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	<title><![CDATA[MSNI: Link di Fabrizio Del Dongo]]></title>
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	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Mon, 13 Jun 2016 11:47:18 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Il grande tennis torna in Umbria con Blue Panorama]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Da anni Blue Panorama ha sposato con Franco Pecci il tennis umbro e anche quest&rsquo;anno si rinnova il forte legame tra l&rsquo;Umbria e il grande tennis. Sono stati presentati ufficialmente i tornei Challenger ATP Internazionali di Tennis Citt&agrave; di Perugia Blue Panorama Tennis Cup (11-19 giugno) ed Internazionali di Tennis dell'Umbria Distal ITR Group Tennis Cup di Todi (2-10 luglio) oltre al torneo ITF Internazionali di Tennis Citt&agrave; di Gubbio (16-24 luglio).</p>
<p>L&rsquo;organizzatore &ndash; &ldquo;Gli anni passano veloci - ha detto Marcello Marchesini, presidente di MEF Tennis Events che organizza le tra rassegne -, ma la passione aumenta e siamo felicissimi di portare in Umbria tanti campioni ed al tempo stesso di promuovere il territorio. Grazie alle istituzioni ed agli sponsor, fondamentali per la perfetta riuscita di questi eventi che avranno anche delle cornici di solidariet&agrave; e di spettacolo proprio per coinvolgere maggiormente le citt&agrave;. A Perugia e Todi si aggiunge quest'anno Gubbio, da sempre citt&agrave; affamata di tennis con un torneo del circuito ITF, non meno importante dei Challenger ATP visto che tanti campioni sono passati per rassegne di questo genere. Insomma, la nostra regione &egrave; l'unica in Italia ad organizzare tre tornei professionistici, c'&egrave; di che essere soddisfatti&rdquo;.</p>
<p>Grandi nomi a Perugia &ndash; Il primo in ordine di tempo sar&agrave; il Challenger di Perugia, con Francesco Cancellotti confermato direttore tecnico del torneo: &ldquo;Abbiamo una entry list davvero prestigiosa, con Simone Bolelli, Marco Cecchinato e Thomas Fabbiano tra gli azzurri pi&ugrave; in vista e il brasiliano Rogerio Dutra Silva nr.85 al mondo, poi tanti giocatori nei primi 200. La location del Tennis Club Perugia ė bellissima e siamo sicuri che anche quest'anno gli appassionati si divertiranno&rdquo;. &ldquo;Il capoluogo &egrave; sempre pi&ugrave; coinvolto in questa manifestazione - ha aggiunto l'assessore al Comune di Perugia, Emanuele Prisco. Questa sinergia tra MEF Tennis Events, Tennis Club Perugia ed amministrazione &egrave; fortissima e mi auguro che negli anni il Challenger di Perugia diventi un punto di riferimento di assoluto livello&rdquo;.</p>
<p>Parola di sponsor &ndash; Da anni la Blue Panorama Airlines ha sposato il tennis umbro, &ldquo;e con grande piacere proseguiamo nella collaborazione in cui abbiamo creduto da subito - ha riferito l'amministratore delegato dell'azienda Giancarlo Zeni -. Un bel sodalizio che ci riempie di soddisfazione&rdquo;.</p>
<p>Todi la conferma, Gubbio la novit&agrave; &ndash; A Todi sar&agrave; il decennale degli Internazionali dell'Umbria, &ldquo;evento che negli anni &egrave; stato capace di coinvolgere la citt&agrave; - ha riferito il sindaco della citt&agrave; di Jacopone, Carlo Rossini - e di promuovere il territorio, un fattore di importanza assoluta. E quindi come al solito saremo vicini all'organizzazione perch&eacute; crediamo fortemente in questo evento&rdquo;. Nel 2016, come detto, Gubbio si aggiunge a Perugia e Todi, &ldquo;con stimoli importanti perch&eacute; la nostra citt&agrave; da sempre &egrave; appassionata di questo sport e vanta delle tradizioni importanti - ha chiosato quindi l'assessore del Comune eugubino Nello Fiorucci - grazie a Marcello Marchesini che ci ha dato la possibilit&agrave; di unirci a questo bel circuito con Perugia e Todi, il Ct Gubbio gi&agrave; freme per questo appuntamento davvero rilevante&rdquo;. Insomma, il countdown &egrave; gi&agrave; partito e gli amanti del tennis non vedono l'ora di gustare le gesta dei campioni.</p>
<p>Gli eventi collegati &ndash; Come si sa il tennis va anche a braccetto con il glamour e il mondo dello spettacolo. Ecco allora che marted&igrave; 14 giugno, nella meravigliosa e suggestiva Sala Podiani di Palazzo dei Priori, si svolger&agrave; la cena di gala del Challenger ATP Citt&agrave; di Perugia. In questa occasione saranno premiati Gianluca Brozzetti, noto manager e Brunangelo Falini, ematologo di fama internazionale, che riceveranno il premio &ldquo;Racchette d'Eccezione&rdquo; istituito dal comitato organizzato del torneo per premiare due personalit&agrave; della citt&agrave; che si sono distinte nei loro ambiti e che da sempre, sono legati al mondo del tennis. Quattro giorni prima il centrale Luigi Guerrieri del Tennis Club Perugia far&agrave; da cornice all'evento spettacolo con protagonista Giobbe Covatta, evento che inaugurer&agrave; ufficialmente il torneo Challenger Atp Citt&agrave; di Perugia, visto che il giorno successivo prenderanno il via le qualificazioni della rassegna.</p>
<p>Il convegno &ndash; Spazio infine al convegno &ldquo;Il Tennista: dal benessere dell'atleta alla performance agonistica&rdquo;, dedicato alla memoria di Roberto Lombardi, ex giocatore, giornalista, commentatore tv ed in passato direttore tecnico della scuola tennis del circolo perugino, che si svolger&agrave; luned&igrave; 13 giugno alle ore 17.30 all'aula del dottorato della facolt&agrave; di Agraria dell'universit&agrave; di Perugia. Al dibattito saranno presenti il giornalista Daniele Sborzacchi, il dott. Gianluigi Rosi, Gianni Daniele, Valeria D'Alessandro, Paola Ragnetti e Fabio Gorietti.</p>
<p>Fonte Perugia Today</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1PPBUoB">https://bit.ly/1PPBUoB</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
</item>
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	<pubDate>Sat, 11 Jun 2016 17:01:36 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/43052/renato-mazzoncini-fs-preparati-per-la-liberalizzazione-decisa-dallue</link>
