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	<title><![CDATA[MSNI: Link di Facebook ? NO GRAZIE]]></title>
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	<description><![CDATA[]]></description>
	
	<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/44952/italiani-drogati-di-smartphone</guid>
	<pubDate>Sat, 07 Jan 2017 21:00:45 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/44952/italiani-drogati-di-smartphone</link>
	<title><![CDATA[Italiani drogati di smartphone]]></title>
	<description><![CDATA[<h3>7 Italiani su 10 non riescono a staccarsi dal telefono.</h3>
<p>&nbsp;<img src="https://cellularsalesblog.com/wp-content/uploads/2015/07/o-SMARTPHONE-facebook.jpg" alt="italiani ossessionati dallo smartphone" width="650" style="border: 0px;"></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Staccarsi dal proprio smartphone &egrave;, per 7 italiani su 10, praticamente impossibile. Sguardo sempre basso e fisso sullo schermo, mani intente a scorrere sul display in cerca di messaggi, notizie, foto, giochi. E, soprattutto, una completa alienazione dal contesto, una totale indifferenza verso ci&ograve; che accade intorno. Gli esperti la chiamano &ldquo;sindrome da hand-phone&rdquo;, ovvero &ndash; letteralmente &ndash; &ldquo;sindrome da telefono in mano&rdquo;.</p>
<p>I luoghi pi&ugrave; gettonati? Principalmente i mezzi pubblici (78%), poi il posto in cui si lavora (69%) e persino quello in cui si va in vacanza (41%). Una condizione ossessiva, una patologia. Che ha contagiato milioni di italiani. Il 72%, per l&rsquo;appunto. Questi i risultati di uno studio condotto su 4500 individui tra i 18 e i 65 anni, realizzato sui pi&ugrave; importanti social network grazie ad un sistema di monitoraggio online attuato con la metodologia WOA (&ldquo;Web Opinion Analysis). La nuova forma di dipendenza &egrave; tale da esercitare nei confronti delle sue vittime una vera e propria ipnosi: chi ne rimane affetto &egrave; spesso costretto ad usufruire della sola mano libera pur di non separarsi dal cellulare. Per quanto incredibile possa sembrare, i dati lo confermano: il 19% degli italiani utilizza lo smartphone per 6 ore al giorno, percentuale che negli adolescenti arriva al 42%, laddove il 21% rimane comunque su una media di 4 ore. I &ldquo;malati&rdquo; di cellulare sono pi&ugrave; donne che uomini, rispettivamente il 58% e il 43%, con et&agrave; tra i 18 e i 24 anni (67%), tra i 35 e i 54 (56%) e fra i 13 e i 17 (31%).</p>
<p>&laquo;Non si tratta di disintossicarsi dalla tecnologia, ma di imparare ad usarla&raquo;, sostiene il sociologo Francesco Mattioli, professore di scienze sociali all'Universit&agrave; di Roma La Sapienza. &ldquo;Saperla governare senza diventarne schiavi. La societ&agrave; odierna mescola spesso questi due ingredienti creando degli zombie incontinenti. E&rsquo; necessario che l&rsquo;interazione diretta, pi&ugrave; complessa e difficile da gestire, non sia progressivamente sostituita da quella indiretta, che richiede minor impegno&rdquo;.</p>
<p>I 50 esperti, sociologi ed antropologi, che si sono concentrati sullo studio del fenomeno, hanno allora stilato un &ldquo;decalogo&rdquo; per guarire dalla sindrome da hand-phone e riappropriarsi dell&rsquo;uso delle mani:</p>
<p>Dedicarsi all&rsquo;attivit&agrave; fisica, per recuperare il contatto reale con ci&ograve; da cui si &egrave; circondati e separarsi dal mondo virtuale.</p>
<p>RESISTERE. All&rsquo;istinto di controllare in modo ossessivo il cellulare.</p>
<p>Alzare la testa e lo sguardo, osservando persone e situazioni senza filtri.</p>
<p>Sfruttare tutti e 5 i sensi, nei vari modi possibili</p>
<p>&ldquo;Go offline&rdquo;, ovvero: spegnere il telefono. E occuparsi degli amici, della famiglia, del lavoro. Di qualunque cosa sia di interesse.</p>
<p>&ldquo;Old but gold&rdquo;: ricorrere all&rsquo;uso di strumenti tradizionali per liberare mani e testa dalla tecnologia, che si tratti di un orologio da polso o di una sveglia per sapere che ora sia, ad esempio.</p>
<p>Incontrarsi. Quindi, conoscere e frequentare gli altri di persona, in modo diretto.</p>
<p>Inserire ostacoli all&rsquo;uso veloce dello smartphone, ad esempio installando un codice di sicurezza per l&rsquo;accesso o eliminando le applicazioni che maggiormente stimolano la dipendenza.</p>
<p>Utilizzare il &ldquo;batch processing&rdquo;, concentrando in un unico momento pi&ugrave; attivit&agrave; da svolgere con il cellulare, in modo da avere poi pi&ugrave; tempo da dedicare ad altro.</p>
<p>Tenere le mani impegnate: con un libro, un gelato, una penna.</p>
<p>O un&rsquo;altra mano. Che sarebbe il massimo.</p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/hitech/sindrome_dipendenza_smartphone-2181541.html">https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/hitech/sindrome_dipendenza_smartphone-2181541.html</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/44452/pubblicare-e-condividere-foto-su-facebook-ecco-i-rischi-che-si-corrono</guid>
	<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 08:35:23 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/44452/pubblicare-e-condividere-foto-su-facebook-ecco-i-rischi-che-si-corrono</link>
