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	<title><![CDATA[MSNI: Blog di Sergio Neddi]]></title>
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	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 19:09:42 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/2473/sulle-tracce-della-postumia-le-popolazioni-antiche-i-paleoveneti</link>
	<title><![CDATA[Sulle tracce della Postumia: le popolazioni antiche: i Paleoveneti]]></title>
	<description><![CDATA[<p><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2364/sulle-tracce-della-postumia-la-via-postumia-nel-veneto"><strong>PARTE PRIMA - La  via Postumia nel Veneto</strong></a></p>
<p><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2384/sulle-tracce-della-postumia-il-paesaggio-agricolo-dalla-preistoria-ai-romani"><strong>PARTE SECONDA - Il paesaggio agricolo dalla preistoria ai romani</strong></a></p>
<p><strong></strong><strong><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2485/sulle-tracce-della-postumia-la-rotta-della-cucca">PARTE  QUARTA - La rotta della Cucca</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PARTE TERZA - Le popolazioni antiche: i Paleoveneti</strong><br>(informazioni tratte da Wikipedia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paleoveneti">https://it.wikipedia.org/wiki/Paleoveneti</a>, da &ldquo;Tesori della Postumia&rdquo; e dal web)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="/pg/photos/thumbnail/2472/large/" alt="image" width="600" height="410" style="border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; "></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora che abbiamo visto il paesaggio agricolo dalla preistoria all&rsquo;epoca romana vediamo le popolazioni che lo abitavano. Insomma, chi erano gli uomini che abbiamo incontrato nel nostro viaggio immaginario nel Veneto antico? Difficile identificare quelli pi&ugrave; remoti, c&rsquo;erano i Reti, gli Euganei, ma sicuramente i pi&ugrave; importanti e recenti sono i Paleoveneti.<br>Nel nostro viaggio nel tempo ne abbiamo intervistato uno, a cui passiamo la parola:<br><br><em>- Salve, sono un Paleoveneto. Spesso i miei amici ed io siamo anche chiamati Veneti, Venetici, Heneti o Eneti.<br>Nelle documentazioni storiche di solito ci chiamano &ldquo;Veneti&rdquo;, ma in opere non specialistiche si ricorre frequentemente al suffisso &ldquo;paleo-&rdquo; (=&rdquo;antico&rdquo;) o all&rsquo;espressione &ldquo;Venetici&rdquo; per distinguerci dai moderni abitanti del Veneto.<br>Il nome "Veneti" ricorre frequentemente nelle fonti classiche. Erodoto riporta l'equazione Eneti=Illirici; nell'Europa centrale Tacito localizza i Veneti, i Venedi e i Venedae, distinguendoli dai Sarmati (si trattava probabilmente di un popolo slavo); Pomponio Mela cita il lago di Costanza come Venetus lacus; infine Venetulani sono un popolo laziale scomparso citato da Plinio.<br>La frequenza di questo etnonimo in diverse aree europee non va per&ograve; spiegato con ipotetici legami storici e linguistici tra i diversi popoli che ne hanno fatto uso, quanto piuttosto un'uguale origine di questo nome.<br>L&rsquo;origine del nome? Sembra derivare dalla radice indoeuropea *wen (&ldquo;amare&rdquo;).<br>&ldquo;Veneti&rdquo; (*wenetoi) pertanto significherebbe gli &ldquo;amati&rdquo;, o forse gli &ldquo;amabili&rdquo;, gli &ldquo;amichevoli&rdquo;. In effetti ci siamo dimostrati, all&rsquo;arrivo dei romani, molto amichevoli, per cui il passaggio dalla nostra&nbsp; cultura alla cultura romana &egrave; avvenuto senza conflitti ed in maniera completamente pacifica.<br>Siamo una popolazione di provenienza indoeuropea stanziata nell'Italia nord-orientale. Abbiamo sviluppato una nostra civilt&agrave; durante il I millennio a.C.. Dal IX - VIII sec. a.C. abbiamo infatti&nbsp; cominciato a formare i nostri villaggi, che sono poi diventati vere e proprie citt&agrave; (VI - V sec. a.C.), con quartieri dove si abita ed altri dove si produce, in particolare la ceramica, e si lavorano i metalli. Attorno alle citt&agrave; dei vivi seppelliamo i nostri defunti, creando delle necropoli.