	<title><![CDATA[Renato Mazzoncini FS: Preparati per la liberalizzazione decisa dall’Ue]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>La concorrenza fa bene, &egrave; d&rsquo;accordo? &laquo;Assolutamente d&rsquo;accordo&raquo; Cos&igrave; risponde a Radio 24 l&rsquo;amministratore delegato di&nbsp;<strong>Fs, Renato Mazzoncini</strong>, a Sebastiano Barisoni di Focus Economia che gli chiede della concorrenza nelle tratte dell&rsquo;alta velocit&agrave; tra Italo e Ferrovie dello Stato.&nbsp;</em></p>
<p><img src="https://www.dailyfocus.net/wp-content/uploads/2016/06/Renato-Mazzoncini-ad-FS-Italiane-Sole24Ore.jpg" alt="Renato Mazzoncini ad FS Italiane Sole24Ore" style="border: 0px;"></p>
<p><strong>Preparati per la liberalizzazione decisa dall&rsquo;Ue</strong><br>&laquo;Il 28 di aprile &ndash; ha detto l&rsquo;ad di Fs &ndash; &egrave; stato deliberato dal Parlamento europeo la liberalizzazione unica dello spazio ferroviario in Europa dal 2020. Vuol dire che dal 2020 su tutte le nazioni europee sar&agrave; possibile fare la concorrenza diretta sui servizi a mercato alta velocit&agrave;. Noi a livello di Comunit&agrave; europea l&rsquo;abbiamo promosso, abbiamo fatto proprio campagna su questo tema e penso che sia fondamentale per la qualit&agrave; dei servizi. Noi ovviamente avendo gi&agrave; la concorrenza in Italia, siamo l&rsquo;unico Paese al mondo ad avere la concorrenza sull&rsquo;alta velocit&agrave;, ci sono sette Paesi al mondo con l&rsquo;alta velocit&agrave; e uno solo dove c&rsquo;&egrave; la concorrenza, ci sentiamo pi&ugrave; preparati di altri. Quindi l&rsquo;allenamento fatto con le frecce di Italo ci servir&agrave; in giro per l&rsquo;Europa&raquo;.</p>
<p><strong>L&rsquo;integrazione con Anas? Fs avr&agrave; un peso maggiore nella struttura</strong><br>L&rsquo;integrazione con Anas? &laquo;A questo punto &ndash; ha sottolineato Mazzoncini &ndash; pu&ograve; essere un progetto molto semplice visto che siamo entrambi dello stesso azionista, il ministero delle Finanze, e quindi l&rsquo;ipotesi su cui si sta lavorando, e abbiamo costituito un tavolo di lavoro su questo, &egrave; che il ministero delle Finanze conferisca Anas al Gruppo Fs, il che vuol dire che sotto la holding Fs ci sarebbero a questo punto sul cluster infrastrutture due societ&agrave; che sono Rfi e Anas&raquo;. Mazzoncini ha sottolineato che &laquo;sono societ&agrave; che manterrebbero la loro autonomia, ma che ovviamente essendo all&rsquo;interno dello stesso Gruppo, della stessa holding, lavorerebbero mettendo a fattor comune e in sinergia tutto quel che si pu&ograve; mettere in sinergia&raquo;. Si tratta, ha ancora spiegato Mazzoncini, &laquo;di due soggetti che hanno dimensioni completamente diverse: Rfi ha 26mila dipendenti, fatturato da quasi 3 miliardi e gestisce 4 miliardi all&rsquo;anno di investimenti. Anas ha seimila dipendenti, 800 milioni di fatturato e gestisce un miliardo e mezzo&raquo;. Il partner pi&ugrave; forte sar&agrave; quindi quello delle Ferrovie, chiede il conduttore Sebastiano Barisoni: &laquo;Certamente. Se confrontiamo Anas con Ferrovie, Ferrovie ha 70mila dipendenti contro i seimila di Anas, fattura 9 miliardi. Per&ograve; io non la imposterei in questi termini. Nel senso che stiamo parlando di una visione strategica. Cio&egrave; la visione strategica &egrave; che nel momento in cui io voglio occuparmi di mobilit&agrave; devo essere consapevole che la mobilit&agrave; ha due modi, che sono il modo ferro e il modo gomma, e devo riuscire a farli parlar tra di loro&raquo;.</p>
<p><strong>Nel piano industriale nuova subholding per integrazione filiera trasporti</strong><br>&laquo;In merito al piano industriale che stiamo preparando, di cui parlava anche Del Rio che presenteremo alla fine dell&rsquo;estate, uno dei focus fondamentali &ndash; ha sottolineato Mazzoncini &ndash; &egrave; quello sul trasporto merci della logistica integrata. Abbiamo definito una nuova subordine delle merci all&rsquo;interno del Gruppo Ferrovie che si chiama &ldquo;Mercitalia&rdquo; che integrer&agrave; tutta la filiera del trasporto, che vuol dire la parte rail, la parte trazione, tutta la parte logistica e la parte dei terminali&raquo;. Mazzoncini a Focus Economia ha spiegato che in Europa &laquo;abbiamo 400 miliardi di fatturato di trasporto merci terrestre, di cui 52 miliardi in Italia e solo un miliardo o poco pi&ugrave; fatto da noi sul ferro, che siamo i principali operatori di trasporto ferro. Quindi il vero problema oggi &egrave; che bisogna investire e potenziare sulla modalit&agrave; ferroviaria, quindi sui terminali e sul materiale rotabile, perch&eacute; tutto sommato direi che la rete ce l&rsquo;abbiamo, quindi il problema principale non &egrave; quello&raquo;. L&rsquo;ad di Fs ha spiegato a Radio 24: &laquo;Tanto per dare un&rsquo;idea, adesso con l&rsquo;attivazione del Gottardo e poi in futuro del Brennero, che consentiranno di mettere in piedi il principale quadrilatero delle merci in Europa &ndash; e quindi il Gottardo, la pianura padana, il Brennero, con i collegamenti ai porti di Genova e di Trieste -, noi ci troviamo in condizione di riuscire a cogliere queste grandi opportunit&agrave; solo se avremo dei terminali che oggi non abbiamo, dove costruire treni lunghi 750 metri&raquo;.</p>
<p><strong>Fonte</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-05-25/mazzoncini-la-concorrenza-fa-bene-gia-preparati-liberalizzazione-decisa-dall-ue-210017.shtml?uuid=ADNd8hP&amp;refresh_ce=1" target="_blank" title="Mazzoncini: &laquo;La concorrenza fa bene, gi&agrave; preparati alla liberalizzazione decisa dall&rsquo;Ue&raquo;">IlSole24Ore</a></p>
<div>&nbsp;</div><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1rgtISM">https://bit.ly/1rgtISM</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/43043/renato-mazzoncini-da-tutto-il-mondo-per-le-ferrovie-del-futuro</guid>
	<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 18:39:33 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/43043/renato-mazzoncini-da-tutto-il-mondo-per-le-ferrovie-del-futuro</link>
	<title><![CDATA[Renato Mazzoncini, da tutto il mondo per le ferrovie del futuro]]></title>
	<description><![CDATA[World Congress on Railway Research 2016: “Migliorare l’esperienza di viaggio – ha dichiarato Renato Mazzoncini, ad del Gruppo FS Italiane – è uno dei nostri obiettivi. Ecco perché la ricerca è così importante per le Ferrovie dello Stato Italiane”.

