<?xml version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" >
<channel>
	<title><![CDATA[MSNI: Sulle tracce della Postumia: le popolazioni antiche: i Paleoveneti]]></title>
	<link>https://msni.it/blog/view/2473/sulle-tracce-della-postumia-le-popolazioni-antiche-i-paleoveneti</link>
	<description><![CDATA[]]></description>
	
	<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/2473/sulle-tracce-della-postumia-le-popolazioni-antiche-i-paleoveneti</guid>
	<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 19:09:42 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/2473/sulle-tracce-della-postumia-le-popolazioni-antiche-i-paleoveneti</link>
	<title><![CDATA[Sulle tracce della Postumia: le popolazioni antiche: i Paleoveneti]]></title>
	<description><![CDATA[<p><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2364/sulle-tracce-della-postumia-la-via-postumia-nel-veneto"><strong>PARTE PRIMA - La  via Postumia nel Veneto</strong></a></p>
<p><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2384/sulle-tracce-della-postumia-il-paesaggio-agricolo-dalla-preistoria-ai-romani"><strong>PARTE SECONDA - Il paesaggio agricolo dalla preistoria ai romani</strong></a></p>
<p><strong></strong><strong><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2485/sulle-tracce-della-postumia-la-rotta-della-cucca">PARTE  QUARTA - La rotta della Cucca</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PARTE TERZA - Le popolazioni antiche: i Paleoveneti</strong><br>(informazioni tratte da Wikipedia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paleoveneti">https://it.wikipedia.org/wiki/Paleoveneti</a>, da &ldquo;Tesori della Postumia&rdquo; e dal web)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="/pg/photos/thumbnail/2472/large/" alt="image" width="600" height="410" style="border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; "></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora che abbiamo visto il paesaggio agricolo dalla preistoria all&rsquo;epoca romana vediamo le popolazioni che lo abitavano. Insomma, chi erano gli uomini che abbiamo incontrato nel nostro viaggio immaginario nel Veneto antico? Difficile identificare quelli pi&ugrave; remoti, c&rsquo;erano i Reti, gli Euganei, ma sicuramente i pi&ugrave; importanti e recenti sono i Paleoveneti.<br>Nel nostro viaggio nel tempo ne abbiamo intervistato uno, a cui passiamo la parola:<br><br><em>- Salve, sono un Paleoveneto. Spesso i miei amici ed io siamo anche chiamati Veneti, Venetici, Heneti o Eneti.<br>Nelle documentazioni storiche di solito ci chiamano &ldquo;Veneti&rdquo;, ma in opere non specialistiche si ricorre frequentemente al suffisso &ldquo;paleo-&rdquo; (=&rdquo;antico&rdquo;) o all&rsquo;espressione &ldquo;Venetici&rdquo; per distinguerci dai moderni abitanti del Veneto.<br>Il nome "Veneti" ricorre frequentemente nelle fonti classiche. Erodoto riporta l'equazione Eneti=Illirici; nell'Europa centrale Tacito localizza i Veneti, i Venedi e i Venedae, distinguendoli dai Sarmati (si trattava probabilmente di un popolo slavo); Pomponio Mela cita il lago di Costanza come Venetus lacus; infine Venetulani sono un popolo laziale scomparso citato da Plinio.<br>La frequenza di questo etnonimo in diverse aree europee non va per&ograve; spiegato con ipotetici legami storici e linguistici tra i diversi popoli che ne hanno fatto uso, quanto piuttosto un'uguale origine di questo nome.<br>L&rsquo;origine del nome? Sembra derivare dalla radice indoeuropea *wen (&ldquo;amare&rdquo;).<br>&ldquo;Veneti&rdquo; (*wenetoi) pertanto significherebbe gli &ldquo;amati&rdquo;, o forse gli &ldquo;amabili&rdquo;, gli &ldquo;amichevoli&rdquo;. In effetti ci siamo dimostrati, all&rsquo;arrivo dei romani, molto amichevoli, per cui il passaggio dalla nostra&nbsp; cultura alla cultura romana &egrave; avvenuto senza conflitti ed in maniera completamente pacifica.