<br>Caso unico tra i popoli a noi contemporanei nell'Italia settentrionale, si pu&ograve; stabilire l'identit&agrave; tra la popolazione e la cultura veneta, ovvero a noi Paleoveneti &egrave; attribuito quanto realizzato sul piano materiale e spirituale nel nostro territorio: la Venezia.<br>Inizialmente noi Paleoveneti ci siamo insediati nell'area tra il Lago di Garda ed i Colli Euganei, allargandoci successivamente fino a raggiungere confini simili a quelli del Veneto moderno, anche se bisogna considerare la linea di costa del Mar Adriatico pi&ugrave; arretrata rispetto all&rsquo;epoca moderna. Secondo i ritrovamenti archeologici (che concordano anche con le fonti scritte) i confini occidentali del territorio corrono lungo il Lago di Garda, quelli meridionali seguono una linea che parte dal fiume Tartaro, segue il Po e raggiunge Adria, mentre quelli orientali giungono fino al Tagliamento, anche se tra questo e l'Isonzo &egrave; comunque forte la presenza veneta, tanto che si pu&ograve; parlare di popolazione veneto-illirica. I confini settentrionali sono invece meno definiti ed omogenei, ma il territorio veneto risle soprattutto i fiumi Adige, Brenta e Piave verso le Alpi, che fungono comunque da confine naturale. La presenza veneta sulle Alpi &egrave; attestata soprattutto nel Cadore.<br>Alla base della nostra economia c&rsquo;&egrave; l&rsquo;agricoltura: coltiviamo grano ed anche cereali per i pascoli. Nelle nostre case di Montebello Vicentino e Trissino potrete trovare, nella vostra epoca, ancora resti di orzo, miglio, avena, frumento, lenticchie e fave.<br>Molti di noi si dedicano all'allevamento: bovini, caprini, ovini ed anche suini.<br>Ma soprattutto noi Paleoveneti siamo famosi in tutto il Mediterraneo per la nostra capacit&agrave; di allevatori di cavalli, che sono richiesti anche dalle altre popolazioni.<br>Alcuni preferiscono specializzarsi nella lavorazione dei metalli. Nel Vicentino (Montebello e Santorso) abbiamo delle vere e proprie case laboratorio con focolari particolari per la fusione e la forgiatura.<br>Dalla fine del VII sec. a.C. abbiamo iniziato la produzione di oggetti in bronzo sbalzati e figurati come le lamine e le situle, ossia vasi in bronzo a forma di secchio.<br>Questo artigianato di cos&igrave; alto livello &egrave; chiamato dagli archeologi "Arte delle situle&rdquo;.<br>Nella nostra civilt&agrave; i compiti tra uomini e donne sono nettamente divisi: agli uomini sono riservate le attivit&agrave; pi&ugrave; pesanti e pericolose, mentre le donne si dedicano alle attivit&agrave; domestiche, come la tessitura e la filatura. Il telaio &egrave; lo strumento utilizzato dalle donne per tessere: da noi &egrave; diffuso il tipo pi&ugrave; semplice, quello verticale. Fili verticali vengono fissati alla parte superiore del telaio e tenuti in tensione da pesi in terracotta, costituendo l'ordito. Con una spoletta, un arnese in osso o in legno, piatto o rotondo, si dividono i fili dell'ordito facendo passare quelli orizzontali della trama.<br>Tutte queste nostre attivit&agrave;, la felice collocazione geografica e le facili vie di comunicazione ci hanno consentito di sviluppare una fitta rete di commercio con le popolazioni vicine: Etruschi, Greci e Celti, una popolazione originaria dell'Europa Centrale, con i quali&nbsp; manteniamo rapporti di buon vicinato. Ci siamo ispirati a loro per la decorazione di alcuni oggetti, soprattutto le fibbie dei cinturoni. Siamo anche diventati amici dei Romani che dal III sec. a.C. si&nbsp; interessano alle fertili terre della Pianura Padana. Quest&rsquo;amicizia con i Romani ha portato progressivamente ad un&rsquo;integrazione con loro, che nel 148 a.C., hanno costruito la via Postumia. Ai Romani dobbiamo dapprima la cittadinanza latina (89 a.C.) e poi quella romana (tra il 49 a.C. ed il 42 a.C.), che ci ha fatti diventare ufficialmente parte del loro impero.<br></em><br>Come abbiamo visto i nostri antenati, che abbiamo chiamato forse un po&rsquo; impropriamente Paleoveneti, erano gente semplice e pacifica, dal carattere amichevole, che ha iniziato dapprima un rapporto di amicizia per poi fondersi con i Romani, i quali hanno poi realizzato (tra le varie opere) la via Postumia ed in seguito ufficializzato l&rsquo;annessione del popolo Paleoveneto all&rsquo;Impero Romano.