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	<title><![CDATA[MSNI: Link di Cerco Lavoro]]></title>
	<link>https://msni.it/bookmarks/group/14468/all</link>
	<description><![CDATA[]]></description>
	
	<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/45132/lavoro-over-50-quando-e-come-fruire-degli-incentivi</guid>
	<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 20:05:28 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/45132/lavoro-over-50-quando-e-come-fruire-degli-incentivi</link>
	<title><![CDATA[Lavoro over 50: quando e come fruire degli incentivi]]></title>
	<description><![CDATA[<p>I datori di lavoro privati possono fruire di sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori che abbiano compiuto cinquant'anni e che versino, da oltre 12 mesi, in stato di disoccupazione. La legge di Bilancio conferma, anche per il 2017, il bonus introdotto dalla legge Fornero. Il beneficio pu&ograve; essere fruito indipendentemente dalla collocazione territoriale dell'impresa, &egrave; esteso alle assunzioni a tempo parziale ed &egrave; escluso in caso di sospensioni del lavoro connesse a situazioni di crisi aziendale o processi di riorganizzazione in atto. Quali sono i requisiti per fruire degli incentivi?</p>
<p>La legge di Bilancio 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 21 dicembre scorso), conferma la possibilit&agrave; di fruire di agevolazioni contributive per l'assunzione di disoccupati la cui et&agrave; anagrafica rende particolarmente difficile rientrare nel mondo del lavoro.<br>Consulta lo speciale Legge di Bilancio 2017<br>In particolare, la legge di Bilancio estende al 2017 gli sgravi contributivi in favore dei datori di lavoro che assumeranno dipendenti "over 50" disoccupati da almeno un anno.<br>Le misure atte ad incentivare l'assunzione di disoccupati ultracinquantenni si inquadrano nel piano di riordino del sistema degli incentivi alle assunzioni volto ad agevolare il reinserimento nel mercato del lavoro di determinate categorie di soggetti ritenute particolarmente meritevoli di tutela.<br>A partire dal 1&deg; gennaio 2017, infatti, verranno meno le agevolazioni contributive previste per l'assunzione della generalit&agrave; dei lavoratori iscritti alle liste di mobilit&agrave;, mentre gli interventi coordinati dall'Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (istituita con il Jobs Act) avranno l'obiettivo di agevolare in via prioritaria le categorie che presentano maggiori difficolt&agrave; di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro.<br>Leggi anche:<br>- Dal 2017 la NASpI sostituir&agrave; la mobilit&agrave;: a quale costo<br>Agevolazioni contributive per l'assunzione di lavoratori ultracinquantenni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="https://www.connectu.it/photos/thumbnail/43536/master/" alt="lavoro bonus a 50 anni" width="650" style="border: 0px;"></p>
<p>Quella degli ultracinquantenni &egrave; stata certamente una delle categorie di lavoratori pi&ugrave; penalizzate nel corso degli ultimi anni, non solo a causa del costante incremento del numero di cessazioni di rapporti di lavoro, ma anche a seguito del forte irrigidimento dei requisiti per l'accesso ai trattamenti pensionistici; questi sono solo alcuni dei molteplici fattori che hanno portato all'introduzione di forme di incentivazione all'assunzione volte ad agevolare il reimpiego dei disoccupati over 50.<br>Il primo intervento normativo in tal senso risulta infatti alla legge Fornero (legge n. 92/2012), che all'art. 4, commi 8-11, ha previsto la possibilit&agrave; per i datori di lavoro privati di fruire di agevolazioni contributive in caso di assunzione di uomini e donne ultracinquantenni in stato di disoccupazione da oltre 12 mesi.<br>Nel solco tracciato dalla legge Fornero, la legge di Bilancio conferma anche per il 2017 il bonus contributivo introdotto dalla legge n. 92/2012.<br>Requisiti di accesso al bonus contributivo</p>
<p>Per poter beneficiare dello sgravio contributivo &egrave; necessario che la persona da assumere abbia compiuto cinquant'anni e che versi da oltre 12 mesi in stato di disoccupazione.<br>Il beneficio pu&ograve; essere fruito da tutti i datori di lavoro privati, indipendentemente dalla collocazione territoriale dell'impresa.<br>Come per la generalit&agrave; delle agevolazioni all'assunzione, anche quella relativa ai lavoratori ultracinquantenni pu&ograve; essere concessa a condizione che la stipulazione del contratto non avvenga per effetto di un obbligo derivante dalla legge o dalla contrattazione collettiva, n&eacute; in violazione di eventuali diritti di precedenza all'assunzione di altri lavoratori.<br>Inoltre, per accedere agli incentivi, la regolarit&agrave; della situazione contributiva del datore di lavoro deve essere attestata dal DURC e l'azienda deve avere adempiuto agli obblighi di legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro.<br>L'incentivo spetta anche per i lavoratori a tempo parziale e pu&ograve; essere fruito anche dalle agenzie di somministrazione, mentre sar&agrave; escluso in caso di sospensioni del lavoro connesse a situazioni di crisi aziendale o processi di riorganizzazione in atto.<br>Sgravio contributivo del 50% per un periodo massimo di 18 mesi</p>