	<title><![CDATA[Pubblicare e condividere foto su Facebook: ecco i rischi che si corrono]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Pubblicare foto e condividerle su Facebook &egrave; un'azione alla quale siamo abituati, ma non tutti sanno che si pu&ograve; andare incontro a delle sanzioni penali. Il portale di informazione legale 'La legge per tutti', ha spiegato quali sono i rischi per chi pubblica una foto sul web.&nbsp;</p>
<p><img src="https://core0.staticworld.net/images/article/2012/09/facebook_lockdown-1091333-100005633-orig.jpg" alt="facebook privacy" width="600" style="border: 0px;"></p>
<p>L' articolo 167 del codice privacy - spiega il portale di informazione legale - prevede <strong>il reato di illecita diffusione dei dati personali</strong>. Quando si verifica? La norma, in particolare, individua due diverse ipotesi:</p>
<p>1) Una prima condotta, punita con la reclusione da sei a diciotto mesi, si realizza in caso di trattamento illecito dei dati personali dal quale derivi un danno al titolare. Si configura un trattamento illecito ogni volta in cui manca il consenso espresso da parte del titolare dei dati personali;&nbsp;</p>
<p>2) Una diversa condotta, conseguente rispetto alla prima, punita con la reclusione da sei a ventiquattro mesi, &egrave; realizzata attraverso la comunicazione o diffusione dei dati che sono stati trattati illecitamente. Ci&ograve; che rileva &egrave; aver portato soggetti non determinati a conoscenza dei dati personali, in qualunque forma, anche attraverso la loro messa a disposizione o consultazione. Non rileva in alcun modo invece l&rsquo;eventuale danno subito.<br><br>Quali sono quindi le regole per non finire nei guai dopo aver pubblicato una foto sui social? E' importante sapere che viene punito colui che non rispetta le disposizioni dettate in materia di trattamento dei dati personali al fine di trarre per s&eacute; o per altri un profitto o di recare un danno ad altri. Dunque un tale comportamento, per essere penalmente rilevante, deve essere caratterizzato da dolo specifico che consiste nell&rsquo;aver posto in essere il comportamento con lo scopo specifico di trarre profitto o arrecare un danno ad altri.&nbsp; Non &egrave; quindi prevista la reclusione per ogni violazione del trattamento dei dati personali. Ad esempio, non &egrave; sufficiente il semplice disappunto del soggetto che vede una sua foto o alcuni suoi dati personali diffusi senza aver dato il proprio consenso. Inoltre, il danno rilevante ai fini della configurabilit&agrave; del reato non &egrave; soltanto quello derivato al titolare dei dati trattati, ma anche quello subito da soggetti terzi come conseguenza dell&rsquo;illecito trattamento.&nbsp;</p>
<p>Problematica strettamente collegata a quella appena vista, seppur diversa per quanto riguarda fondamenti e disciplina, &egrave; quella riguardante la pubblicazione di foto sui social che ritraggono bambini.&nbsp; Ogni genitore ha il diritto di pubblicare una foto del proprio figlio sui social network, tuttavia &egrave; importante essere consapevoli che questo pu&ograve; esporre a rischi, decisamente pi&ugrave; pericolosi, rispetto alla semplice mancanza del consenso che pu&ograve; verificarsi quando si tratta di foto che ritraggono persone maggiorenni.&nbsp; La scelta delle amicizie virtuali, inoltre, non limita il numero delle persone che possono vedere la foto pubblicata e, una volta che il file &egrave; stato caricato sul social, &egrave; possibile salvarlo e utilizzarlo.<br><br></p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2ftHpMu">https://bit.ly/2ftHpMu</a></p>]]></description>
	<dc:creator>laibach</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/44052/come-scoprire-un-falso-profilo-su-facebook</guid>
	<pubDate>Mon, 03 Oct 2016 08:27:21 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/44052/come-scoprire-un-falso-profilo-su-facebook</link>
	<title><![CDATA[Come scoprire un falso profilo su Facebook]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Navigando su Facebook &egrave; facile imbattersi in molti <span style="text-decoration: underline;">account falsi, profili creati ad hoc per truffare le altre persone</span> o intrufolarsi nella cerchia di amicizie social e 'spiare' quello che fanno gli altri. Eppure, con qualche consiglio, ricorda il portale 'LaLeggePerTutti.it', &egrave; possibile evitare di cadere in simili trappole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="https://www.welivesecurity.com/wp-content/uploads/2014/04/fakebook-wide.jpeg" alt="fakebook" width="550" style="border: 0px;"></p>