<br>Comunque sia la derivazione dei Veneti certo &egrave; che popoli diversi hanno abitato l&rsquo;area padana prima dell&rsquo;arrivo dei Romani. Gli studi e le ricerche archeologiche che si sono susseguiti dall&rsquo;Ottocento ad oggi hanno evidenziato, durante l&rsquo;et&agrave; del ferro, una situazione molto articolata e complessa in cui si intrecciano culture e tradizioni di varia origine. La prima et&agrave; del ferro (IX-VI secolo a.C.) &egrave; caratterizzata dalle culture di Golasecca (Lombardia occidentale, Piemonte orientale, Canton Ticino), di Este (Veneto) e dalla cultura villanoviana (Bologna e Verrucchio e diffusa ampiamente nell&rsquo;area etrusca tra Tevere, Arno e Tirreno). Ciascuna di esse si distingue per il rituale funerario, gli aspetti produttivi ed i rapporti con le aree confinanti. Bologna, in diretto contatto prima con i centri villanoviani della penisola e poi con le citt&agrave; etrusche, costituisce il tramite per gli scambi tra queste aree e le regioni a nord del Po, mentre Este e Golasecca mostrano una certa apertura verso il mondo transalpino.<br>Nel VII secolo a.C. gli Etruschi si spingono fino alla Liguria, dove creano un emporio a Genova, e alla pianura Padana, dove occupano una buona parte del territorio emiliano e fondano alcuni centri come Marzabotto e Spina. Il processo di urbanizzazione comincia ad interessare anche le altre regioni: in ambito veneto si formano insediamenti protourbani a Padova ed Este, mentre in area golasecchiana a Sesto Calende &ndash; Golasecca -, Castelletto Ticino ed a Como.<br>Nel V secolo a.C., all&rsquo;inizio della seconda et&agrave; del ferro, i centri dell&rsquo;Italia settentrionale raggiungono una brillante fioritura grazie al loro ruolo di partners commerciali degli Etruschi negli scambi che coinvolgono il mondo mediterraneo, in particolare la Grecia, ed il mondo transalpino.<br>la crisi che investe tutta l&rsquo;Italia alla fine del V secolo a.C. provoca anche lo sfaldamento della rete di scambi e l&rsquo;arrivo di nuove popolazioni celtiche, portatrici della civilt&agrave; cosiddetta di La T&egrave;ne, dal nome di una localit&agrave; presso Neuch&acirc;tel in Svizzera. I Galli Boi occupano Bologna, dove si stabiliscono sovrapponendosi alla popolazione etrusca. Pi&ugrave; a sud si stanziano Lingoni e Senoni, mentre a nord del Po gli Insubri si stabilizzano sul territorio da Milano al Novarese ed i cenomani in quello tra Brescia e l&rsquo;Adige. La cultura di La T&egrave;ne si afferma in tutta l&rsquo;Italia settentrionale nel corso del IV e III secolo a.C. e viene cancellata soltanto quando la cultura romana prende il sopravvento.</p>
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	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
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	<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 23:42:05 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/2384/sulle-tracce-della-postumia-il-paesaggio-agricolo-dalla-preistoria-ai-romani</link>
	<title><![CDATA[Sulle tracce della Postumia: il paesaggio agricolo dalla preistoria ai romani]]></title>
	<description><![CDATA[<p><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2364/sulle-tracce-della-postumia-la-via-postumia-nel-veneto"><strong></strong></a><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2364/sulle-tracce-della-postumia-la-via-postumia-nel-veneto"><strong>PARTE  PRIMA - La  via Postumia nel Veneto</strong></a></p>
<p><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2473/sulle-tracce-della-postumia-le-popolazioni-antiche-i-paleoveneti"><strong></strong></a><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2473/sulle-tracce-della-postumia-le-popolazioni-antiche-i-paleoveneti"><strong>PARTE    TERZA - Le popolazioni antiche: i Paleoveneti</strong></a></p>
