM)</strong>&nbsp;del&nbsp;<strong>CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong>&nbsp;per sperimentare una tecnologia affidabile per il trattamento degli accumulatori al litio esausti e il recupero dei loro componenti metallici, sempre pi&ugrave; presenti nei nostri pc, tablet, smartphone ma anche nelle vetture ibride ed elettriche.</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1JowJaK">https://bit.ly/1JowJaK</a></p>]]></description>
	<dc:creator>PowerZine</dc:creator>
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