<p>I datori di lavoro privati che stipulano un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato con un soggetto di et&agrave; pari o superiore a cinquant'anni disoccupato da almeno 12 mesi, possono beneficiare di uno sgravio contributivo in misura pari al 50% dei contributi dovuti ad INPS ed INAIL, entro il tetto massimo di 4.030 Euro annui.<br>La durata massima dell'agevolazione &egrave; di 18 mesi dalla data di assunzione, se il contratto a tempo indeterminato. Se il contratto &egrave; stipulato a tempo determinato, il periodo massimo &egrave; di 12 mesi, ma in caso di successiva trasformazione a tempo determinato la riduzione contributiva si estende fino al diciottesimo mese.<br>Ai fini della determinazione del diritto agli incentivi e della loro durata, si cumulano i periodi in cui il lavoratore ha prestato l'attivit&agrave; in favore dello stesso soggetto, a titolo di lavoro subordinato o in somministrazione di lavoro; non si cumulano invece le prestazioni in somministrazione effettuate dallo stesso lavoratore nei confronti di diversi utilizzatori, anche se fornite dalla medesima agenzia di somministrazione di lavoro, salvo che tra gli utilizzatori ricorrano assetti proprietari sostanzialmente coincidenti ovvero intercorrano rapporti di collegamento o controllo.<br>Le aziende beneficiano dell'agevolazione sotto forma di conguaglio attraverso le denunce contributive mensili, senza possibilit&agrave; di cumulo con altri incentivi di natura economica o contributiva incompatibili con quello in questione.<br>Considerazioni conclusive</p>
<p>Le misure a sostegno dell'occupazione dei lavoratori ultracinquantenni esclusi dal mercato del lavoro appaiono apprezzabili, oltre che per ragioni di tutela delle fasce pi&ugrave; deboli, anche in termini di produttivit&agrave; ed efficienza d'impresa, se si considerano i potenziali benefici derivanti dall'opportunit&agrave; per il datore di lavoro di fruire di un bagaglio di esperienze professionali di particolare ampiezza come pu&ograve; essere quello di un lavoratore over 50.<br>Tuttavia, &egrave; assai difficile ipotizzare quale potranno essere, i concreti benefici in termini di incremento delle assunzioni e stabilizzazione dei rapporti di lavoro degli ultracinquantenni attualmente disoccupati, soprattutto sul medio-lungo periodo e se misure di sostegno e promozione all'assunzione analoghe a quelle in commento non saranno riconfermate anche in futuro.</p><p>URL del Link: <a href="https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2017/01/04/assunzione-di-lavoratori-over-50-quando-e-come-fruire-degli-incentivi">https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2017/01/04/assunzione-di-lavoratori-over-50-quando-e-come-fruire-degli-incentivi</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/44466/disoccupati-arriva-il-bonus-da-mille-a-5mila-euro</guid>
	<pubDate>Thu, 10 Nov 2016 14:23:13 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/44466/disoccupati-arriva-il-bonus-da-mille-a-5mila-euro</link>
	<title><![CDATA[Disoccupati, arriva il bonus da mille a 5mila euro]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Al via da novembre <strong>l'assegno anti-disoccupazione</strong>. Da 1.000 fino a 5mila euro, il <strong>bonus per la ricollocazione</strong> sar&agrave; erogato dall'Anpal e sar&agrave; tanto pi&ugrave; alto quanto pi&ugrave; fragile &egrave; la posizione del senza lavoro, personalizzato sulla base di un 'rating', fissato con un algoritmo e condizionato al reale impegno a trovare un lavoro: niente assegno all'agenzia per l'impiego che non si impegna, niente Naspi al disoccupato che rifiuta un contratto congruo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="https://www.ravennaedintorni.it/articoli/43411/43411.jpg" alt="bonus disoccupati" width="600" height="351" style="border: 0; border: 0px;"></p>
<p><br>"Siamo pronti per fare partire gi&agrave; questo mese la fase sperimentale, mettendo a disposizione un primo blocco di circa 30mila assegni da offrire su tutto il territorio nazionale per poi estenderlo a tutti i richiedenti nella prima parte del 2017", annuncia all'Adnkronos Maurizio Del Conte, presidente della neonata Agenzia per le politiche attive per il lavoro, sottolineando come si tratti della "prima vera misura di politica attiva nazionale".<br><br>Nella fase sperimentale la scelta dei disoccupati ai quali verr&agrave; offerto il bonus avviene con metodi statistici, con un sistema ovviamente randomizzato che potrebbe suscitare qualche polemica, ma &egrave; garanzia di non discriminatoriet&agrave;.