<p><strong></strong><strong><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2485/sulle-tracce-della-postumia-la-rotta-della-cucca">PARTE  QUARTA - La rotta della Cucca</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SECONDA PARTE - Il paesaggio agricolo dalla preistoria ai romani</strong><br><br><em>Queste informazioni sono per la maggior parte tratte dal libro&nbsp; &ldquo;tesori della Postumia&rdquo;, libro che illustra molti reperti e raccoglie molte informazioni in seguito al convegno internazionale degli studiosi della Postumia tenutosi a Cremona nel 1996.</em><br><br>Proviamo ad immaginare com&rsquo;era il Veneto tanti anni fa. L&rsquo;aspetto paesaggistico, cos&igrave; come lo conosciamo, &egrave; stato plasmato in linea di massima dalle varie glaciazioni, l&rsquo;ultima in particolare. La fase post-glaciale &egrave; iniziata circa 10-15 mila anni fa. Immaginiamo quindi di trovarci proiettati in quest&rsquo;epoca remota. Il luogo &egrave; sempre il medesimo, la macchina del tempo che ci ha trasportato con la fantasia nel passato ci indica che la latitudine e la longitudine sono quelle di San Pietro in Gu ma non riconosciamo nulla. O meglio, guardando bene, si&hellip; il profilo dei monti (che s&rsquo;intravedono appena tra gli alberi) &egrave; quello familiare, ma un po&rsquo; dovunque la zona &egrave; coperta da boschi. La nostra enciclopedia globale tascabile, sintonizzata sull&rsquo;epoca in questione, ci conferma che le analisi dei pollini hanno rivelato che dopo la scomparsa dei ghiacci il paesaggio del Veneto, fino alle colline delle prealpi, appare coperto di foreste.<br><br>&nbsp;<img src="/pg/photos/thumbnail/2373/large/" alt="image" width="600" height="449" style="border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; "><br><br>Si tratta principalmente di querceto misto, cio&egrave; di querce, carpini, olmi, ontani, pioppi e salici, i primi castagni, farnie e noci ed un sottobosco incolto di roveto e cespugli. In pianura c&rsquo;&egrave; anche il tiglio, mentre ai piedi dei rilievi fa la sua comparsa l&rsquo;abete bianco. Ecco che ci troviamo quindi a vagare per i boschi. Guardandoci attorno scorgiamo anche degli animali. Tra gli animali di spicco ci sono l&rsquo;orso bruno, il lupo ed il cinghiale: li vediamo aggirarsi per le foreste, mentre c&rsquo;incamminiamo alla ricerca di tracce umane. Gi&agrave;, gli uomini: quasi ce ne scordavamo, confusi dall&rsquo;ambiente cos&igrave; diverso da quello al quale eravamo abituati. Ma come vivono gli uomini in quest&rsquo;epoca? Ci sono pochi insediamenti, per lo pi&ugrave; sparsi. Sono prevalentemente agricoltori e coltivano piccoli appezzamenti di terreno. Una produzione limitata, essenzialmente di sussistenza. I terreni coltivati sono per la maggior parte ottenuti con il fuoco: grazie ad esso vengono distrutte delle aree boschive, poi riconvertite all&rsquo;agricoltura ed al pascolo. Il nostro errare ci ha portati finalmente in vista di uno di questi insediamenti, ma tentando di avvicinarci&hellip; splash&hellip; affondiamo in una zona paludosa. Da dove viene tutta quest&rsquo;acqua? Bosco e palude, palude e bosco. Consultiamo con il nostro navigatore intertemporale l&rsquo;enciclopedia virtuale dell&rsquo;epoca post-glaciale. Interessante: nella nostra zona sta iniziando a delinearsi una caratteristica importante. Si tratta del fenomeno delle risorgive. Queste risorgive sono nate grazie al depositarsi, ad opera dei fiumi, di strati di terreno di diversa permeabilit&agrave;. L&rsquo;acqua, assorbita dalle vicine montagne, viene costretta a risalire verso la superficie a causa&nbsp; dell&rsquo;incontro con strati di terreno impermeabile. Ecco quindi la formazione di polle d&rsquo;acqua, paludi, nuovi fiumi. Questa caratteristica del suolo, come vedremo, non solo causa la nascita di fiumi di risorgiva (come gli attuali Bacchiglione, Ceresone e molti altri) ma condiziona le caratteristiche costruttive e probabilmente anche la scelta del percorso della via Postumia.