Sono questi alcuni tra i temi di cui si sta occupando il World Congress on Railway Research 2016, l’evento organizzato da FS Italiane e Trenitalia che ha portato a Milano, circa 1.000 partecipanti, tra ricercatori, ingegneri e tecnici provenienti da tutto il mondo.

Il tema di questa edizione è infatti “Research and Innovation from today towards 2050”: oltre al treno del futuro si cercherà di immaginare gli scenari di mobilità resi possibili dalle nuove tecnologie. Il congresso si occuperà anche del presente: nella sessioni “Today’s Research” saranno presentati i progetti di prossima applicazione, che potranno contribuire a migliorare da subito la mobilità ferroviaria.
“Migliorare l’esperienza di viaggio – ha dichiarato Renato Mazzoncini, ad del Gruppo FS Italiane – è uno dei nostri obiettivi. Ecco perché la ricerca è così importante per le Ferrovie dello Stato Italiane.
Siamo fieri di ospitare un evento della portata del WCRR, perché genera conoscenza, favorisce la condivisione e traccia le prospettive future.

L’innovazione può essere la chiave anche per sfruttare al meglio le nuove possibilità offerte dal Quarto Pacchetto Ferroviario: siamo determinati a portare il nostro know-how e la nostra esperienza in tutta Europa, grazie alla creazione del mercato ferroviario unico europeo”.

“Riunire in un unico luogo esperti e ricercatori ferroviari provenienti da tutto il mondo – ha dichiarato Gioia Ghezzi, presidente del Gruppo FS Italiane – è per noi motivo di orgoglio e soprattutto un’opportunità per mettere a sistema idee, esperienze, conoscenze per dare vita al treno del futuro e a un nuovo concetto di mobilità. Il nostro obiettivo è fornire servizi al viaggiatore ancor prima che prenda il treno: solo così possiamo sfruttare positivamente le sinergie con le altre modalità di trasporto e offrire un plus ai passeggeri. Questo nuovo paradigma può rafforzare la leadership del treno come migliore mezzo di trasporto, per efficienza, per sostenibilità ambientale, per comodità, per convenienza”.