<br><br>L'assegno, <strong>spendibile entro 12 mesi</strong>, va all'operatore (agenzie di impiego ecc.) che lo potr&agrave; incassare solo se colloca il disoccupato. Questi a sua volta incorre in sanzioni se rifiuta offerte di lavoro valide, dall'erosione della Naspi fino alla revoca. Il tutto con l'obiettivo di superare il concetto di sussidi passivi e favorire la ricollocazione.<br><br>Una volta a regime il sistema funzioner&agrave; cos&igrave;: sul sito dell'Anpal (che sar&agrave; attivato a breve e prender&agrave; il posto di 'Cliclavoro') il disoccupato con almeno 4 mesi di Naspi effettua online la Did, dichiarazione di immediata disponibilit&agrave;, e inserisce tutte le informazioni necessarie per stilare il suo profilo, dalla scolarizzazione, alle competenze, area geografica, durata disoccupazione, tra le altre. Qui un algoritmo elabora in automatico il profilo occupazionale, il profiling appunto, un indicatore di distanza dal mercato del lavoro che si riassume con un numero da 0 a 1 che gli d&agrave; diritto all'assegno di ricollocazione. Quindi per esempio chi segna uno 'score' di 0,5 ha il 50% delle possibilit&agrave; di trovare lavoro, chi segna 1 avr&agrave; l'assegno pi&ugrave; alto (5mila euro), chi segna 0 quello pi&ugrave; basso (mille) e nel mezzo tutti i decimali possibili a cui corrisponde dunque una diversa entit&agrave; dell'assegno entro la forchetta 1.000-5.000.<br><br>"Pi&ugrave; alta &egrave; la distanza del disoccupato dal mercato del lavoro, pi&ugrave; alto sar&agrave; l'assegno e quindi l'aiuto a rientrare nel mercato", commenta il giuslavorista. "Una rivoluzione culturale, un cambio di prospettiva - conclude Del Conte - una volta il futuro di chi restava senza lavoro erano gli ammortizzatori, oggi &egrave; cercare un nuovo posto di lavoro".<br><br>ASSUNZIONE GIOVANI E SUD - Settecentotrenta milioni di fondi Ue da destinare alle decontribuzioni mirate per giovani e Sud per il 2017 fino a 8mila euro. Il provvedimento, che sar&agrave; varato la prossima settimana dall'Agenzia per le politiche attive per il Lavoro che gestisce tali fondi (Anpal), colma parzialmente il mancato intervento in legge di Bilancio per il 2017 reperendo le coperture appunto nei fondi comunitari, in attesa nel 2018 di poter procedere verso un taglio strutturale del cuneo fiscale. "Un super bonus occupazionale da introdurre con un atto amministrativo dell'Agenzia - spiega all'Adnkronos il presidente Anpal Maurizio Del Conte - una misura forte e selettiva per le categorie svantaggiate previste dai fondi comunitari". I fondi "sono destinati alle imprese che assumono giovani iscritti a Garanzia Giovani o lavoratori di qualunque et&agrave; al Sud che siano senza lavoro da almeno sei mesi da destinare a decontribuzioni fino a 8.060 euro, come nel 2015", spiega ancora il giuslavorista.<br><br>Accusate di dopare il mercato del lavoro, le decontribuzioni sui neoassunti sono state introdotte dal governo a partire dal 2015, poi dimezzate nel 2016 per procedere con l'ultimo decalage nel prossimo anno. Ma alla fine l'intervento per il 2017 non &egrave; stato incluso nella Legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera: l'estensione a tutti del decalage sarebbe stata di entit&agrave; troppo bassa, con il rischio di non rappresentare un incentivo attraente, una misura selettiva rischiava la bocciatura Ue configurandosi come aiuto di stato distorsivo del mercato. da qui il ricorso ai fondi Ue per assicurare continuit&agrave; alle politiche del governo per il mercato del lavoro completando il triennio di decontribuzioni in vista di un taglio strutturale del cuneo nel 2018.<br><br><br></p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2fUldg2">https://bit.ly/2fUldg2</a></p>]]></description>
	<dc:creator>monica</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/41927/se-sei-immigrato-pi-facile-trovare-lavoro</guid>
	<pubDate>Sat, 05 Mar 2016 17:51:28 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/41927/se-sei-immigrato-pi-facile-trovare-lavoro</link>
	<title><![CDATA[Se sei immigrato è più facile trovare lavoro]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span><strong>In Italia &egrave; pi&ugrave; facile lavorare da immigrati&nbsp;</strong></span></p>
<p>Da una ricerca del&nbsp;<span>Centro Studi ImpresaLavoro</span>&nbsp;sulla base dei dati Eurostat 2014, gli ultimi disponibili,&nbsp;<span>nel nostro Paese <strong>lavorano di pi&ugrave; gli immigrati che gli italiani</strong></span>.</p>
<p><img src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2014/03/ghana-640.jpg" alt="gli immigrati hanno pi&ugrave; possibilit&agrave; di lavoro degli italiani" width="550" style="border: 0px;"></p>