<br><br>&nbsp;<img src="/pg/photos/thumbnail/2372/large/" alt="image" width="600" height="436" style="border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; "><br><br>A questo punto, non potendo continuare, risaliamo sulla nostra macchina del tempo e ci spostiamo nel III millennio a.C. Qui vediamo che l&rsquo;uomo ha continuato la sua opera di disboscamento per ottenere nuovi terreni agricoli e pascoli. E&rsquo; aumentata quindi la vegetazione bassa, costituita da noccioli, biancospini, pomoideae (meli, peri selvatici) ed erbe di brughiera. Dobbiamo continuare a stare attenti a come ci muoviamo in quanto le paludi sono sempre molto diffuse. Nel nostro girovagare ormai possiamo vedere molti uomini che si dedicano sia alla pastorizia che all&rsquo;agricoltura. Come abitazioni hanno capanne di legno. Il legno &egrave; una materia prima indispensabile nell&rsquo;edilizia ed il processo di disboscamento ne fornisce in grande quantit&agrave;. Le fronde invece vengono usate come foraggio per gli animali. Il legno si usa anche come combustibile, naturalmente. Vediamo infatti che su di un fal&ograve; stanno arrostendo qualcosa. Un uomo ce ne offre: &egrave; maiale arrosto. Siamo dunque testimoni della nascita di una tradizione viva ancor oggi nella nostra zona: l&rsquo;allevamento del maiale. Infatti in quest&rsquo;epoca le foreste di querce forniscono, in grande quantit&agrave;, le ghiande che sono adatte all&rsquo;alimentazione dei suini e quindi il loro allevamento ne &egrave; una conseguenza naturale.<br>Proseguiamo nel nostro viaggio. Purtroppo, come detto poc&rsquo;anzi, il regime delle acque non &egrave; per nulla regolato. Nonostante molte zone siano abitabili, ampie aree rimangono a livello di palude e di acquitrino, soprattutto lungo le sponde dei fiumi. Per l&rsquo;attraversamento si utilizzano guadi o traghetti. Approfittiamo di un passaggio su uno di essi per ritornare alla macchina del tempo e trasferirci all&rsquo;inizio del I millennio a.C.. E&rsquo; qui che si registrano cambiamenti significativi, sia nel patrimonio arboreo sia nell&rsquo;economia agricola e silvo-pastorale: vediamo un aumento della presenza di carpini e faggi, zone di brughiera sempre pi&ugrave; ampie ed occupate da una fitta vegetazione di noccioli, ginepri, ericacee e conifere. Ci guardiamo intorno notando, nella bassa pianura, olmi, frassini, aceri, pioppi e salici che iniziano a venire utilizzati come sostegno per le viti maritate: l&rsquo;agricoltura comincia ad affinarsi.<br>A questo punto con la nostra macchina del tempo ci trasferiamo finalmente in et&agrave; romana, dove notiamo un&rsquo;ulteriore modificazione del paesaggio (secondo le analisi polliniche ed archeobotaniche dell&rsquo;ultimo ventennio). Ai boschi di querceto misto ed ai faggi si sostituiscono gradatamente specie arboree colturali, quali castagni, noci, fichi, ulivi (nelle zone con clima temperato, come sui laghi prealpini ed i Colli Euganei), finalizzate a specifici tipi di produzione agro-silvicola. E&rsquo; in questo ambiente che vediamo inserirsi il nastro basolato della via Postumia. Il territorio, secondo stime recenti, a questo punto &egrave; gi&agrave; disboscato al 60% e gli spazi cos&igrave; ottenuti vengono utilizzati per l&rsquo;agricoltura. Data la romanizzazione del territorio si seguono i canoni della centuriazione. Ai nostri occhi appaiono infatti vaste aree centuriate, con la tipica suddivisione in quadrati delle varie colture: si producono segale, miglio, panico, farro, legumi ma soprattutto orzo e frumento. Veniamo a sapere che la nostra zona (San Pietro in Gu) fa parte della centuriazione di Marostica. Notiamo anche che &egrave; aumentata la produttivit&agrave; dei campi grazie alle migliorie tecniche degli strumenti agricoli, primo tra tutti l&rsquo;aratro.<br>Le aree paludose, per&ograve;, continuano ad occupare ancora largo spazio. Queste rimangono ai margini dell&rsquo;economia, quindi non documentate dalle fonti antiche. La via Postumia, tuttavia, dovr&agrave; fare i conti anche con esse.<br>C&rsquo;incamminiamo su di un terrapieno alto circa un paio di metri e risaliamo sulla nostra macchina del tempo per fare finalmente ritorno ai giorni nostri. Mentre decolliamo dalla via Postumia notiamo pi&ugrave; avanti un guado sul Medoacus Major (l&rsquo;antico ramo principale del Brenta). Pi&ugrave; a sud un terrapieno con alcune baracche di legno cinto da una palizzata: il Castellaro (riferimento alla zona di San Pietro in Gu). Purtroppo non facciamo in tempo a fare una foto: ci ritroviamo ad atterrare immediatamente nell&rsquo;epoca contemporanea.</p>