<p><br><br>La prima cosa da fare &egrave; <strong>verificare la foto del profilo</strong> della persona sospetta: per togliersi qualsiasi dubbio occorre usare un motore di ricerca per immagini su Internet.<br><br>Per farlo basta salvare l'immagine del profilo sul proprio pc, collegarsi al sito <a rel="nofollow" href="https://www.tineye.com/" title="tineye">www.tineye.com</a>, cliccare sul pulsante con la freccia verso l'alto e caricare l'immagine: se si tratta di una foto falsa e presa da Internet, con molta probabilit&agrave; comparir&agrave; tra i risultati.<br><br>Se la ricerca per immagini non ha prodotto alcun risultato, si pu&ograve; <strong>controllare quello che la persona ha scritto sul proprio profilo</strong>. Se nella scheda 'Informazioni' sono indicate pochissime notizie, questo potrebbe essere un segnale di un profilo fake. In molti casi gli account falsi vengono creati in modo veloce, non ponendo attenzione ai particolari. La data di compleanno, ad esempio, &egrave; una di quelle informazioni spesso lasciata come predefinita: se il profilo in questione indica come compleanno l'1 gennaio, allora si pu&ograve; dubitare della sua veridicit&agrave;.<br><br>Altro fattore su cui porre attenzione sono <strong>le attivit&agrave;</strong>: se nella timeline ci sono pochi aggiornamenti o solo qualche immagine molto vaga, potrebbe voler dire che si tratta di un profilo falso. Chi apre un account fake solitamente non perde molto tempo a pubblicare post e contenuti.<br><br>Anche la <strong>presenza di</strong> <strong>altre informazioni</strong>, come il numero di telefono, dovrebbero insospettire poich&eacute; si tratta di una di quelle informazioni che difficilmente qualcuno rende pubblica su Facebook. Se lo &egrave;, ricorda 'LaLeggePerTutti.it' potrebbe esserci qualcosa di strano. Tra i consigli del portale, anche <strong>diffidare sempre dai facili guadagni e verificare le storie strappalacrime</strong>: spesso sono usate per far leva sull'ingenuit&agrave; delle persone.<br><br></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2dSPdXZ">https://bit.ly/2dSPdXZ</a></p>]]></description>
	<dc:creator>laibach</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/43160/facebook-in-ufficio-si-o-no-</guid>
	<pubDate>Thu, 23 Jun 2016 09:10:10 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/43160/facebook-in-ufficio-si-o-no-</link>
	<title><![CDATA[Facebook in ufficio: SI o NO ?]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Quante volte vi siete trovati a sbirciare il vostro profilo Facebook mentre siete in ufficio? Ebbene,<strong> l'azienda pu&ograve; licenziare il dipendente perditempo che durante le ore di lavoro naviga sul social network</strong>. Sottrarre tempo e strumenti che devono essere rivolti all'azienda per scopi puramente personali, ricorda il portale 'laleggepertutti.it', come chattare o guardare le foto postate dagli amici, <strong>viola il patto di fiducia che lega il dipendente all'azienda</strong>. <span style="text-decoration: underline;">Nei casi pi&ugrave; gravi, e se le ore spese su Facebook sono numerose, anche a seguito di richiami precedenti, il licenziamento &egrave; legittimo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="https://www.senseimarketing.com/wp-content/uploads/2015/03/no_facebook.png" alt="facebook" width="550" style="border: 0px;"></p>
<p><br>A metterlo nero su bianco &egrave; una sentenza della Cassazione di ieri che indica un possibile limite di accessi ai social network. <strong>Il datore di lavoro &egrave; autorizzato a controllare la cronologia della navigazione su internet e stamparla, senza per questo ledere la privacy del lavoratore, che non pu&ograve; opporsi</strong>. In questo modo <span style="text-decoration: underline;">non si pu&ograve; neanche ricorrere alle 'libert&agrave;' introdotte dal Jobs Act</span>: il nuovo testo che regola il rapporto di lavoro fissa paletti pi&ugrave; ampi all'imprenditore, che pu&ograve; controllare pc, smartphone e tablet di lavoro.<br><br>La sentenza della Cassazione parla chiaro: <strong>il licenziamento disciplinare</strong> per giusta causa a carico del dipendente che sta troppo tempo su Facebook, sottraendo ore di lavoro alle attivit&agrave; aziendali e utilizzando in modo improprio il suo strumento di lavoro <strong>&egrave; legittimo</strong>. Questa condotta &egrave; grave solo nel caso in cui il datore di lavoro riesca a dimostrare che il tempo trascorso sul social &egrave; stato elevato.<br><br>Secondo la giurisprudenza, tuttavia, la 'gravit&agrave;' della violazione posta dal dipendente va valutata caso per caso, senza valutazioni in astratto. Valutazioni che spettano al giudice. Nel caso in analisi si era trattato di 6.000 accessi a internet per motivi privati in 18 mesi e di questi accessi, ben 4.500 erano stati effettuati solo su Facebook, una media di circa 16 accessi al giorno su tre ore di lavoro.<br><br>Secondo la Suprema Corte, investigare nella cronologia dalla postazione per stampare i relativi risultati e dimostrare gli accessi indiscriminati non lede la privacy del dipendente. Non si tratta, in effetti, di un controllo a distanza dell'attivit&agrave; del lavoratore, vietato dallo Statuto dei lavoratori, poich&eacute; il controllo &egrave; rivolto solo a stanare condotte illecite e potenzialmente dannose per l'impresa.<br><br></p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://goo.gl/QI3xc3">https://goo.gl/QI3xc3</a></p>]]></description>
	<dc:creator>laibach</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/42589/perch-gli-appuntamenti-moderni-fanno-schifo</guid>