Dopo le plenarie di questi giorni, il 2 giugno i partecipanti potranno ammirare l’innovazione ferroviaria direttamente sul campo, in cinque siti: il Posto Centrale di RFI a Milano Greco Pirelli, il centro di dinamica sperimentale di Italcertifer a Firenze Osmannoro, l’impianto ferroviario di Trenord a Milano Fiorenza, il sito Lucchini RS di Rovere e l’Alstom di Sesto San Giovanni (quest’ultimo il 1° giugno).

Fonte: Affari Italiani<p>URL del Link: <a href="https://www.dailyfocus.net/da-tutto-il-mondo-per-le-ferrovie-del-futuro-al-wcrr-2016/">https://www.dailyfocus.net/da-tutto-il-mondo-per-le-ferrovie-del-futuro-al-wcrr-2016/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/43029/stefano-toma-blog-campania-a-proposito-dellacqua-invisibile</guid>
	<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 18:02:38 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/43029/stefano-toma-blog-campania-a-proposito-dellacqua-invisibile</link>
	<title><![CDATA[Stefano Toma Blog: Campania, a proposito dell’acqua invisibile]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em><strong>Stefano Toma giornalista</strong>, iscritto all&rsquo;Ordine della Campania dal 2011, propone articoli sul suo blog e sulla rubrica &ldquo;Dillo al Mattino&rdquo; che riguardano Napoli e la Campania per sensibilizzare tutti i cittadini su temi pi&ugrave; strettamente culturali e attuali.</em></p>
<p><em>Scrive&nbsp;<strong>Toma</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>blog</strong>: &rdquo;Voi lo saprete gi&agrave;, ma una delle caratteristiche di Napoli &egrave; la sua straordinaria e smisurata estensione sotterranea. Si dice infatti che sotto i nostri piedi si sviluppa un&rsquo;altra citt&agrave; pari se non pi&ugrave; grande di quella costruita nei millenni in superficie &hellip;&rdquo;</em></p>
<p><img src="https://www.dailyfocus.net/wp-content/uploads/2016/06/Stefano-Maria-Toma-l%E2%80%99acqua-che-non-si-vede.jpg" alt="Stefano Maria Toma l&rsquo;acqua che non si vede" style="border: 0px;"></p>
<p>Due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. L&rsquo;acqua che non si vede e, come recita il nostro titolo sono proprio importanti perch&eacute; non si vedono. Sembra un gioco di parole, invece non lo &egrave;.<br>E&rsquo; sufficiente pensare alle falde acquifere per renderci conto che esse fanno parte dell&rsquo;acqua che noi beviamo. Oppure, parlando sempre dell&rsquo;acqua che non si vede, ci riferiamo anche a quella che scorre nel sottosuolo. Ricordate la figura del rabdomante?, quella figura a mezza strada fra il mago e lo scienziato che se ne va in giro armato di bastone attraverso il quale riesce a &ldquo;sentire&rdquo; la presenza dell&rsquo;acqua a decine di metri di profondit&agrave;. E&rsquo; stata scoperta acqua fino a 100 metri di profondit&agrave;. Quell&rsquo;acqua il pi&ugrave; delle volte in passato, ma anche ora, serve a ricavarvi un pozzo dal quale si estrae acqua per irrigare i campi e per dar da magiare a bestie e a esseri umani. Ci sono rabdomanti che riescono a stabilire la dimensione della falda, la sua profondit&agrave; di scorrimento, a individuare la posizione dove scavare il pozzo, e, in caso di pi&ugrave; falde presenti sulla stessa superficie, quale sia la migliore; a individuare persino la presenza di acque termali e minerali.</p>
<p>Ci sono poi forme per noi impensabili in cui l&rsquo;acqua si trasforma. A parte i ghiacciai delle montagne, che poi sciogliendosi vanno a ingrossare i fiumi e le stesse falde acquifere; dalle quali gli acquedotti attingono l&rsquo;acqua che a noi serve per sopravvivere, a parte i ghiacciai dicevo, che da soli forniscono il 70 per cento del fabbisogno d&rsquo;acqua della Terra, basterebbe osservare le curiose forme in cui l&rsquo;acqua che non si vede si trasforma. Chiunque di voi si sia recato da semplice visitatore in una delle grotte, da Pertosa a 70 chilometri da Salerno fino a Postumia e a Castellana Grotte, avr&agrave; assistito ad alcuni bellissimi spettacoli della natura, lo stillicidio millenario dell&rsquo;acqua in queste spelonche che si &egrave; solidificata in stalattiti e stalagmiti, che scendono dall&rsquo;alto o salgono dal basso, che sono simili a sculture o a piccole guglie di cattedrali. Uno spettacolo quanto mai suggestivo.</p>
<p>Avrete poi sentito parlare dei corsi d&rsquo;acqua il cui percorso &egrave; tutto o parzialmente sotterraneo e che produce modificazioni nel nostro sottosuolo e alimenta sia le falde sia autentici percorsi che gli speleologi si incaricano di osservare e di scoprire e dove vivono una flora e una fauna misteriose perch&eacute; non hanno bisogno della luce.</p>