<p>I dati attestano infatti che gli italiani che svolgono un lavoro sono il 55,4% di quanti potrebbero farlo, mentre gli extracomunitari residenti in Italia che hanno un&rsquo;occupazione sono il 56,7%. In cifre assolute, va da s&eacute;, i lavoratori italiani sono pi&ugrave; dei lavoratori extracomunitari, perch&eacute; i primi sono pi&ugrave; numerosi dei secondi, ma i due dati restano significativi. Anche in comparazione con quanto accade negli altri Paesi dell&rsquo;Unione europea. Di norma, infatti, all&rsquo;interno della Ue quanti sono nati nel (o comunque cittadini del) Paese dove lavorano non sono pi&ugrave; numerosi dei lavoratori extra-Ue in cifra assoluta (essendo ovunque i nativi pi&ugrave; numerosi degli immigrati), ma sono pi&ugrave; numerosi anche in cifra percentuale, cio&egrave; in proporzione al numero totale degli appartenenti ai rispettivi gruppi (nativi ed esterni).</p>
<p><span>La media nei 28 Paesi della Ue di persone che lavorano nel Paese di cui sono cittadini</span>&nbsp;&egrave; del 65,2%, cio&egrave; 9,8 punti pi&ugrave; dell&rsquo; <strong>Italia</strong>, mentre quella di lavoratori extracomunitari &egrave; del 53,2%, cio&egrave; 3,5 punti meno dell&rsquo;Italia (se si restringe il campo ai Paesi che hanno adottato l&rsquo;euro, la media di lavoratori extracomunitari scende al 52,1%). <strong>Spagna</strong> (56,6%), <strong>Francia</strong> (64,6%), <strong>Regno Unito</strong> (72,2%) e Germania (75,1%) hanno tutte percentuali di lavoratori nazionali maggiori dell&rsquo;Italia, che in classifica precede comunque <strong>Grecia</strong> (49,3%) e <strong>Croazia</strong> (54,6%).</p>
<p><span>Il divario percentuale tra lavoratori nazionali e lavoratori extracomunitari</span>&nbsp;a favore di questi ultimi si registra peraltro anche in <strong>Repubblica Ceca</strong> (6,5 punti di differenza), <strong>Lituania</strong> (7,3 punti), <strong>Ungheria</strong> (8,2 punti) e <strong>Cipro</strong> (14,5 punti), tutti Paesi nei quali tale divario &egrave; pi&ugrave; pronunciato che nello Stivale. Nel resto dell&rsquo;Unione europea, la Spagna registra un tasso di occupazione dei propri cittadini superiore a quello di immigrati extra-Ue dell&rsquo;8,5%, il Regno Unito del 12,3%; la Francia del 19,6% e la Germania si del 20,4% (i dati non tengono ancora conto della politica delle porte aperte agli immigrati che la cancelliera Angela Merkel ha attuato a partire dall&rsquo;anno scorso)</p>
<p>Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del Centro Studi ImpresaLavoro, spiega il dato relativo all&rsquo;Italia come&nbsp;<span>&ldquo;un&rsquo;anomalia che, almeno in parte, dipende dalla disponibilit&agrave; di questi lavoratori ad accettare occupazioni che ormai gli italiani si rifiutano di prendere in considerazione&rdquo;</span>&nbsp;ma non manca di sottolineare che &ldquo;il nostro mercato del lavoro sconta un disallineamento strutturale tra offerta formativa e fabbisogni occupazionali delle aziende. E i nostri giovani sono costretti a percorsi di studio che li portano ad entrare tardi e male nel mercato del lavoro, rimanendo inoccupati per lunghi periodi di tempo&rdquo;.</p>
<p><span>A trovare lavoro sono gli extracomunitari uomini</span>&nbsp;mentre il tasso di disoccupazione tra le donne extracomunitarie in Italia &egrave; elevato: pari al 45,6% per le egiziane, al 38,5% per le pakistane, al 35,4% per le tunisine, al 34,6% per le marocchine, e al 31,7% per le albanesi.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://www.today.it/blog/asso-di-denari/tasso-occupazione-immigrati-italia.html">https://www.today.it/blog/asso-di-denari/tasso-occupazione-immigrati-italia.html</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/41857/cina-6-milioni-di-licenziamenti</guid>
	<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 17:47:20 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/41857/cina-6-milioni-di-licenziamenti</link>
	<title><![CDATA[Cina: 6 milioni di licenziamenti]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Nei prossimi due tre anni&nbsp;<strong>la Cina intende licenziare dai 5 ai 6 milioni di dipendenti</strong>&nbsp;da &ldquo;aziende zombie&rdquo; che sono a un passo dal default. L&rsquo;obiettivo &egrave; quello di ridurre l&rsquo;inquinamento e l&rsquo;offerta in eccesso della sua produzione industriale.</p>
<p>Secondo quanto riportato da Reuters, che cita due fonti vicine alle autorit&agrave; e a conoscenza del piano governativo, le societ&agrave; sull&rsquo;orlo del crac colpite dai tagli al personale sono per la maggior parte attive nel settore minerario, in particolare quelle dell&rsquo;acciaio e del carbone.</p>
<p><img src="https://www.asianews.it/files/img/CINA_-_Lavoratori.gif" alt="6 milioni di licenziamenti in Cina" width="400" style="border: 0px;"></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pechino vuole ripulire e ringiovanire la sua economia</strong>, ma i licenziamenti sono una preoccupazione politica non da poco per il governo e una preoccupazione economica enorme per le regioni interessate, spesso aree povere dipendenti unicamente dal lavoro creato da imprese che ora attraversano una grave crisi.</p>
<p>&ldquo;Il programma del governo di tagli di posti di lavoro e rinnovamento dell&rsquo;industria mineraria &egrave; il pi&ugrave; importante degli ultimi venti anni&rdquo;, scrive l&rsquo;agenzia di stampa britannica, aggiungendo che arriva pochi giorni prima della sessione plenaria annuale del parlamento, in agenda la settimana prossima.</p>