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	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
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	<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 16:03:08 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Sulle tracce della Postumia: la via Postumia nel Veneto]]></title>
	<description><![CDATA[<p><a href="/pg/blog/z80cpu/read/2384/sulle-tracce-della-postumia-il-paesaggio-agricolo-dalla-preistoria-ai-romani"><strong></strong></a><strong><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2384/sulle-tracce-della-postumia-il-paesaggio-agricolo-dalla-preistoria-ai-romani"><strong>PARTE  SECONDA - Il paesaggio agricolo dalla preistoria ai romani</strong></a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2473/sulle-tracce-della-postumia-le-popolazioni-antiche-i-paleoveneti">PARTE TERZA - Le popolazioni antiche: i Paleoveneti</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.connectu.it/pg/blog/z80cpu/read/2485/sulle-tracce-della-postumia-la-rotta-della-cucca">PARTE QUARTA - La rotta della Cucca</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PRIMA PARTE - La via Postumia nel Veneto<br></strong></p>
<p>Obiettivo della ricerca: ricostruire per quanto possibile l&rsquo;antico percorso della via Postumia all&rsquo;interno del Veneto (ed in particolare la zona di San Pietro in Gu), possibilmente raccogliendo notizie storiche sui paesi e sulle citt&agrave; attraversate.</p>
<p>Questa mia ricerca non ha la pretesa di essere precisa e nemmeno esaustiva in quanto le ricerche storiche sono estremamente difficili, specialmente se eseguite da persone non competenti come nel mio caso.</p>
<p>Spesso si trovano documentazioni in apparente contrasto con altre e risulta difficile quindi farsi un&rsquo;idea precisa.</p>
<p>Non me ne voglia quindi il lettore per le imprecisioni, ingenuit&agrave; ed incongruenze alle quali andr&ograve; sicuramente incontro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="/pg/photos/thumbnail/2362/large/" alt="image" width="600" height="449" style="border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; "></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Tutte le strade portano a Roma&rdquo;, recita un antico proverbio. Non &egrave; un modo di dire ma si riferisce al fatto che le antiche strade romane si diramavano per la maggior parte proprio da Roma e quindi era facile raggiungerla partendo da qualsiasi localit&agrave;. Questo schema era pensato sia per facilitare gli scambi commerciali che, soprattutto, per poter inviare agevolmente, all&rsquo;occorrenza, le truppe romane in qualsiasi punto dell&rsquo;impero. La via Postumia per&ograve; &egrave; un&rsquo;eccezione rispetto a questo detto, infatti non portava a direttamente Roma. A Roma ci si poteva arrivare tramite altre strade che incrociavano la Postumia.</p>
<p>Ma vediamo meglio questa strada.</p>
<p><img src="/pg/photos/thumbnail/2361/large/" alt="image" width="600" height="410" style="border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; border: 0px; "></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La via Postumia &egrave; una via consolare romana costruita nel 148 a.C. dal console Spurio Postumio Albino.</p>
<p>Congiungeva Genova con Aquileia, attraversando tutto il nord Italia. Lo scopo di questa strada era prevalentemente militare, come per tutte le strade consolari (consideriamo anche che eravamo in piena terza guerra punica - 149-146 a.C.). Recenti studi hanno dimostrato che lo scopo della strada non era quello di congiungere Genova con Aquileia, due citt&agrave; situate agli estremi opposti della Cisalpina e senza rapporti diretti tra loro. La via Postumia in realt&agrave; &egrave; stata pensata come via di comunicazione militare per collegare le colonie latine della Cisalpina, cio&egrave; Piacenza, creata contro le trib&ugrave; liguri, Cremona, per contrastare gli Insubri, e Aquileia, pensata come sentinella all&rsquo;estremit&agrave; orientale