<p>Altra acqua che non si vede &egrave; quella destinata all&rsquo;agricoltura che richiede il 50 per cento di tutto il nostro fabbisogno e che d&rsquo;ora in avanti, col mutare delle colture, dal grano agli ortaggi e al mais, ne richieder&agrave; sempre di pi&ugrave; a discapito dei consumi umani. E infine l&rsquo;acqua degli scarichi e delle fognature che viene espulsa, dopo essere stata depurata, nei pozzi neri e a mare. I vari inquinamenti delle acque, anche di quelle che non si vedono, stanno attentando alla incolumit&agrave; di molte specie viventi.</p>
<p>Voi lo saprete gi&agrave;, ma una delle caratteristiche di Napoli &egrave; la sua straordinaria e smisurata estensione sotterranea. Si dice infatti che sotto i nostri piedi si sviluppa un&rsquo;altra citt&agrave; pari se non pi&ugrave; grande di quella costruita nei millenni in superficie. In queste cavit&agrave; si &egrave; consumata la vita di molte generazioni. Dai primi catecumeni della religione cattolica perseguitati, ai camminamenti segreti che servivano ai sovrani per le loro scappatelle notturne e fino al riparo dai bombardamenti per i napoletani durate la seconda guerra mondiale. Ci sono rifugi sotterranei che ora si vengono trasformati in garage per auto o in ricettacoli di immondizia. Ma ci sono anche grotte che pian piano gli scienziati riportano alla luce e dove si possono ammirare le varie stratificazioni della citt&agrave; attraverso i secoli, dalla Napoli greca a salire a quella romana alla bizantina e alla medioevale. Queste varie citt&agrave; sotterranee venendo lentamente alla luce ci fanno osservare anche la loro organizzazione idrica, dei loro acquedotti e del modo antichissimo di come l&rsquo;acqua serviva ai nostri progenitori non soltanto per essere bevuta o per lavare ma anche per riscaldare gli ambienti delle case di quei tempi.</p>
<p>E sempre a proposito dell&rsquo;acqua invisibile o che si vede poco c&rsquo;&egrave; anche quella che non arreca alcun beneficio. Anzi provoca danni a non finire. Mi riferisco all&rsquo;acqua che, infiltrandosi sotto le strade e nella rete arteriosa delle montagne e dei dirupi, provoca dissesti e disastri spesso con grave perdita di vite umane. Purtroppo in Italia il paesaggio idrogeologico &egrave; molto a rischio. Fra esondazioni, frane, smottamenti, alluvioni, cavit&agrave; sotterranee, alvei dei fiumi, fabbricati a rischio. sei milioni di italiani vivono su un territorio fragile di 30 milioni di metri quadrati. Non passa stagione che specialmente nel Sud, da Messina l&rsquo;anno scorso ad Atrani sulla costiera amalfitana il mese scorso, l&rsquo;acqua che non si vede fa franare montagne e costoni provocando distruzioni e morte. E purtroppo in fatto di rischio idrogeologico la Campania &egrave; al primo posto in Italia con un milione di persone a rischio. Come tutte le facce della natura, anche l&rsquo;acqua ha un volto buono e un altro meno.</p>
<p><strong>Fonte</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://stefanomariatoma.blogspot.it/2015/05/lacqua-che-non-si-vede-di-stefano-maria.html" target="_blank" title="L'ACQUA CHE NON SI VEDE di Stefano Maria Toma">Stefano Maria Toma</a></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/25KtN3X">https://bit.ly/25KtN3X</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/42994/black-rock-vigan-non-pi-solo-borsa-e-btp</guid>
	<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 17:41:16 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/42994/black-rock-vigan-non-pi-solo-borsa-e-btp</link>
	<title><![CDATA[Black Rock, Viganò "Non più solo Borsa e Btp"]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Vigan&ograve;, Black Rock: &laquo;Non pi&ugrave; solo Borsa e Btp. Guardiamo a crediti incagliati, infrastrutture, mattone&raquo;. Gi&agrave; puntati 50 miliardi su titoli tricolori. Il numero uno del risparmio mondiale ha nei suoi portafogli il 4% di Piazza Affari.</em></p>
<p><img src="https://www.dailyfocus.net/wp-content/uploads/2016/06/BlackRock-Vogliamo-investire-sulleconomia-reale-dellItalia.jpg" alt="BlackRock, Vogliamo investire sull'economia reale dell'Italia" style="border: 0px;"></p>
<p>&laquo;Per aver successo in Europa, un grande asset manager mondiale deve andar bene in Italia&raquo;. Andrea Vigan&ograve;, country manager di BlackRock per il nostro mercato, potrebbe far sentire meglio chi soffre di eccessivi complessi di inferiorit&agrave; tricolore, visto che i numeri di chi parla sono i pi&ugrave; grandi del mondo, se si considera il settore del risparmio gestito: il gruppo guidato da Larry Fink ha clienti in oltre cento Paesi e gestisce 4.600 miliardi di dollari. Una cifra che contiene quattro volte il Pil dell&rsquo;Italia e che vale poco pi&ugrave; delle attivit&agrave; finanziarie delle famiglie che ci abitano.</p>