	<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 08:37:54 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/42589/perch-gli-appuntamenti-moderni-fanno-schifo</link>
	<title><![CDATA[Perchè gli appuntamenti moderni fanno schifo]]></title>
	<description><![CDATA[<p>A mio avviso questa epoca che tutti definiscono &rdquo; <em>moderna</em>&rdquo; fa schifo per quanto riguarda gli appuntamenti o il semplicemente riuscire a conoscere nuove persone ! Forse &egrave; un mix di tutto questo.</p>
<p><img src="https://living.alot.com/assets/common/relationships/u3060_602x312.jpg" alt="single nell'era moderna" width="550" height="312" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Mentre stavo con il mio ormai &rdquo;ex&rdquo; , sentivo tutte le persone lamentarsi di quanto la vita da single facesse schifo. Un sacco di storie che i miei amici mi raccontavano, articoli su internet, in televisione, dappertutto. Ma fino al momento in cui mi sono lasciata con il mio ragazzo non riuscivo a capire realmente che problema avessero tutti quanti. Ora come ora &egrave; tutto molto complicato. Nessuno ti chiede di uscire per un vero appuntamento; loro chiedono solo di uscire giusto per , quindi dopo che hai accettato questo meraviglioso invito c&rsquo;&egrave; la possibilit&agrave; di passare 4 giorni ad ignorarvi a vicenda. Siete andati al cinema? Avete cenato insieme? L&rsquo;avete fatto in macchina? Avete preso un volo per Parigi e vi siete ubriacati sotto la torre Eiffel? Chissenefrega! Era solo &rdquo;un&rsquo;uscita&rdquo; amichevole, giusto? Se provi a chiederti cosa avesse significato per lui quel tempo che avete passato insieme, c&rsquo;&egrave; solo una persona che vi pu&ograve; rispondere : quella con cui siete usciti &rdquo;amichevolmente&rdquo;. Ah,aspetta. Non puoi chiederglielo , ecco perch&egrave;.</p>
<p>Viviamo in un modo dove le persone hanno paura di provare dei sentimenti genuini, o se proprio va alla grande, hanno paura di mostrarli. Quando qualcuno &egrave; arrabbiato con te per qualcosa non riceverai una chiamata per parlarne e chiarire. Al posto di chiarire ci sar&agrave; un atteggiamento abbastanza patetico, dove tramite i social ti dedicano frasi, frecciatine e tutta la cattiveria che provano in piccole dosi. Se ti piace qualcuno, non glielo dici ; devi far vedere che ti interessa ma non troppo , senn&ograve; si prendono paura. Non ti piace questo modo di vivere moderno? Ca**i tuoi. La vita &rdquo;moderna&rdquo; sembra una sorta di grande gioco e se non giochi secondo le regole che la societ&agrave; ti detta perdi, e se perdi ti ritrovi sola sotto la doppia trapunta d&rsquo;estate a chiederti cosa hai sbagliato.</p>
<p>Non chiedere di uscire due notti di fila. Se hai scritto tu il primo messaggio l&rsquo;ultima volta che vi siete sentiti , devi aspettare che sia lui a scriverti ora. Non scrivere tu per due volte di fila. Se alla fine decidete di intraprendere una relazione devi essere attenta a ogni parola che usi. Tutto &egrave; fatto tramite messaggi digitali. Fa strano chiamare qualcuno nel mondo moderno giusto per avere una conversazione o pianificare qualcosa da fare insieme, dobbiamo ansiosamente aspettare la risposta sul telefono, che forse neanche arriver&agrave;. Per capire se uno stron*o ha o no intenzioni serie con te ci metti gli anni che ti ci sono voluti per prendere la laurea in medicina.</p>
<p>Se qualcuno mi piace, voglio uscirsi. Eppure a me sembra cos&igrave; semplice. O &egrave; cos&igrave; che dovrebbe essere. Ma nella societ&agrave; in cui viviamo, deve essere tutto complesso. Se parlo troppo con lui, sono una disperata. Se trovo sempre tempo per lui quando mi chiede di uscire, sono di nuovo disperata e non ho mai nulla da fare. Se gli ci vogliono 3 ore per rispondermi al messaggio, e ho il telefono in mano quando ricevo la sua risposta, devo aspettare senn&ograve; sembro nuovamente una disperata.</p>
<p>E mi chiedo sempre :<strong> Perch&egrave; sto giocando a questo stupido gioco</strong>?</p><p>URL del Link: <a href="https://www.donne.co/perche-gli-appuntamenti-moderni-fanno-schifo/">https://www.donne.co/perche-gli-appuntamenti-moderni-fanno-schifo/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/41864/facebook-il-male-ce-lo-dice-mr-robot</guid>
	<pubDate>Wed, 02 Mar 2016 10:41:45 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/41864/facebook-il-male-ce-lo-dice-mr-robot</link>
	<title><![CDATA[Facebook è il male? ce lo dice Mr. Robot]]></title>
	<description><![CDATA[<p><strong>Sam Esmail, creatore e regista della serie tv vincitrice del Golden Globe spara a zero sul social di Zuckerberg.</strong></p>
<p>Mr. Robot fa propria la rabbia che tutti proviamo contro le corporation dopo il crollo finanziario del 2008. &Egrave; la personificazione dello spirito anarchico e rivoluzionario che quell&rsquo;evento ha scatenato in tutto il mondo&rdquo;. Non usa mezzi termini Sam Esmail, 37enne regista e autore nato in New Jersey, ma egiziano di origine, per definire la sua serie tv gi&agrave; di culto, vincitrice del Golden Globe e in onda dal 3 marzo su Premium Stories.</p>