<p>La&nbsp;<strong>ristrutturazione di societ&agrave; statali dal 1998 al 2003</strong>&nbsp;ha portato a circa&nbsp;<strong>28 milioni di esuberi</strong>&nbsp;e i costi per il governo sono stati pari a circa 73,1 miliardi di yuan (11,2 miliardi di dollari) spesi in fondi per il ricollocamento dei dipendenti pubblici.</p><p>URL del Link: <a href="https://www.wallstreetitalia.com/cina-aziende-zombie-6-milioni-di-licenziamenti/">https://www.wallstreetitalia.com/cina-aziende-zombie-6-milioni-di-licenziamenti/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/41089/italia-i-3-errori-capitali-che-non-smettiamo-di-fare</guid>
	<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 07:47:54 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/41089/italia-i-3-errori-capitali-che-non-smettiamo-di-fare</link>
	<title><![CDATA[Italia: i 3 errori capitali che non smettiamo di fare.]]></title>
	<description><![CDATA[<p>1 &ndash; Vogliamo attirare gli investenti in aziende italiane ma aumentiamo le tasse.</p>
<p>A parole diciamo di volere attrarre gli investitori italiani e esteri, ma poi aumentiamo le tasse, soprattutto continuiamo ad aumentare le tasse che gravano su chi vuole investire in borsa. Ad esempio, gli unici in Europa che hanno la Tobin Tax siamo noi e la Francia, i due paesi Europei che continuano a deludere le aspettative di crescita.</p>
<p>L&rsquo;ultima tassa sugli investimenti che si sta inventando il governo italiano, &egrave; il raddoppio della Tobin Tax. Un ulteriore regalo inaspettato ai mercati azionari concorrerti.</p>
<p>I danni che produce questa tassa sull&rsquo;economia italiana, sono molto superiori al suo gettito, la Tobin Tax potrebbe avere senso solo se fosse applicata da tutti, applicarla e inasprirla solo in Italia &egrave; un atto di puro masochismo, un regalo ai mercati nostri concorrenti.</p>
<p>Visto che la Tobin Tax contribuisce a far scappare altrove gli investimenti, il governo la vorrebbe raddoppiare! Forse lo fa per raggiungere o mantenere il primato del pi&ugrave; piccolo e asfittico mercato azionario Europeo rispetto al PIL.</p>
<p>Nei mercati azionari regolamentati, nel 2016, vogliono portare la Tobin Tax dallo 0,1%, per ogni operazione di acquisto e vendita overnight, allo 0,2%. Nei mercati non regolamentati la vogliano portare allo 0,4%.</p>
<p>Come fa il governo a non capire che i mercati azionari sono in concorrenza l&rsquo;uno con l&rsquo;altro? Nessuno al governo si domanda come mai la Tobin Tax gli altri stati non la mettano?<br>2 &ndash; Prepensionamenti per creare occupazione.</p>
<p>Non sono serviti decenni di prepensionamenti per capire che mandare in pensione le persone prima non crea occupazione.</p>
<p>Per pagare le pensioni di queste nuove pensioni servono maggiori contributi o tasse, questo non fa che deprimere l&rsquo;economia e disincentivare gli investimenti in Italia.</p>
<p>Ancora non lo abbiamo capito? Pare proprio di no. Il costo del sistema pensionistico italiano &egrave; gi&agrave; tra i pi&ugrave; alti, questo grava sulla crescita e sulle prospettive occupazionali.<br>3 &ndash; Non si riducono le tasse sul lavoro.</p>
<p>Lo sanno tutti che la priorit&agrave; sarebbe il ridurre il carico fiscale sul lavoro ma il governo, per un miope calcolo elettorale punta su altro. Non riduce le tasse sul lavoro per ridurre le tasse sugli immobili o per fare i prepensionamenti.</p>
<p><img src="https://cdn-2.lavoroefinanza.it/o/j/come-evitare-lo-stress-sul-lavoro_988fcd6b25e3066f38211280d28ceeea.jpg" alt="Italia ed errori nel lavoro" width="450" style="border: 0px;"></p>
<p>Puntiamo sulla casa per creare lavoro? Non sanno che in Italia oltre l&rsquo;80% dei cittadini ha almeno una casa di propriet&agrave;? Senza guadagnare a sufficienza &egrave; difficile comprare una casa.<br>Conclusioni</p>
<p>Vogliamo continuare a domandarci perch&eacute;, anno dopo anno, siamo sempre un paese ad alta disoccupazione e con una crescita del PIL da prefisso telefonico?</p>
<p>Pi&ugrave; tasse su chi finanzia le imprese e pi&ugrave; tasse sul lavoro non possono che bloccare la crescita e l&rsquo;occupazione. I tassi di interesse bassi e il petrolio a basso costo prima o poi finiranno.</p>
<p>Noi puntiamo sulla casa e sui prepensionamenti per creare lavoro. Continuare a fare gli stessi errori, facendo finta di cambiare tutto, aiuter&agrave; solo i nostri concorrenti.</p><p>URL del Link: <a href="https://jobseekeritalia.it/2015/12/07/tre-errori-italiani/">https://jobseekeritalia.it/2015/12/07/tre-errori-italiani/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/36399/un-contadino-medievale-lavorava-effettivamente-meno-di-noi</guid>
	<pubDate>Sun, 26 Apr 2015 18:26:26 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/36399/un-contadino-medievale-lavorava-effettivamente-meno-di-noi</link>