<p>Quanto vale invece l&rsquo;impegno italiano di BlacRock? &laquo;Siamo arrivati a gestire 72 miliardi di dollari, tra fondi comuni, Etf e mandati, che rappresentano quote pi&ugrave; o meno paritetiche di questa cifra. Ma per noi il Belpaese &egrave; stato negli ultimi anni anche una meta importante di investimento, non solo un proficuo mercato di raccolta&raquo;. Oggi, spiega, siamo azionisti di diverse tra le maggiori blue chip italiane per 20 miliardi di dollari (il 4% circa della capitalizzazione del listino italiano), altri 20 sono investiti in corporate bond di aziende tricolori e 10 in titoli di Stato.</p>
<p>Un interesse coltivato da tempo, &laquo;da quando &egrave; stato chiaro che era in cantiere un piano per uscire dalla crisi del debito pubblico&raquo;. A quel punto &mdash; dice Vigan&ograve; &mdash; abbiamo messo i Btp nei portafogli dei nostri clienti globali, che hanno potuto guadagnare, come hanno fatto tante famiglie italiane, grazie alla discesa dello spread. Poi &egrave; venuta l&rsquo;ora dell&rsquo;impegno in Piazza Affari e nelle aziende dove &mdash; sottolinea il manager &mdash; investiamo inseguendo rendimenti per i nostri clienti. &laquo;Non ci interessa mettere uomini nei consigli di amministrazione: due terzi del denaro che ci viene affidato &egrave; investito a scopo previdenziale&raquo;. Ora potrebbe essere arrivato il tempo di una terza fase, dice Vigan&ograve;. Quella di un investimento nell&rsquo;economia reale dell&rsquo;Italia, nelle infrastrutture nel real estate e anche nei non performing loan (i crediti incagliati) delle banche. &laquo;Se si aprissero possibilit&agrave;, si presentassero piani chiari, norme adeguate e strumenti condivisi a livello nazionale ed europeo &mdash; dice Vigan&ograve; &mdash; BlackRock &egrave; sicuramente interessata&raquo;.<br>L&rsquo;investimento di lungo periodo in asset illiquidi &egrave; del resto la nuova frontiera gi&agrave; aperta dai regolatori comunitari anche per i portafogli delle famiglie che possano permettersi una diversificazione in questi campi nuovi e rischiosi.</p>
<p>Perch&eacute; l&rsquo;Italia &egrave; la Terra promessa dei fondi globali? Negli ultimi cinque anni ha catalizzato flussi di investimento in fondi internazionali pari a 133 miliardi di dollari. Un numero enorme, che fa del nostro Paese &mdash; che oggi vanta 250 miliardi di dollari di asset investiti in mutual fund non italiani oltre a 40 di Etf (i fondi passivi quotati anche in Piazza Affari) &mdash; il mercato pi&ugrave; grande d&rsquo;Europa dal punto di vista dell&rsquo;architettura aperta. Vale a dire dell&rsquo;inclusione nelle proposte di una determinata casa di prodotti confezionati da fabbriche terze internazionali.</p>
<p>L&rsquo;utilizzo pi&ugrave; massiccio di fondi stranieri &mdash; dice Vigan&ograve; &mdash; viene fatto da promotori tricolori (90 miliardi di dollari sui 400 dei loro asset complessivi) e private banking, ma anche le banche retail ne utilizzano una piccola quota (circa il 4,5%) per le loro soluzioni di investimento. &laquo;Ma siamo convinti che ci siano ancora grandi spazi di crescita &mdash; dice Vigan&ograve; &mdash;. Perch&eacute; anche se i numeri italiani sono da record, gli investitori hanno ancora portafogli pieni di liquidit&agrave; e, in parte, di titoli di Stato&raquo;. La crisi del debito e la discesa dello spread hanno riproposto alle famiglie italiane e a chiunque si &egrave; preso il rischio di credere nell&rsquo;Italia lo schema del guadagno &laquo;facile&raquo; con il reddito fisso, tra cedole e conto capitale. &laquo;Ora per&ograve; &egrave; davvero finita &mdash; dice Vigan&ograve; &mdash;. Per tutti gli investitori europei, istituzionali e non, &egrave; l&rsquo;ora di fare i conti con rendimenti sempre pi&ugrave; bassi. E poi verr&agrave; un&rsquo;altra stagione complicata, quella del rialzo dei tassi&raquo;. Puntare sulla diversificazione in Borsa e su altre combinazioni di asset gestiti in modo professionale &egrave; una delle soluzioni.</p>
<p><strong>FONTE</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.corriere.it/economia/finanza_e_risparmio/notizie/blackrock-vogliamo-investire-sull-economia-reale-dell-italia-bf53165a-86cd-11e5-858b-c98d4f30b0b8.shtml" target="_blank" title="BlackRock: &laquo;Vogliamo investire sull&rsquo;economia reale dell&rsquo;Italia&raquo;">Corriere.it</a></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1t6hBtr">https://bit.ly/1t6hBtr</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
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	<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 12:14:39 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[BlackRock ha registrato i pareri di 174 chief financial officer]]></title>
	<description><![CDATA[Meno Borsa, più economia, i fondi istituzionali a caccia di rendimenti alternativi. Black Rock, il maggiore money manager del mondo, ha registrato i pareri di 174 chief financial officer dei principali gruppi dai quali emerge una forte volontà di dirottare risorse verso private equity e dintorni.