<p><img src="https://renaissancespeakers.org/wp-content/uploads/2011/02/Facebook-good-evil.gif" alt="facebook &egrave; il male ?" width="200" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Il protagonista &egrave; Elliot (Rami Malek) un ingegnere informatico affetto da paranoia e depressione, che ha problemi di relazione e di nascosto agisce come cyber-vigilante, punendo criminali e disonesti grazie alla sua attivit&agrave; di hacker. Un giorno viene avvicinato dal misterioso Mr. Robot (Christian Slater) che gli chiede di unirsi al suo team per cancellare il debito mondiale attaccando la mega-societ&agrave; E Corp che controlla tutto e tutti (il cui logo &egrave; ispirato a quello della Enron).</p>
<hr>
<p><strong>Cosa la intriga della cultura hacker?</strong><br><span>Gli hacker sono i supereroi di oggi, &egrave; come se avessero superpoteri per cambiare le sorti del mondo e questo rende il loro mondo cos&igrave; interessante. Naturalmente ci sono quelli che agiscono per il proprio tornaconto e quelli che lottano per cause nobili, anche se Elliot &egrave; una via di mezzo, &egrave; narcisista ma allo stesso tempo vuole aiutare la gente. Il fatto &egrave; che se hanno tanto potere &egrave; perch&eacute; noi gliel&rsquo;abbiamo permesso, mettendo le nostre intere vite online. E se si &egrave; in grado di sfruttare questo sistema si pu&ograve; ricattare una persona, una societ&agrave; e persino una nazione.</span><br><br><strong>In un monologo Elliot parla male di Facebook. Perch&eacute;?</strong><br><span>Facebook &egrave; una societ&agrave; molto pericolosa, &egrave; una corporation che controlla e possiede tutte le interazioni che abbiamo con la nostra famiglia, i nostri amici. Le persone pubblicano le foto dei propri figli, i fatti propri, e tutto questo si pu&ograve; fare gratis, perch&eacute; la moneta con cui si paga &egrave; la propria personalit&agrave;, le interazioni pi&ugrave; intime con le persone che conosci. &Egrave; veramente un rischio esporsi cos&igrave; tanto con una societ&agrave; che usa tutto ci&ograve; a proprio vantaggio, fa esperimenti sociali con le persone senza avvisarle, le sfrutta per fare soldi.</span><br><br><strong>Anche lei &egrave; su Facebook per&ograve;.</strong><br><span>S&igrave;, ma non pubblico nulla di personale. E questo &egrave; qualcosa che si pu&ograve; controllare: non &egrave; un obbligo regalare a Facebook cos&igrave; tanto di noi stessi.</span><br><br><strong>Nello stesso passaggio Elliot dice frasi forti anche su Steve Jobs,</strong> ammirato da tutto il mondo, ma diventato multimiliardario grazie allo sfruttamento dei lavoratori minorenni della Foxconn.<strong> Non ha avuto problemi ad affidare queste affermazioni al suo personaggio?</strong><br><span>Finora mi &egrave; andata bene, nessuno mi ha fatto causa e tocco ferro.</span><br><br><strong>La E Corp assomiglia tanto a Google. Che ne pensa di loro?</strong><br><span>Google &egrave; differente rispetto a Facebook, perch&eacute; una gran parte dei loro strumenti sono di carattere pubblicitario. Certo, li usano contro di te, e ti profilano e quindi ci sono dei problemi di privacy che riguardano il loro modo di agire. Anche se sono pi&ugrave; trasparenti circa i dati che raccolgono sulle persone.</span>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://espresso.repubblica.it/visioni/societa/2016/02/23/news/facebook-e-il-male-parola-di-mr-robot-1.251487">https://espresso.repubblica.it/visioni/societa/2016/02/23/news/facebook-e-il-male-parola-di-mr-robot-1.251487</a></p>]]></description>
	<dc:creator>lilian</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/41773/facebook-come-la-cocaina-crea-ansia-e-dipendenza</guid>
	<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 11:13:42 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/41773/facebook-come-la-cocaina-crea-ansia-e-dipendenza</link>
	<title><![CDATA[Facebook come la cocaina: Crea Ansia e dipendenza]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span>Uno studio choc rivela: l'effetto del social network (<em>non solo Facebook, ma anche Twitter ed alcuni Forum)</em> &nbsp;&egrave; simile a quello della cocaina. "<em>Le dipendenze connesse alla tecnologia hanno delle caratteristiche simili a quelle relative alle droghe e al gioco d'azzardo</em>"</span></p>
<p>&Egrave; quanto emerge da uno studio pubblicato su<em>&nbsp;Psychological Reports</em>:&nbsp;<em>Disability and Trauma</em>e riportato da&nbsp;<em>The Independent</em>, sui sintomi "da dipendenza" connessi a Facebook, come ansia e isolamento. Sottoposto a 20 studenti universitari, il test ha evidenziato come il social network di&nbsp;<strong>Mark Zuckerberg</strong>&nbsp;possa provocare sintomi simili a quelli riscontrati nelle persone che fanno abitualmente uso di cocaina.</p>
<p>Dopo il questionario, agli studenti &egrave; stata mostrata una serie di immagini, chiedendo loro di premere o meno un tasto mentre i ricercatori monitoravano la loro attivit&agrave; cerebrale. Il risultato? Quelli che premevano il pulsante durante la visione di immagini relative a Facebook, come ad esempio il logo, erano gli stessi che nel questionario avevano affermato di provare ansia e isolamento.</p>
