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	<title><![CDATA[MSNI: Ecco perchè è esploso il debito pubblico ITALIANO]]></title>
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	<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 08:29:55 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Ecco perchè è esploso il debito pubblico ITALIANO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Dal 1981 la Banca d&rsquo;Italia, per decisione di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, ha smesso di monetizzare il debito pubblico che &egrave; schizzato alle stelle. Una storia che si &egrave; ripetuta, amplificata, con l&rsquo;Euro e la BCE.</p>
<p>A partire dal 1981 la Banca d&rsquo;Italia ha &ldquo;divorziato&rdquo; dal Tesoro e non &egrave; pi&ugrave; intervenuta nell&rsquo;acquisto di titoli di Stato. Ci&ograve; che non viene detto, per&ograve;, &egrave; che quella lontana decisione contribu&igrave; a produrre non solo l&rsquo;enorme debito pubblico ma anche il primo attacco ai salari.</p>
<p>L&rsquo;attuale debito pubblico italiano si form&ograve; tra gli anni &rsquo;80 e &rsquo;90, passando dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994. Tale crescita, molto pi&ugrave; consistente di quella degli altri Paesi europei, non fu dovuta ad una impennata della spesa dello Stato, che rimase sempre al di sotto della media della Ue e dell&rsquo;eurozona e, tra 1991 e 2005, sempre al di sotto di quella tedesca.</p>
<p>Nel <strong>1984</strong> l&rsquo;Italia spendeva &ndash; al netto degli interessi sul debito &ndash; il <strong>42,1%</strong> del Pil, che nel <strong>1994</strong> era aumentato appena al <strong>42,9%</strong>. Nello stesso periodo la media Ue (esclusa l&rsquo;Italia) pass&ograve; <strong>dal 45,5% al 46,6%</strong> e quella dell&rsquo;eurozona pass&ograve; dal 46,7% al 47,7%. Da dove derivava allora la maggiore crescita del debito italiano?</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/DEBITO-PUBBLICO-300x152.jpg" alt="DEBITO PUBBLICO" width="300" height="152" style="border: 0px;"></p>
<p>Dalla <strong>spesa per interessi sul debito pubblico</strong>, che fu sempre molto pi&ugrave; alta di quella degli altri Paesi. La spesa per interessi <span style="text-decoration: underline;">crebbe in Italia dall&rsquo;8%</span> del Pil nel 1984 all&rsquo;11,4%, livello di gran lunga maggiore del resto d&rsquo;Europa. Sempre nello stesso periodo la media Ue pass&ograve; dal 4,1% al 4,4% e quella dell&rsquo;eurozona dal 3,5% al 4,4%.</p>
<p>Nel 1993 il divario tra i tassi d&rsquo;interesse fu addirittura triplo, il 13% in Italia contro il 4,4% della zona euro e il 4,3% della Ue. La crescita dei debiti pubblici dipende da molte cause, soprattutto dalla necessit&agrave; di sostenere le crisi e la caduta dei profitti privati che, dal &rsquo;74-75, caratterizzano ciclicamente i Paesi pi&ugrave; avanzati.</p>
<p>Tuttavia, &egrave; evidente che politiche sbagliate di finanza pubblica possono rendere ingestibile la situazione del debito, come &egrave; avvenuto in Italia. Visto che l&rsquo;entit&agrave; dei tassi d&rsquo;interesse sui titoli di stato, ovvero quanto lo Stato paga per avere un prestito, dipende dalla domanda dei titoli stessi, l&rsquo;eliminazione di una componente importante della domanda, quale &egrave; la Banca centrale, ha avuto l&rsquo;effetto di far schizzare verso l&rsquo;alto gli interessi e, quindi, di far esplodere il debito totale.</p>
<p>Inoltre, la mancanza del cordone protettivo della Banca d&rsquo;Italia espose il nostro debito alle manovre speculative degli investitori internazionali. Fu quanto accadde nel 1992, quando gli attacchi speculativi alla lira costrinsero l&rsquo;Italia ad uscire dal Sistema monetario europeo e a svalutare. Insomma, non solo Steltzner ha torto riguardo alla Banca d&rsquo;Italia, ma &egrave; il principio stesso dell&rsquo;&ldquo;autonomia&rdquo; della Banca centrale, da lui tanto tenacemente difeso, ad aver dato per trent&rsquo;anni in Italia gli stessi risultati negativi che ora sta producendo nell&rsquo;eurozona.</p>
<p>Ci si potrebbe chiedere a questo punto quale fu la ragione del divorzio tra Banca d&rsquo;Italia e Tesoro. Ce lo spiega il suo autore, l&rsquo;allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta. Uno degli obiettivi era quello di abbattere i salari, imponendo una deflazione che desse la possibilit&agrave; di annullare &ldquo;il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dall&rsquo;accordo tra Confindustria e sindacati&rdquo;. Infatti, nel 1984 con gli accordi di San Valentino la <strong>scala mobile fu indebolita e nel 1992 definitivamente eliminata</strong>. Anche oggi, come allora, le presunte &ldquo;<em>necessit&agrave;</em>&rdquo; di bilancio pubblico sono la leva attraverso cui ridurre il salario, in Italia e in Europa. Con la differenza che oggi l&rsquo;attacco si estende al salario indiretto, cio&egrave; al <strong>welfare</strong>.</p>
<p>Nota. Ovviamente, si potrebbe tagliare in modo radicale gli interessi da pagare, ristrutturando questa voce di spesa e non il costo del lavoro e dei servizi sociali e delle pensioni. Ma al potere c&rsquo;&egrave; la <strong>sinistra</strong>, pazzesco ma vero, <span style="text-decoration: underline;">che sta dalla parte dei banchieri</span>.</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.ilnord.it/c-2588_ANALISI__ECCO_PERCHE_IL_DEBITO_PUBBLICO_ITALIANO_E_ESPLOSO_CHI_E_RESPONSABILE_E_COME_FARE_A_FERMARLO">Fonte</a>)</p>
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	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
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