	<title><![CDATA[Un contadino medievale lavorava effettivamente meno di noi]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualche tempo fa, era diventato virale <em>online</em> un articolo che s&rsquo;intitolava <em><a rel="nofollow" href="https://comune-info.net/2014/01/era-meglio-lavorare-nel-medioevo/" target="_blank">Era meglio lavorare nel Medioevo</a></em>&hellip; e sosteneva, in buona sostanza, che i servi della gleba medievali godessero di contratti pi&ugrave; favorevoli rispetto a quelli che vengono proposti ai nostri giorni.<br> No, scherzi a parte: l&rsquo;articolo che ho linkato altro non era che la traduzione italiana di <a rel="nofollow" href="https://groups.csail.mit.edu/mac/users/rauch/worktime/hours_workweek.html" target="_blank">questo contributo</a>, estratto da un saggio (neanche troppo recente) di Juliet Shore, intitolato The <em>Overworked American &ndash; The Unexpected Decline of Leisure</em>. Nel suo studio, la professoressa Shore &ndash; docente di sociologia al Boston College &ndash; evidenziava come l&rsquo;Americano medio di inizio anni &rsquo;90 lavorasse <em>molto di pi&ugrave;</em> rispetto al suo antenato dei secoli passati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;affermazione, comprensibilmente, aveva destato scalpore, anche perch&eacute; noi siamo abituati a pensare a un passato grigio e cupo fatto di poveri lavoratori sfruttati fino a sangue, che riescono ad affrancarsi da questa ingiusta tirannia solo grazie alle lotte sindacali di fine &lsquo;800. <em>Possibile</em> &ndash; si sono domandati in tanti, quando l&rsquo;articolo in Italiano ha cominciato a girare <em>online</em> &ndash; che un contadino medievale avesse pi&ugrave; tempo libero rispetto a quanto ne ha oggi un impiegato?</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno &ndash; se non ricordo male, <a rel="nofollow" href="https://lafontanadelvillaggio2.wordpress.com/" target="_blank">don Fabio</a> &ndash; mi aveva addirittura interpellato in merito.<br> E, ehm, la risposta &egrave; s&igrave;: incredibile ma vero, i contadini medievali avevano <em>molto</em> pi&ugrave; tempo libero di noi.<br> <em>Tant&rsquo;&egrave;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se state facendo tanto d&rsquo;occhi, non stupitevi: semplicemente, siete vittime di quel fenomeno noto in storiografia come &ldquo;deformazione prospettica&rdquo;. Noi sappiamo (perch&eacute; l&rsquo;abbiamo studiato a scuola, l&rsquo;abbiamo letto sui libri di Dickens, ce l&rsquo;hanno magari raccontato i nostri nonni) che, in passato, le condizioni lavorative erano mediamente molto pesanti: lunghi orari di servizio, levate antelucane, uscita dalle fabbriche quando ormai &egrave; gi&agrave; sera tardi.<br> Tutto verissimo, sia chiaro: per&ograve;, quello che accadeva un secolo fa non accadeva <em>necessariamente</em> anche duecento, trecento o mille anni prima.<br> Nello specifico, il Medio Evo <em>non conosceva</em> affatto i ritmi di lavoro forsennati che l&rsquo;Occidente ha vissuto con la rivoluzione industriale. Il che non vuole dire che i lavoratori medievali stessero <em>meglio</em>&hellip; <em>per&ograve;</em>, sicuramente, lavoravano molto meno.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo: non si lavorava <em>mai</em> dopo il calar del sole. Questo, per ragioni di prudenza (le notti medievali erano una roba molto pericolosa), ma anche per banali ragioni di ordine pratico: non c&rsquo;era nessun lampione a illuminare i campi da coltivare; e, per quanto riguardava i lavori che si svolgevano al chiuso, le candele costavano un sacco. E/o, comunque, esponevano il locale a pericolosissimi rischi d&rsquo;incendio. Molto pi&ugrave; economico mandar tutti a casa al calar del sole, e arrivederci a domattina.<br> Certo: questo voleva dire che, nei mesi estivi, si poteva lavorare <em>anche pi&ugrave;</em> delle nostre classiche otto ore &ndash; per contro, per&ograve;, d&rsquo;inverno si &ldquo;staccava&rdquo; molto prima, suppergi&ugrave; verso le quattro.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre: la grande differenza tra i nostri ritmi lavorativi e quelli del Medio Evo riguardava <em>non tanto</em> le ore di lavoro svolte ogni giorno, <em>quanto pi&ugrave;</em> i giorni di lavoro presenti sul calendario.<br> Punto primo: tutte le domeniche erano <em>tassativamente</em> e rigorosamente festive, <em>cascasse il mondo</em>.<br> Punto secondo: rigorosamente festive erano pure tutte le feste religiose.<br> Punto terzo: le feste religiose non erano solo quelle quattro o cinque festivit&agrave; che ancor oggi sono presenti sul nostro calendario. Nel Medio Evo, ci si asteneva dal lavoro anche in occasione di ricorrenze che invece oggigiorno non sono niente affatto festive: Mercoled&igrave; delle Ceneri, Rogazioni, Strage degli Innocenti, Corpus Domini, Esaltazione della Croce, San Nicola&hellip; E inoltre, ogni categoria professionale riposava in occasione della festa del suo santo patrono (come a dire che un dentista dovrebbe chiudere lo studio in occasione della festa di Sant&rsquo;Apollonia, e una collaboratrice domestica dovrebbe fare festa nel giorno di Santa Zita).