<p><img src="https://www.salimabraham.com/media-cdn/2011/04/SalimAbraham.com-Facebook-is-a-drug.jpg" alt="facebook da dipendenza" width="500" style="border: 0px;"></p>
<p>"<cite>Le dipendenze connesse alla tecnologia</cite>&nbsp;- si legge nello studio -&nbsp;<cite>hanno delle caratteristiche simili a quelle relative alle droghe e al gioco d'azzardo</cite>". Ebbene, l'analisi dell'attivit&agrave; cerebrale effettuata dai ricercatori ha rivelato che le immagini relative a Facebook attivavano in alcuni studenti l'amigdala e lo striato, due regioni del cervello coinvolte nei disturbi compulsivi, provocando un comportamento simile a quello delle persone dipendenti da cocaina.</p>
<p>Inoltre, per misurare la dipendenza da Facebook, anche i ricercatori della&nbsp;<em>Norway's Bergen University</em>&nbsp;hanno sviluppato una sorta di scala, chiamata "Bergen Facebook Addiction Scale" che tramite alcune domande come "Usi Facebook per dimenticarti dei problemi?" o "Se ti viene impedito di usare Facebook ti senti irrequieto e agitato?" permette di valutare il livello di dipendenza dal social (anche TWITTER).</p>
<p>Secondo&nbsp;<strong>Cecile Andraessen</strong>, l'ideatrice del test, chi risponde in modo affermativo a quattro delle sei domande poste, molto probabilmente soffre di dipendenza da Facebook.</p>
<p><span><br></span></p><p>URL del Link: <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/facebook-cocaina-d-dipendenza-e-ansia-1226153.html">https://www.ilgiornale.it/news/cronache/facebook-cocaina-d-dipendenza-e-ansia-1226153.html</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/41458/marito-posta-la-foto-della-moglie-su-facebook-e-la-condividono-in-360mila</guid>
	<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 08:58:03 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/41458/marito-posta-la-foto-della-moglie-su-facebook-e-la-condividono-in-360mila</link>
	<title><![CDATA[Marito posta la foto della moglie su Facebook e la condividono in 360mila]]></title>
	<description><![CDATA[<p><strong>Rachel Hollis</strong>, 32enne americana, &egrave; diventata una web star grazie a una foto scattatale dal marito durante una vacanza a Cancun, Messico. Nell'immagine la ragazza, mamma di tre figli, sfoggia un bikini bicolore. Ma ci&ograve; che ha colpito maggiormente gli internauti &egrave; stata la didascalia dello scatto.</p>
<p><img src="https://i.ytimg.com/vi/lhY3d1WdA1U/maxresdefault.jpg" alt="foto condivisa smagliature" width="550" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>&laquo;Ho le smagliature e indosso un bikini. Ho una pancia che &egrave; permanentemente flaccida perch&eacute; ho avuto tre gravidanze, ma indosso un bikini. Il mio ombelico sta cedendo (<em>una cosa che neanche riuscivo a immaginare prima</em>) e indosso un bikini. Indosso un bikini perch&eacute; sono orgogliosa di questo mio corpo e di ogni suo segno. Dimostrano che sono stata fortunata abbastanza per portare i miei bambini in grembo e la mia pancia flaccida sta a testimoniare che ho lavorato duro per perdere peso, quel che potevo. Indosso un bikini perch&eacute; l&rsquo;unico uomo la cui opinione conti per me sa cosa ho passato prima di arrivare ad apparire cos&igrave;. Quello stesso uomo dice che non ha mai visto niente di pi&ugrave; sexy del mio corpo, inclusi i suoi segni. Queste, cari miei, non sono cicatrici&hellip; sono medaglie che mi sono guadagnata. Mostrate quel corpo con orgoglio&raquo;.</p>
<p>La foto condivisa su Facebook &egrave; diventata immediatamente <strong>virale</strong> e in quattro giorni ha superato le 350mila condivisioni. La donna, che gestisce un blog in cui parla di benessere, non si aspettava di certo un tale clamore per lo scatto delle vacanze.</p>
<p>&laquo;Sono totalmente sconcertata e sopraffatta da tutta questa attenzione - afferma - ma anche contenta di aver influenzato in modo positivo altre mamme. Speriamo che queste parole possano aiutare gli altri a trarre ispirazione e incoraggiamento per essere orgogliosi del proprio corpo, non importa quanti segni abbia o a cosa assomigli&raquo;.</p><p>URL del Link: <a href="https://www.ilmessaggero.it/societa/nolimits/mamma_posta_foto_smagliature_su_facebook_diventa_virale-1498051.html">https://www.ilmessaggero.it/societa/nolimits/mamma_posta_foto_smagliature_su_facebook_diventa_virale-1498051.html</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Giulia Freddi</dc:creator>
</item>
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	<pubDate>Tue, 01 Jul 2014 11:37:42 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/30778/bufera-su-facebook-manipola-i-messaggi-per-un-studio-sulle-emozioni</link>
	<title><![CDATA[Bufera su Facebook: manipola i messaggi per un studio sulle emozioni]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span>700 mila utenti usati come cavie inconsapevoli per una ricerca comportamentale</span></p>
