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	<title><![CDATA[MSNI: Abbiamo usato il debito per fini politici]]></title>
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	<pubDate>Wed, 05 Mar 2014 08:04:22 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Abbiamo usato il debito per fini politici]]></title>
	<description><![CDATA[<p>&ldquo;Abbiamo sbagliato tutto&rdquo;.&nbsp;<br><strong>Giuliano Amato</strong><span>&nbsp;riconosce le sue colpe. La crisi, il crollo del Pil e l&rsquo;impennata del debito pubblico hanno radici lontane nel tempo.&nbsp;</span><strong>Alan Friedman</strong><span>&nbsp;prova a ricostruirle nel suo libro&nbsp;</span><em>Ammazziamo il Gattopardo</em><span>&nbsp;e dopo le interviste a&nbsp;</span><strong>Mario Monti</strong><span>&nbsp;e a Romano Prodi che tanto hanno fatto discutere, adesso arriva quella al dottor Sottile. <br>Il&nbsp;</span><em>Corriere.it</em><span>&nbsp;pubblica un colloquio tra Friedman e l&rsquo;ex premier in cui viene affrontato il problema del debito pubblico galoppante del Belpaese&nbsp;e dell&rsquo;impennata del rapporto tra il deficit e il Pil. Giuliano Amato, oggi membro della Corte Costituzionale, parla della politica economica portata avanti dai governi democristiani e socialisti tra la fine degli anni ottanta e l&rsquo;inizio degli anni novanta. Quella di Amato &egrave; un&rsquo;ammissione di colpa senza giri di parole.</span></p>
<p><strong>&ldquo;Ho usato il debito per fini politici&rdquo;</strong>&nbsp;- Friedman come detto incontra Amato, ex-consigliere economico di Bettino Craxi, premier nel 1992 (<em>anno in cui mise le mani nei nostri conti correnti con un prelievo forzoso che ancora brucia agli&nbsp;italiani</em>), spiega come i socialisti e i democristiani &ldquo;hanno usato la spesa pubblica contro il Pci, facendo salire il debito nel tentativo di attirare voti&rdquo;. Amato spiega anche perch&eacute; nessun governo &egrave; riuscito a fare le riforme strutturali di vasta portata, e cita&nbsp;<strong>Massimo D&rsquo;Alema</strong>&nbsp;che sostiene che &ldquo;<em>gli italiani non hanno capito che entrare nell&rsquo;Euro non &egrave; arrivare a un traguardo ma salire su un ring</em>&rdquo;.</p>
<p><strong>&ldquo;Tutta colpa di D&rsquo;Alema&rdquo; -</strong>&nbsp;Ma &egrave; proprio su D&rsquo;Alema che Amato punta il dito. Secondo quanto racconta Friedman, nel 2000 Amato in un&rsquo;intervista all&rsquo;<em>Herald Tribune</em>&nbsp;affermava che le riforme in Italia sul fronte del lavoro non erano state fatte perch&eacute; &ldquo;c&rsquo;era il rischio che la sinistra di Massimo mi fa fuori in due minuti&rdquo;. Insomma anche quando tra il 2000 e il 2001 Amato &egrave; tornato a palazzo Chigi ammette di non aver fatto le riforme necessarie per fini elettorali. Il &ldquo;dono&rdquo; che Amato e i suoi governi ci lasciano sono un&rsquo;impennata del rapporto deficit Pil a livelli record.&nbsp;Dall&rsquo;inizio degli anni Ottanta all&rsquo;inizio degli anni Novanta il rapporto debito-Pil &egrave; balzato dal 60 percento ad oltre il 100 percento. Qualche miglioramento c&rsquo;&egrave; stato durante i governi Berlusconi e Prodi, ma oggi il rapporto &egrave; arrivato a un livello del 133 percento, e solo la Grecia ha un rapporto peggiore di noi. Una palla al piede per le nostre tasche per la quale dobbiamo dire solo &ldquo;<strong>grazie Giuliano</strong>&rdquo;.</p>
<h1><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/03/l43-amato-130422104403_medium.jpg" alt="l43-amato-130422104403_medium" width="550" height="280" style="border: 0px;"></h1>
<h1>Amato, ecco tutte le sue poltrone</h1>
<p>&ldquo;Quando ero al governo io e gli altri partiti non abbiamo capito niente. Abbiamo sbagliato&rdquo;. Giuliano Amato si confessa nel libro di Alan Friedman &ldquo;Ammazziamo il Gattopardo&rdquo; e racconta da dove arrivano gli errori fatai dei governi di fine anni ottanta e primi anni novanta (di cui lui stesso faceva parte) che hanno provocato l&rsquo;impennata del rapporto debito-Pil. Nonostante l&rsquo;ammissione di colpa,&nbsp;<strong>Amato</strong>&nbsp;continua a collezionare poltrone, manco fosse un &ldquo;salvatore della patria&rdquo;. L&rsquo;ennesima gli si &egrave; infilata sotto le chiappe &egrave; quella di giudice della Corte costituzionale, gentilmente offertagli (&lsquo;prego si accomodi&rsquo;) dal presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>. Un incarico di prestigio assoluto, che &ldquo;vale&rdquo; infatti la bellezza di 403.840 euro (lordi) all&rsquo;anno, pari a 33.583 euro mensili. Ai quali Amato affianca una pensione da 22mila euro e un vitalizio da 9mila euro al mese. Per un totale di 64mila euro al mese (lordi, per carit&agrave;). Il nuovo incarico, poi, porta con s&egrave; anche 3 assistenti, 3 segretarie, telefonino, computer e auto blu. Quella per le poltrone &egrave; una passione che accompagna Amato sin da giovane. Dal 1983 al 1994 &egrave; stato deputato Psi, dal 1983 al 1987 sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Bettino Craxi, dal 1987 al 1989 ministro del Tesoro con Goria e De Mita, dal 1992 al 1993 presidente del Consiglio (ricordate il prelievo straordinario dai conti correnti e la finanziaria da 93mila miliardi di lire?), dal 1992 al 1994 presidente dell&rsquo;Aspen Institute, dal 1994 al 1997 presidente dell&rsquo;Antitrust, dal 1998 al 2000 ministro per le Riforme istituzionali e poi del Tesoro con D&rsquo;Alema, al quale succede come premier tra 2000 e 2001. Dal 2001 al 2006 &egrave; stato senatore con l&rsquo;Ulivo, dal 2006 al 2008 ancora ministro nel governo Prodi, dal 2011 al 2013 guida il comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia, dal 2009 &egrave; presidente dell&rsquo;Istituto dell&rsquo;Enciclopedia Treccani e dal 2012 presidente pure della Scuola Superiore Sant&rsquo;Anna di Pisa. Tutto meritato, sia chiaro.</p>
<p>Ha saldato i conti. Di casa sua&hellip;</p>
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	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
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