<br> <em>Come se non bastasse</em>, il lavoratore medievale padroneggiava con dimestichezza il concetto di &ldquo;orario part time&rdquo;: alla vigilia delle feste religiose pi&ugrave; importanti (domenica inclusa), il lavoro si interrompeva <em>tassativamente</em> al suono dei Vespri, indipendentemente dalla posizione del sole all&rsquo;orizzonte.<br> Tenendo conto di tutto questo, gli storici calcolano circa un&rsquo;ottantina di giorni feriali (cinquantadue domeniche + altre feste religiose) in cui i lavoratori medievali non si schiodavano proprio da casa, a cui bisogna sommare <em>almeno</em> una settantina di altri giorni, in cui si lavorava <em>part time</em> fino all&rsquo;ora dei Vespri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la situazione, evidentemente, poteva variare da zona a zona (e da secolo a secolo): ad esempio, dopo l&rsquo;esperienza traumatica della Morte Nera, l&rsquo;Europa comincia a sentire l&rsquo;esigenza di avere &ldquo;pi&ugrave; santi in Paradiso&rdquo;, cosicch&eacute; aumentano in modo abbastanza consistente i giorni feriali in onore di questo o quel santo patrono. Con l&rsquo;inizio dell&rsquo;et&agrave; moderna, il potere centrale cerca di rafforzarsi imponendo al popolo alcune festivit&agrave; di natura decisamente &ldquo;laica&rdquo;, tipo il compleanno del re o lo sposalizio dell&rsquo;erede al trono. Di festa in festa, &egrave; facile arrivare a certe cifre esorbitanti come, ad esempio, quelle riportate dal <em>Registrum Novum</em> dei vescovi di Lincoln, secondo cui, nel Medio Evo, nel territorio della diocesi inglese esistevano suppergi&ugrave; 133 giorni di festa da osservarsi (pi&ugrave; svariate vigilie in cui si lavorava solo met&agrave; giornata).<br> Dati a cui vanno ad aggiungersi eventuali periodi di immobilit&agrave; &ldquo;forzata&rdquo; per tutte quelle categorie professionali il cui lavoro seguiva ritmi stagionali molto precisi. Gli agricoltori, evidentemente, trascorrono i lunghi mesi invernali senza poter fare un granch&eacute;, ma non sono l&rsquo;unico caso: fino agli inizi del XIV secolo le navi mercantili restano all&rsquo;&agrave;ncora dall&rsquo;inizio dell&rsquo;Avvento fino a met&agrave; marzo &ndash; e anche pi&ugrave; a lungo, nei mari del Nord.</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="https://unapennaspuntata.files.wordpress.com/2015/01/lunedc3ac-aratro.jpg?w=535&amp;h=402" alt="contadino medioevo" width="500" style="border: 0px;"></p>
<p style="text-align: justify;">Certo: 133 giorni di ferie, pi&ugrave; svariati giorni di lavoro <em>part time</em>, pi&ugrave; tre mesi di inattivit&agrave; forzata, sono un po&rsquo; <em>tantini</em> per chiunque&hellip; e infatti, da un certo periodo in poi, i legislatori cominciano a ricevere pressioni al fine di allungare le giornate lavorative e/o diminuire i giorni di festa.<br> E sapete da chi arrivano queste pressioni?<br> <em>No</em>, non da parte degli impresari attaccati al soldo: in prima istanza arrivano <em>dai lavoratori</em>, che chiedono disperatamente di poter lavorare di pi&ugrave;, per poter godere di uno stipendio pi&ugrave; alto.</p>
<p style="text-align: justify;">&hellip;perch&eacute;, s&igrave;: questo era ovviamente il rovescio della medaglia. Sar&agrave; pur vero che nel Medio Evo si lavorava molto meno di oggi, ma &egrave; indubbiamente altrettanto vero che, nel Medio Evo, chiunque avesse provato a rivendicare il concetto di &ldquo;ferie pagate&rdquo; sarebbe stato inevitabilmente preso per idiota.<br> Si lavorava poco, certamente, ma si veniva pagati solo in base al lavoro effettivamente svolto: siamo liberi di incantarci di fronte alla quieta vita dei medievali che avevano quattro mesi di ferie all&rsquo;anno&hellip; <em>per&ograve;</em>, quei quattro mesi potevano anche essere terribilmente duri, per chi non era riuscito a mettere da parte sufficienti risparmi per sopravvivere.</p><p>URL del Link: <a href="https://unapennaspuntata.wordpress.com/2015/01/12/giorni-lavoro-medioevo/">https://unapennaspuntata.wordpress.com/2015/01/12/giorni-lavoro-medioevo/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Luana Mattia</dc:creator>
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	<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 12:15:24 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/34109/come-incasinarsi-la-vita-lasciando-il-lavoro-in-azienda</link>
	<title><![CDATA[Come incasinarsi la vita lasciando il lavoro in azienda]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Lavoravo per una delle tre societ&agrave; di consulenza strategica pi&ugrave; importanti del mondo.</p>