<div><img src="https://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/11/18/Tecnologia/Foto/RitagliWeb/39545247a4f945e25d146fa9a3aac8d0-kGWB-U103017777537375uG-568x320@LaStampa.it.jpg" width="500" alt="image" style="border: 0px;"></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>
<p>Esperimenti segreti con le emozioni degli utenti: Facebook ha condotto un vasto esperimento psicologico su quasi 700 mila utilizzatori del pi&ugrave; popolare social network, alterando in parte le informazioni da loro comunicate per vedere se il &laquo;contagio emotivo&raquo; si verifichi anche a distanza. Un test che non ha mancato di sollevare dubbi e qualche polemica.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ebbene, lo studio ha verificato che gli stati emotivi si possono trasmettere anche senza essere accanto e senza interagire direttamente con le persone che sono di buon o di cattivo umore, secondo i<a rel="nofollow" href="https://www.pnas.org/content/111/24/8788.full.pdf" target="_blank">&nbsp;<span>risultati della ricerca pubblicati&nbsp;</span></a>in sulla rivista Proceedings della National Academy of Sciences degli Strati Uniti.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per raggiungere questa certezza, un gruppo di ricercatori e scienziati di Facebook e delle Cornell University e University of California hanno alterato per un&rsquo;intera settimana, dall&rsquo;11 al 18 gennaio 2012, l&rsquo;algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca di 689,003 persone, che sono state divise in due gruppi, per un totale di oltre tre milioni di aggiornamenti.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad uno dei due gruppi venivano mostrati post positivi, con parole come &laquo;amore&raquo;, &laquo;bello&raquo;, &laquo;dolce&raquo;, mentre all&rsquo;altro apparivano post negativi, con parole come &laquo;antipatico&raquo;, &laquo;dolore&raquo;, &laquo;brutto&raquo;.&nbsp;</p>
<p>&Egrave; cos&igrave; venuto fuori che i due gruppi hanno reagito a loro volta postando messaggi dal contenuto negativo o positivo a seconda dei post che avevano ricevuto.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Gli stati emotivi si possono trasmettere per un fenomeno di contagio, inducendo altre persone a provare le stesse emozioni senza che ne siano coscienti&raquo;, hanno affermato gli autori della ricerca, che ha mostrato &laquo;la realt&agrave; di un contagio di massa attraverso il social network&raquo;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Frattanto, i dati sono stati analizzati da un computer, ma alcuni si domandano se una ricerca condotta in questo modo sia etica e realizzabile senza il consenso esplicito dei diretti interessati. Tuttavia, c&rsquo;&egrave; anche chi ha sottolineato che gli utenti hanno dato a suo tempo l&rsquo;ok, quando hanno sottoscritto l&rsquo;adesione al social network accettando la clausola che consente agli amministratori di Facebook operazioni interne, compresa la ricerca e soluzione di problemi, l&rsquo;esame di dati, test, ricerche e miglioramenti del servizio.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un post pubblico su Facebook, uno dei co-autori dello studio ha risposto alle polemiche suscitate, ammettendo che le motivazioni della ricerca non erano chiaramente espresse.<a rel="nofollow" href="https://www.facebook.com/akramer/posts/10152987150867796" target="_blank">&nbsp;<span>Adam D.I. Kramer</span>&nbsp;</a>, che &egrave; anche membro del Data Science team del social network, ha spiegato che all&rsquo;origine c&rsquo;&egrave; l&rsquo;impegno a migliorare il prodotto, cercando di capire il reale impatto emotivo sugli utenti. In particolare, ha scritto Kramer, i ricercatori hanno ritenuto importante studiare l&rsquo;influenza dei commenti positivi e negativi, sottolineando come questi ultimi lascino alle persone una sensazione di esclusione, che potrebbe spingerle a evitare l&rsquo;uso di Facebook.&nbsp;</p>
</div>
<p><span><br></span></p><p>URL del Link: <a href="https://www.lastampa.it/2014/06/30/tecnologia/bufera-su-facebook-manipola-i-messaggi-per-un-studio-sulle-emozioni-X6Ibk9eWM2swWe3xZic1xL/pagina.html">https://www.lastampa.it/2014/06/30/tecnologia/bufera-su-facebook-manipola-i-messaggi-per-un-studio-sulle-emozioni-X6Ibk9eWM2swWe3xZic1xL/pagina.html</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Giulia Freddi</dc:creator>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/21241/facebook-dimmi-cosa-pubblichi-e-ti-dir-chi-sei</guid>
	<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 10:34:02 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/21241/facebook-dimmi-cosa-pubblichi-e-ti-dir-chi-sei</link>
	<title><![CDATA[Facebook: dimmi cosa pubblichi e ti dirò chi sei]]></title>
	<description><![CDATA[<div id="site-description"><span style="font-size: 1.17em;">Preambolo</span></div>
<div id="core-content">
<div id="post-23">
<p>Strada facendo ho imparato che l&rsquo;unico modo per capire fino in fondo qualcosa &egrave; viverlo. Un po&rsquo; come l&rsquo;esprimere un giudizio su una citt&agrave; che si &egrave; visitato per qualche giorno o che si &egrave; vissuto per diversi anni.</p>