<br>Siamo una popolazione di provenienza indoeuropea stanziata nell'Italia nord-orientale. Abbiamo sviluppato una nostra civilt&agrave; durante il I millennio a.C.. Dal IX - VIII sec. a.C. abbiamo infatti&nbsp; cominciato a formare i nostri villaggi, che sono poi diventati vere e proprie citt&agrave; (VI - V sec. a.C.), con quartieri dove si abita ed altri dove si produce, in particolare la ceramica, e si lavorano i metalli. Attorno alle citt&agrave; dei vivi seppelliamo i nostri defunti, creando delle necropoli.<br>Caso unico tra i popoli a noi contemporanei nell'Italia settentrionale, si pu&ograve; stabilire l'identit&agrave; tra la popolazione e la cultura veneta, ovvero a noi Paleoveneti &egrave; attribuito quanto realizzato sul piano materiale e spirituale nel nostro territorio: la Venezia.<br>Inizialmente noi Paleoveneti ci siamo insediati nell'area tra il Lago di Garda ed i Colli Euganei, allargandoci successivamente fino a raggiungere confini simili a quelli del Veneto moderno, anche se bisogna considerare la linea di costa del Mar Adriatico pi&ugrave; arretrata rispetto all&rsquo;epoca moderna. Secondo i ritrovamenti archeologici (che concordano anche con le fonti scritte) i confini occidentali del territorio corrono lungo il Lago di Garda, quelli meridionali seguono una linea che parte dal fiume Tartaro, segue il Po e raggiunge Adria, mentre quelli orientali giungono fino al Tagliamento, anche se tra questo e l'Isonzo &egrave; comunque forte la presenza veneta, tanto che si pu&ograve; parlare di popolazione veneto-illirica. I confini settentrionali sono invece meno definiti ed omogenei, ma il territorio veneto risle soprattutto i fiumi Adige, Brenta e Piave verso le Alpi, che fungono comunque da confine naturale. La presenza veneta sulle Alpi &egrave; attestata soprattutto nel Cadore.<br>Alla base della nostra economia c&rsquo;&egrave; l&rsquo;agricoltura: coltiviamo grano ed anche cereali per i pascoli. Nelle nostre case di Montebello Vicentino e Trissino potrete trovare, nella vostra epoca, ancora resti di orzo, miglio, avena, frumento, lenticchie e fave.<br>Molti di noi si dedicano all'allevamento: bovini, caprini, ovini ed anche suini.<br>Ma soprattutto noi Paleoveneti siamo famosi in tutto il Mediterraneo per la nostra capacit&agrave; di allevatori di cavalli, che sono richiesti anche dalle altre popolazioni.<br>Alcuni preferiscono specializzarsi nella lavorazione dei metalli. Nel Vicentino (Montebello e Santorso) abbiamo delle vere e proprie case laboratorio con focolari particolari per la fusione e la forgiatura.<br>Dalla fine del VII sec. a.C. abbiamo iniziato la produzione di oggetti in bronzo sbalzati e figurati come le lamine e le situle, ossia vasi in bronzo a forma di secchio.<br>Questo artigianato di cos&igrave; alto livello &egrave; chiamato dagli archeologi "Arte delle situle&rdquo;.<br>Nella nostra civilt&agrave; i compiti tra uomini e donne sono nettamente divisi: agli uomini sono riservate le attivit&agrave; pi&ugrave; pesanti e pericolose, mentre le donne si dedicano alle attivit&agrave; domestiche, come la tessitura e la filatura. Il telaio &egrave; lo strumento utilizzato dalle donne per tessere: da noi &egrave; diffuso il tipo pi&ugrave; semplice, quello verticale. Fili verticali vengono fissati alla parte superiore del telaio e tenuti in tensione da pesi in terracotta, costituendo l'ordito. Con una spoletta, un arnese in osso o in legno, piatto o rotondo, si dividono i fili dell'ordito facendo passare quelli orizzontali della trama.