<p><a></a>Una vita stipata in un bagaglio. Una vita da consulente in cui ti perdi tutto e tutti, tranne i fogli di calcolo Excel. Una vita sontuosa da uomo d&rsquo;affari, per la quale ci hanno addestrato a essere schiavi perfetti nelle scuole per futuri uomini d&rsquo;affari dove abbiamo conseguito la laurea che ci rende tanto orgogliosi.</p>
<p><a></a>Dopo poche ore di sonno, l&rsquo;autista privato mi avrebbe accompagnato all&rsquo;aeroporto di Fiumicino, a Roma, dove avrei preso il mio sontuoso volo di prima classe per New York. Al mio arrivo, avrei posato i bagagli in un sontuoso hotel a cinque stelle per dirigermi subito dopo verso l&rsquo;ufficio del mio cliente.</p>
<p><a></a>Lo stipendio? Era sontuoso anche quello. L&rsquo;azienda vantava retribuzioni tra le pi&ugrave; alte del settore.</p>
<p><strong>La fidanzata, gli amici e le relazioni sociali</strong></p>
<p><a></a>La mia fidanzata mi aveva offerto tutto l&rsquo;appoggio possibile, dunque era arrivato il momento di comunicare la notizia ai miei amici intenti a scalare la sontuosa carriera nel sontuoso mondo delle grandi aziende.</p>
<p><a></a>Ho detto a tutti che avevo appena lasciato il lavoro per avviare la startup dei miei sogni. Alcuni amici smisero poco a poco di frequentarmi, forse perch&eacute; pensavano che ci fosse qualcosa di sbagliato in me, dato che avevo lasciato ben due lavori &ldquo;sontuosi&rdquo; in breve tempo.</p>
<p><a></a>Altri mi diedero il loro sostegno, ma il mio rapporto con loro si incrin&ograve; lo stesso:</p>
<h4><a></a><span>Mi sono accorto che iniziavo ad autoescludermi dalle relazioni sociali.</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><a></a>Ogni volta che vedevo quegli amici, non avevo molte novit&agrave; da raccontare per rispondere a domande insistenti come &ldquo;Allora, come va la tua startup? Diventerai il nuovo Zuckerberg, vero?&rdquo;. O a commenti come &ldquo;Amico, siamo davvero orgogliosi di te e siamo sicuri che in men che non si dica gli investitori ti correranno dietro.&rdquo;</p>
<p><img src="https://d262ilb51hltx0.cloudfront.net/fit/c/640/640/1*L_iwVxCMkhY2pTgur_EGew.jpeg" alt="loser" width="500" style="border: 0px;"></p>
<p><a></a>Avviare una startup era un processo lungo e, avendo deciso di fare di testa mia, mi stavo sottoponendo a una pesantissima tensione.</p>
<p><a></a>Giorno dopo giorno, ero sempre pi&ugrave; solo e depresso, ed evitavo le occasioni mondane. I progressi della mia startup non erano rapidi come immaginavano i miei conoscenti, e io ero stanco di spiegare a tutti che startup come Facebook e Twitter avevano impiegato anni per arrivare dov&rsquo;erano.</p>
<p><a></a>Le sole persone con cui mi sentivo a mio agio erano i miei pochi amici imprenditori. Era vero: solo un imprenditore poteva comprendere un imprenditore.</p>
<p><a></a><strong>Soldi, soldi, soldi.</strong></p>
<p><a></a>Come se non bastassero le difficolt&agrave; nei rapporti sociali e la solitudine, dovevo combattere con la madre di tutte le fonti di stress: le mie risorse finanziarie si stavano esaurendo molto pi&ugrave; in fretta di quanto pensassi.</p>
<p><a></a>Questi problemi stavano compromettendo la mia produttivit&agrave; e la mia capacit&agrave; di formulare le decisioni giuste. Ero in preda al panico per l&rsquo;ansia di fare soldi.</p>
<p><a></a>Un giorno mi sono persino trovato costretto a chiedere qualche spicciolo alla mia fidanzata perch&eacute; non avevo soldi per comprare una bottiglia d&rsquo;acqua. Non sapevo che era solo l&rsquo;inizio di una vita difficile fatta di alti e bassi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>leggi il resto nel link in alto !</strong></p><p>URL del Link: <a href="https://medium.com/italia/come-mi-sono-incasinato-la-vita-lasciando-il-mio-lavoro-in-azienda-cc9ca72873e6">https://medium.com/italia/come-mi-sono-incasinato-la-vita-lasciando-il-mio-lavoro-in-azienda-cc9ca72873e6</a></p>]]></description>
	<dc:creator>lilian</dc:creator>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/bookmarks/view/21297/cerco-lavoro-come-fare</guid>
	<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 23:28:08 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/bookmarks/view/21297/cerco-lavoro-come-fare</link>
	<title><![CDATA[Cerco lavoro, come fare]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Vi linko un arguto articolo riguardo i problemi che si presentano nella ricerca di lavoro da parte di uno come noi</p>
<p>leggetelo tutto d'un fiato : vi aprir&agrave; gli occhi</p>
<p><em>Oggi ho deciso: cerco lavoro.</em></p>
<p><em>Ho sentito parlare molto bene del sito <strong>Subito.it</strong>.</em></p>
<p><em>Accendo il mio pc, entro nel sito, scelgo la Regione &ndash;Sardegna-, la provincia &ndash;Cagliari- e poi seleziono la categoria <strong>Offerte di Lavoro</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene, ci sono.. iniziamo..</p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://ildisobbedienteweb.wordpress.com/">https://ildisobbedienteweb.wordpress.com/</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
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