<p>Esprimere un giudizio su un argomento che non si &egrave; mai vissuto &egrave;, semplicemente, parlare di niente. Sono il primo che vorrebbe fare il contadino perch&eacute; mi piacerebbe tornare alla terra e tutto quel che ne comporta; ho mai provato la cosa? No. Molto probabilmente quella vita mi distruggerebbe per il semplice fatto di dovermi svegliare presto e lavorare come un mulo; risultato? Sto dicendo un sacco di cazzate.</p>
<p><img src="https://www.stevesisler.org/wp-content/uploads/2015/03/duckface-divas-16.jpg" alt="loveMeFb duck face" width="550" style="border: 0; border: 0px;"></p>
<p>Da quando si &egrave; abbattuto in Italia come un tifone, Facebook (FB) &egrave; sempre stato il mio nemico digitale numero uno. E&rsquo; stato odio a prima vista. Se, come dice il poeta, l&rsquo;importante non &egrave; l&rsquo;arrivo ma il viaggio, FB &egrave; una rovina sia durante il viaggio, sia una volta arrivati. Mi &egrave; sembrato subito, anche in modo molto evidente, un mezzo che potesse rovinare ancora di pi&ugrave; la capacit&agrave; di costruire rapporti umani sinceri e vivere la vita nelle sue cose pi&ugrave; semplici e genuine.<span></span></p>
<p>Per&ograve;, nella mia grande umilt&agrave;, mi sono detto: &ldquo;andare uno contro tutti &egrave; difficile quando le uniche informazioni che possiedi sono &ldquo;impressioni d&rsquo;autunno&rdquo; e informazioni da complottista&rdquo; e mi sono deciso a trasferirmi per qualche mese nel paese di FB. Prendendo la palla al balzo delle conseguenze positive che mi avrebbe portato la vita da faisbucchino, mi sono iscritto al famoso social network e, questa che trascrivo, &egrave; il mio modesto parere dopo 8 mesi passati al suo interno.</p>
<h3>Cosa esser tu&hellip;.</h3>
<p>FB non &egrave; nient&rsquo;altro che uno dei tanti social network esistenti nel mondo. Non &egrave; stato il primo e sicuramente non sar&agrave; l&rsquo;ultimo. Tutti conosciamo Twitter, Linkedin, MySpace, cazz, mazz, ne esistono di ogni tipo, per ogni et&agrave;.</p>
<p>Per&ograve; se dovessi rispondere alla specifica domanda &ldquo;cosa &egrave; Facebook?&rdquo; non risponderei che si tratti, semplicemente, di un social network, perch&eacute; non lo reputo alla stessa stregua degli altri social network citati precedentemente. Dal mio punto di vista, nello specifico, cosa &egrave; veramente FB? Tecnicamente FB &egrave; un&rsquo;accozzaglia di modi diversi di interagire:</p>
<ul>
<li>parlare in modo sincrono o asincrono</li>
<li>giocare</li>
<li>condividere informazioni: link, documenti, fotografie</li>
</ul>
<p>pi&ugrave; una sorta di sartoria che permette di creare una maschera virtuale di noi stessi, la nostra bacheca, che rappresenta tutto quello che vogliamo gli altri credano di noi, vedano in noi, percepiscano di noi.</p>
<p>L&rsquo;ultima conseguenza di tutto questo, e penso sia questa la risposta alla domanda di cui sopra, FB &egrave; un modo per guardare e per farsi guardare.</p>
<p>FB, al contrario di Linkedin che si rivolge al mondo business o di MySpace che si rivolgeva soprattutto a chi componeva musica, rappresenta semplicemente le persone nella loro forma pi&ugrave; umana, il DataBase dell&rsquo;intera umanit&agrave;; quindi mixando quest&rsquo;idea con quello detto prima, FB rappresenta la societ&agrave; in quanto tale, la societ&agrave; dell&rsquo;apparenza, dell&rsquo;immagine, dove tutto si fa per apparire e dove tutti vogliono guardare come gli altri appaiono. Semplice. Ah, nessuno toglie i vantaggi di un DB cos&igrave; grande. Ma i vantaggi sono sempre lo specchietto delle allodole, se voglio tenermi in contatto con qualcuno so come farlo, non ho bisogno di FB.</p>
<p>Con i dovuti distingui che&nbsp;<del datetime="2012-12-03T18:32:17+00:00">prenderemo per culo</del>&nbsp;analizzeremo successivamente, su FB esistono principalmente due grandi famiglie. L&rsquo;attore davanti la telecamera, lo spettatore che guarda lo schermo. Una sorta di grande fratello su un media diverso.</p>
<p>Se voglio andare a dormire a casa di un amico lo chiamo e dico &ldquo;sto venendo a dormire da te&rdquo;. Se per fare questa operazione scrivo sulla sua bacheca, non voglio dirlo a lui, voglio che tutti &ldquo;i nostri amici&rdquo; sappiano che io sto andando a dormire da lui.Tutto quello che pubblichiamo, tutto quello che facciamo, non &egrave; nient&rsquo;altro che un modo di rendere pubbliche le nostre azioni, emozioni, voglie.</p>
<p>Allora stesso modo di chi inserisce informazioni, c&rsquo;&egrave; chi queste informazioni vuole conoscerle, chi vive nel piacere di guardare quello che gli altri fanno. Quindi, prendendo sempre l&rsquo;insieme delle persone per gaussiana, su FB le attivit&agrave; vengono fatte per far sapere o per sapere.</p>
</div>
</div><p>URL del Link: <a href="https://ioscrivoleidisegna.wordpress.com/2012/12/04/facebook-dimmi-cosa-pubblichi-e-ti-diro-chi-sei/">https://ioscrivoleidisegna.wordpress.com/2012/12/04/facebook-dimmi-cosa-pubblichi-e-ti-diro-chi-sei/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
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