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	<title><![CDATA[MSNI: La truffa dello spread]]></title>
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	<pubDate>Sat, 04 Jan 2014 08:19:38 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[La truffa dello spread]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Se veramente lo spread fosse un&rsquo;indicatore dell&rsquo;&rdquo;<strong>economia reale</strong>&rdquo;, allora, in Italia, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali (Btp) e il Bund tedesco non dovrebbe attestarsi a meno di duecentocinquanta punti base, com&rsquo;&egrave; attualmente, ma &laquo;<em>come minimo a mille punti base</em>&raquo;.</p>
<p><img src="https://static1.wikia.nocookie.net/__cb20111115123526/nonciclopedia/images/thumb/1/15/Mario_Monti.jpg/350px-Mario_Monti.jpg" width="350" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p>Ne &egrave; convinto Fabrizio Pezzani, docente dell&rsquo;Universit&agrave; Bocconi di Milano, secondo il quale, dal novembre del 2011, quando lo spread aveva superato i cinquecento punti base e le tensioni sui mercati portarono alle dimissioni di Berlusconi aprendo la strada alla &ldquo;salita&rdquo; in politica di Monti, &laquo;da quel momento a oggi sono peggiorati i conti pubblici, il debito, il rapporto debito/Pil, la disoccupazione, il numero dei fallimenti, la povert&agrave;, il disagio sociale, l&rsquo;instabilit&agrave; politica e anche il giudizio guidato strumentalmente delle agenzie di rating sui nostri conti&raquo;. Tutto questo, prosegue Pezzani, mentre &laquo;inspiegabilmente il nostro spread migliora continuamente e oggi &egrave; simile a quello di agosto 2011, tra i 220 e i 240 punti base&raquo;.</p>
<p>IL TERMOMETRO DEI POTENTI.&nbsp;<br><strong>Come mai, dunque, lo spread non peggiora, anzi addirittura migliora?</strong>&nbsp;</p>
<p>Hanno ragione coloro i quali sostengono che non conti nulla e sia solo una variabile economica impazzita? Niente affatto. Lo spread &egrave; un indicatore prezioso secondo Pezzani, ma lungi dal fotografare lo stato di salute di un&rsquo;economia nazionale,&nbsp;<strong>rappresenta le intenzioni e le manovre della finanza globale, ossia di quei pochi attori che &laquo;detengono la ricchezza&raquo; del mondo.</strong></p>
<p>DOVE SONO TUTTI I SOLDI. Se, infatti, un tempo &laquo;la ricchezza era facilmente individuabile negli Stati nazione che materialmente la possedevano&raquo;, oggi, spiega il professore, &laquo;ci troviamo di fronte a una situazione assolutamente nuova nella storia dell&rsquo;uomo&raquo;. Per farsene un&rsquo;idea basta guardare a un dato: &laquo;<strong>Nelle isole Cayman sono depositati 30 mila miliardi di dollari</strong>, che insieme eguagliano il Pil degli Stati Uniti, della Cina e di un pezzo del Giappone messi insieme&raquo;. Oppure, continua Pezzani, si pensi ai derivati, che &laquo;nel 1989, l&rsquo;anno in cui cadde il Muro di Berlino, rappresentavano un ventesimo del Pil mondiale, nel 1999 erano gi&agrave; il doppio di esso e nel 2009 ammontavano addirittura a venti volte il Pil della Terra&raquo;. Ebbene, di tutti questi derivati, alla vigilia della crisi finanziaria, il 95 per cento era posseduto da sole &laquo;cinque banche: Goldman Sachs, J.P. Morgan, Morgan Stanley, Bank of America e Citi Bank&raquo;. Che si riempivano di titoli tossici, secondo l&rsquo;economista, al solo scopo di &laquo;tenere bassa la volatilit&agrave; del dollaro&raquo;.</p>
<p>LA RICCHEZZA FINE A SE STESSA. In un mercato che si muove secondo regole diverse da quelle dell&rsquo;economia reale, dunque, &laquo;il nostro spread &ndash; prosegue Pezzani &ndash; rimarr&agrave; ancora basso contro ogni ragionevolezza razionale, perch&eacute; il rischio di un ulteriore attacco al paese, dopo quello del 2011, potrebbe far saltare, con effetto domino, un banco finanziario globale in cui il valore del dollaro &egrave; sempre pi&ugrave; lontano dal valore dell&rsquo;economia reale che dovrebbe rappresentare&raquo;. Peccato che in questo modo &laquo;una terribile bolla finanziaria continua a gonfiarsi&raquo;.&nbsp;<strong>L&rsquo;Italia, insomma, come testimonia proprio l&rsquo;andamento del suo spread, &egrave; solo una piccola pedina di un immenso scacchiere &laquo;interamente gestito da un oligopolio di potenti&raquo;</strong>. Sul mercato, secondo Pezzani, &laquo;la concorrenza &egrave; ormai impossibile&raquo;, o &egrave; forse solo &laquo;<em>un miraggio</em>&raquo;, visto che le dinamiche economiche dipendono dalle decisioni di pochi uomini. Uomini che per di pi&ugrave; vedono l&rsquo;economia, nella fattispecie la finanza, come &laquo;fine a se stessa, strumento per la creazione della ricchezza&raquo;.</p>
<p>Tutta questa &ldquo;astrazione&rdquo;, per&ograve;, ha un prezzo, dice Pezzani<strong>: &laquo;Si &egrave; perso per strada l&rsquo;uomo&raquo;. &laquo;C&rsquo;&egrave; poco da fare &ndash; conclude il bocconiano &ndash; per uscire dalla crisi, si deve tornare a mettere al centro l&rsquo;uomo, i poveri,</strong>&nbsp;come suggerisce Papa Francesco e come avviene in una qualsiasi famiglia dove, quando qualcuno sta male, tutti cercano di aiutarlo, come possono&raquo;. &Egrave; chiaro che sar&agrave; facile n&eacute; il recupero del ruolo centrale della persona: il momento attuale, avverte Pezzani, &egrave; &laquo;<em>analogo alla fine dell&rsquo;impero romano, l&rsquo;epoca dei barbari&raquo;</em>; anche allora l&rsquo;umanit&agrave; &laquo;<em>prima di conoscere lo splendore del Medioevo dovette attendere circa duecento anni di travaglio</em>&raquo;.</p>
<p>Fonte&nbsp;&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.tempi.it/ma-se-l-italia-va-a-rotoli-peggio-che-mai-perche-lo-spread-continua-a-scendere-spiegazione-di-un-mistero" target="_blank">Tempi.it</a></p>
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	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
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