<br>Tutte queste nostre attivit&agrave;, la felice collocazione geografica e le facili vie di comunicazione ci hanno consentito di sviluppare una fitta rete di commercio con le popolazioni vicine: Etruschi, Greci e Celti, una popolazione originaria dell'Europa Centrale, con i quali&nbsp; manteniamo rapporti di buon vicinato. Ci siamo ispirati a loro per la decorazione di alcuni oggetti, soprattutto le fibbie dei cinturoni. Siamo anche diventati amici dei Romani che dal III sec. a.C. si&nbsp; interessano alle fertili terre della Pianura Padana. Quest&rsquo;amicizia con i Romani ha portato progressivamente ad un&rsquo;integrazione con loro, che nel 148 a.C., hanno costruito la via Postumia. Ai Romani dobbiamo dapprima la cittadinanza latina (89 a.C.) e poi quella romana (tra il 49 a.C. ed il 42 a.C.), che ci ha fatti diventare ufficialmente parte del loro impero.<br></em><br>Come abbiamo visto i nostri antenati, che abbiamo chiamato forse un po&rsquo; impropriamente Paleoveneti, erano gente semplice e pacifica, dal carattere amichevole, che ha iniziato dapprima un rapporto di amicizia per poi fondersi con i Romani, i quali hanno poi realizzato (tra le varie opere) la via Postumia ed in seguito ufficializzato l&rsquo;annessione del popolo Paleoveneto all&rsquo;Impero Romano.<br>Comunque sia la derivazione dei Veneti certo &egrave; che popoli diversi hanno abitato l&rsquo;area padana prima dell&rsquo;arrivo dei Romani. Gli studi e le ricerche archeologiche che si sono susseguiti dall&rsquo;Ottocento ad oggi hanno evidenziato, durante l&rsquo;et&agrave; del ferro, una situazione molto articolata e complessa in cui si intrecciano culture e tradizioni di varia origine. La prima et&agrave; del ferro (IX-VI secolo a.C.) &egrave; caratterizzata dalle culture di Golasecca (Lombardia occidentale, Piemonte orientale, Canton Ticino), di Este (Veneto) e dalla cultura villanoviana (Bologna e Verrucchio e diffusa ampiamente nell&rsquo;area etrusca tra Tevere, Arno e Tirreno). Ciascuna di esse si distingue per il rituale funerario, gli aspetti produttivi ed i rapporti con le aree confinanti. Bologna, in diretto contatto prima con i centri villanoviani della penisola e poi con le citt&agrave; etrusche, costituisce il tramite per gli scambi tra queste aree e le regioni a nord del Po, mentre Este e Golasecca mostrano una certa apertura verso il mondo transalpino.<br>Nel VII secolo a.C. gli Etruschi si spingono fino alla Liguria, dove creano un emporio a Genova, e alla pianura Padana, dove occupano una buona parte del territorio emiliano e fondano alcuni centri come Marzabotto e Spina. Il processo di urbanizzazione comincia ad interessare anche le altre regioni: in ambito veneto si formano insediamenti protourbani a Padova ed Este, mentre in area golasecchiana a Sesto Calende &ndash; Golasecca -, Castelletto Ticino ed a Como.<br>Nel V secolo a.C., all&rsquo;inizio della seconda et&agrave; del ferro, i centri dell&rsquo;Italia settentrionale raggiungono una brillante fioritura grazie al loro ruolo di partners commerciali degli Etruschi negli scambi che coinvolgono il mondo mediterraneo, in particolare la Grecia, ed il mondo transalpino.<br>la crisi che investe tutta l&rsquo;Italia alla fine del V secolo a.C. provoca anche lo sfaldamento della rete di scambi e l&rsquo;arrivo di nuove popolazioni celtiche, portatrici della civilt&agrave; cosiddetta di La T&egrave;ne, dal nome di una localit&agrave; presso Neuch&acirc;tel in Svizzera. I Galli Boi occupano Bologna, dove si stabiliscono sovrapponendosi alla popolazione etrusca. Pi&ugrave; a sud si stanziano Lingoni e Senoni, mentre a nord del Po gli Insubri si stabilizzano sul territorio da Milano al Novarese ed i cenomani in quello tra Brescia e l&rsquo;Adige. La cultura di La T&egrave;ne si afferma in tutta l&rsquo;Italia settentrionale nel corso del IV e III secolo a.C. e viene cancellata soltanto quando la cultura romana prende il sopravvento.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
</item>

</channel>
</rss>