Black Rock, il parere dei principali Chief Financial Officer
Venture capital e private equity sono il braccio alternativo del credito. Presto potrebbero diventare gli intermediari chiave nella ricerca di nuovi asset da parte dei grandi fondi istituzionali. Fondi pensione, grandi gruppi assicurativi, società di gestione del risparmio: è partita la caccia al rendimento e molte risorse un tempo allocate sulle Borse e sul reddito fisso, ora cercano nuove ancore a cui affidare la stabilità e redditività dei soldi loro affidati.

«Per la prima volta i fondi istituzionali manifestano la forte volontà di rivedere la loro allocazione sia sull’obbligazionario che sull’azionario», racconta Alberto Salato, responsabile business istituzionale di BlackRock Italia, il più grande money manager del mondo.

Ogni anno Blackrock effettua un’indagine per capire gli orientamenti dei principali investitori. Il 2016 Global Institutional Rebalancing, appena pubblicato, ha passato al setaccio 174 fondi che gestiscono l’equivalente di 6.600 miliardi di dollari, circa tre volte il Pil italiano. Si chiama Rebalancing perché si rivolge a operatori che hanno già asset investiti e devono decidere gli scostamenti sulla base delle aspettative. Un’analisi che indica trend sia di medio che di lungo periodo, considerato che gli istituzionali lavorano di tattica, per gli aggiustamenti a breve, ma nell’ambito di una visione strategica a lunga gettata.

«L’orientamento dei Cfo, chief financial officer, è abbastanza unanime – racconta Salato- stanno valutando con maggior favore strategie attive che sappiano cogliere il fattore alfa anche nelle nicchie». Il coefficiente alfa esprime l’attitudine di un titolo a variare indipendentemente dal mercato. C’è voglia di “decorrelarsi” di sganciarsi dalle Borse. Una voglia di investimenti alternativi. In passato si parlava di immobili, di hedge fund. Oggi lo sguardo si sta allargando verso nuove aree. «Emerge una grande attenzione verso asset illiquidi – racconta Salato – in particolare aumenteranno sensibilmente la componente investita in private equity, credito reale e più in generale in cosiddetti real asset». In Europa ancora oggi l’80% dei prestiti alle imprese passa attraverso il circuito bancario, secondo recenti elaborazioni di Blackrock su dati Bce, Fed e Deutsche Bank Research. Un rapporto praticamente opposto a quello registrato negli States.

FONTE: Repubblica.it<p>URL del Link: <a href="https://www.dailyfocus.net/black-rock-ecco-il-parere-dei-principali-chief-financial-officer-risorse-verso-il-private-equity/">https://www.dailyfocus.net/black-rock-ecco-il-parere-dei-principali-chief-financial-officer-risorse-verso-il-private-equity/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
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	<pubDate>Thu, 02 Jun 2016 15:12:41 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[BlackRock / Larry Fink: occorre abbandonare la cultura del breve termine]]></title>
	<description><![CDATA[BlackRock, la più grande società di investimento nel mondo che gestisce un patrimonio totale di 4.600 miliardi di dollari, chiede alle tante grandi aziende di cui è azionista di adottare un approccio diverso. «Ciò di cui hanno veramente bisogno gli investitori e le altre parti interessate - scrive Larry Fink - è una prospettiva sul futuro»<p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1X08bv6">https://bit.ly/1X08bv6</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
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	<pubDate>Thu, 26 May 2016 19:41:39 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/42909/stefano-maria-toma-parla-del-deprezzamento-delle-universit-meridionali</link>
	<title><![CDATA[Stefano Maria Toma, parla del deprezzamento delle università meridionali]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em><strong>Il giornalista Stefano Maria Toma</strong>, iscritto all&rsquo;Ordine della Campania dal 2011, oggi &egrave; Consulente del Capo Dipartimento per le Libert&agrave; Civili e l&rsquo;Immigrazione Ministero dell&rsquo;Interno. Il giornalista in questo articolo descrive e approfondisce il livello, scarso, di competitivit&agrave; delle universit&agrave; italiane e pi&ugrave; nello specifico di quelle del Sud Italia.</em></p>
<p><em><img src="https://www.dailyfocus.net/wp-content/uploads/2016/05/Stefano-Toma-Ministero-Interno.jpg" alt="Stefano Toma Ministero Interno" style="border: 0px;"><br></em></p>
<p>Quando si parla di eccellenze, in specie quelle che escono dall&rsquo;universit&agrave;, non si ha una percezione esatta del fenomeno sotto il profilo numerico e qualitativo. &nbsp;E il discorso sta emergendo con prepotenza in relazione a due ingredienti dell&rsquo;ultim&rsquo;ora. Il primo concerne la bassa percentuale, meno del 20 per cento, di studenti Erasmus che dagli altri Paesi europei scelgono l&rsquo;Italia sia per l&rsquo;alto costo della vita e degli appartamenti in fitto, (a Milano il doppio di Lisbona) e sia per le scarse opportunit&agrave; di lavoro. Il secondo elemento riguarda in particolare il Sud, la scarsa propensione del governo a stanziare finanziamenti per le universit&agrave; meridionali, il 60 per cento va al Nord e il 40 al Sud. Un malvezzo avallato da fatto, com&rsquo;&egrave; dimostrato dall&rsquo;ultima relazione dell&rsquo;Istat, che nel Sud le nostre universit&agrave; stanno diventando sempre meno competitive rispetto a quelle del Nord del Paese. In Italia il 40 per cento dei laureati e diplomati sono senza lavoro o non lo cercano pi&ugrave;. Le imprese non sanno che farsene. Nel Sud quel 40 per cento oltrepassa la met&agrave;.</p>
<p>Da una indagine privata, emerge che nella sola universit&agrave; Federico II, la pi&ugrave; antica universit&agrave; statale del mondo, la pi&ugrave; grande e la pi&ugrave; popolosa del Mezzogiorno e la terza in Italia, sono usciti negli ultimi due anni accademici ben 5 mila studenti con il punteggio massimo di 110 e lode. In questa cifra sono inclusi i laureati sia col titolo magistrale (corrispondente alle vecchie lauree di 4, 5 e 6 anni) e gli altri col titolo triennale.</p>
<p>Se ci pensate, &egrave; una massa di studenti che affrontano la vita lavorativa o di ricerca con le carte in regola, come si dice. E davanti ai quali non ci sono molte strade di lavoro aperte. Un 30 per cento parte tenter&agrave; un lavoro, al Nord o all&rsquo;estero. Un altro 20 per cento sceglier&agrave; la via della ricerca fra Torino e Milano e all&rsquo;estero (Londra e Stati Uniti, ma stanno affiorando salti pi&ugrave; specialistici in India o in qualche altro paese asiatico). Qui ne rimarr&agrave; la met&agrave; che rimarr&agrave; a carico dei genitori sine die, o imboccher&agrave; altre strade, non tutte raccomandabili. E poi alla fine c&rsquo;&egrave; la carriera politica, per la quale, come sappiamo dal Movimento 5Stelle, non &egrave; richiesta alcuna preparazione specifica (le vecchie scuole dci partito sono morte e sepolte). &nbsp;Come si spiegano infatti quei diecimila candidati alle elezioni amministrative di Napoli del 5 giugno se con la ricerca affannosa di uno stipendio sicuro, sia pure per i prossimi cinque anni?</p>
<p>Ma se si continuasse col tanto temuto e ulteriore &nbsp;deprezzamento degli universit&agrave; meridionali, Il Sud potrebbe tranquillamente contare sul de profundis del proprio futuro.</p>
<p><strong>Fonte</strong>:&nbsp;<a href="https://stefanomariatoma.blogspot.it/p/profilo.html" target="_blank" title="Stefano Maria Toma">Stefano Maria Toma</a></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1Vig1PG">https://bit.ly/1Vig1PG</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
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	<pubDate>Sat, 21 May 2016 17:42:04 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/42861/datamedia-ricerche-comunali-milano-testa-a-testa-tra-sala-e-parisi</link>
	<title><![CDATA[Datamedia Ricerche: Comunali Milano, Testa a Testa tra Sala e Parisi]]></title>
	<description><![CDATA[Il sondaggio realizzato da Datamedia Ricerche relativo alle elezioni amministrative per il Comune di Milano

Il sondaggio realizzato da Datamedia Ricerche relativo alle elezioni amministrative per il Comune di Milano, al voto il 5 giugno, vede un testa a testa tra Giuseppe Sala, candidato appoggiato dal Partito democratico e Stefano Parisi, sostenuto da Forza Italia. Lo scarto tra i due si attesta intorno all'1,4% con Sala al 38,8% e Parisi al 37,4%.

Gianluca Corrado (candidato M5s) non supera il 15%, mentre il candidato su cui punta la sinistra Basilio Rizzo si attesta al 5,4%. 

Piuttosto alto il valore degli indecisi e delle schede bianche che arrivano a toccare quota 37,7%, mentre il 3,6% degli intervistati sosterrebbe altri candidati a primo cittadino".

Fonte: Il Giornale<p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1XoIvHz">https://bit.ly/1XoIvHz</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/42860/datamedia-comunali-roma-virginia-raggi-la-candidata-pi-votata</guid>
	<pubDate>Sat, 21 May 2016 16:30:19 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/42860/datamedia-comunali-roma-virginia-raggi-la-candidata-pi-votata</link>
	<title><![CDATA[Datamedia Comunali Roma, Virginia Raggi la Candidata più votata]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il sondaggio realizzato da Datamedia Ricerche relativo alle elezioni amministrative per il Comune di Roma</p>
<p><img src="https://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2016/02/virginia-raggi.jpg" alt="virginia raggi" width="550" style="border: 0px;"></p>
<p>Per il sondaggio Datamedia Ricerche per il Tempo relativo alle elezioni amministrative per il Comune di Roma, al voto il 5 giugno, Virginia Raggi &egrave; la candidata sindaco pi&ugrave; votata con il 28,1% dei voti. Al secondo posto il candidato del Partito Democratico, Roberto Giachetti, che si ferma al 25,5% con uno scarto di 2 punti percentuali&nbsp;rispetto a&nbsp;Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia (23,5%). Alfio Marchini, sostenuto da Forza Italia, Lista Marchini e La Destra, si attesta al 14,1% mentre il candidato della Sinistra, Stefano Fassina, raggiunge il 4,8%.&nbsp;<br>Il 4% degli intervistati dichiara il proprio appoggio per altri candidati mentre resta alto il numero degli indecisi che si attesta al 38&nbsp;%.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Fonte Il Tempo</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/1U6ixmR">https://bit.ly/1U6ixmR</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Fabrizio Del Dongo</dc:creator>
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