della valle Padana. In pratica la via Postumia poteva anche venire considerata come una specie di fronte di difesa. Come facevo notare prima eravamo infatti in piena terza guerra punica, per cui i Romani erano impegnati sul fronte di Cartagine e non potevano permettersi di lasciare indifeso il fronte nord. Consideriamo anche che nella seconda guerra punica Annibale &egrave; sceso attraverso le Alpi con i suoi elefanti. Stavolta meglio non rischiare attacchi dal nord costruendo una barriera: la via Postumia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il percorso a grandi linee</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una cosa che mi ha colpito, quando stavo ricostruendo il percorso, &egrave; il fatto che &egrave; ancora riconoscibile in buona parte del Veneto il tracciato originale.</p>
<p>Iniziamo a seguire il percorso della Postumia nel Veneto partendo da ovest. Per semplicit&agrave; di lettura riporteremo i nomi delle localit&agrave; attuali, riservandoci in seguito di approfondire il percorso menzionando i centri ed i nomi effettivamente esistenti all&rsquo;epoca (quando possibile).</p>
<p>La strada, proveniente da Goito, passava attraverso Villafranca di Verona per poi giungere alla citt&agrave; scaligera pressappoco dove ora c&rsquo;&egrave; Porta Palio e proseguendo poi per l&rsquo;attuale via Cavour, Porta Borsari (all&rsquo;epoca era una porta della citt&agrave;) e poi usciva da Verona tramite un ponte non pi&ugrave; esistente, il ponte Postumio, situato poco pi&ugrave; a sud del ponte Pietra (tra Ponte Pietra e Ponte Nuovo). Passava poi per San Michele Extra, San Martino Buon Albergo, Caldiero, Soave, Montebello Vicentino, Tavernelle, e poi giungeva finalmente a Vicenza, si presume all&rsquo;incirca secondo il tracciato della Strada Statale 11. Corso Palladio, la via principale del centro, rappresenta infatti un tratto della via Postumia che, passando attraverso un ponte (dove c&rsquo;&egrave; l&rsquo;attuale Ponte degli Angeli), proseguiva (si presume) per l&rsquo;attuale viale Trieste. Passata Vicenza la strada intersecava il territorio di Quinto Vicentino (che prese il nome proprio dal fatto che era situato al Quinto miglio da Vicenza &ndash; almeno cos&igrave; dicono molte documentazioni, a me sinceramente Quinto come paese pare un tantino &ldquo;fuori rotta&rdquo;, secondo me il quinto miglio non era necessariamente riferito alla via Postumia che in realt&agrave; interessava proprio i margini del suo territorio &ndash; e forse nemmeno quelli) e quindi Bolzano Vicentino, passando a nord dell&rsquo;attuale paese di San Pietro in Gu. Il paese all&rsquo;epoca non esisteva, ma sembra esistesse una fortificazione detta &ldquo;il castellaro&rdquo; situata qualche centinaio di metri pi&ugrave; a sud del percorso della Postumia. Dall&rsquo;espansione di questo nucleo fortificato forse si &egrave; sviluppato, in tempi pi&ugrave; recenti, il paese.</p>
<p>In zona San Pietro in Gu la strada passava un ramo del fiume Brenta, (all&rsquo;epoca Medoacus &ndash; nel posto dove ora passa il Ceresone) e proseguiva per l&rsquo;attuale Camazzole (frazione di Carmignano di Brenta) e quindi, passato il secondo ramo del Brenta, curvava verso est per poi proseguire in via rettilinea per molti chilometri. Esistono ancora molti tratti di questo percorso, a nord di Cittadella (zona Pozzetto), Galliera Veneta, Castello di Godego, Castelfranco Veneto. Poco prima di San Floriano la Postumia incrociava la via Aurelia proveniente da Padova e diretta verso Asolo (il punto d&rsquo;incrocio esiste ancora), poi proseguiva per Postioma, (incrocio con la via Claudia Augusta Altinate tra Villorba e Maserada) Maserada sul Piave, e, una volta passato il fiume Piave, Fa&egrave;.</p>
<p>Il tratto successivo &egrave; quello che &egrave; stato maggiormente oggetto di discussioni fra gli studiosi.</p>
<p>Prima ipotesi (Bosio):</p>
<p>Periferia sud di Oderzo, Annone Veneto, Concordia Sagittaria: da qui in poi coincideva con la via Annia.</p>
<p>Seconda ipotesi (Gregorutti poi ripresa da Fraccaro Tagliaferri):</p>
<p>Percorso ben differenziato dalla via Annia:</p>
<p>Centro di Oderzo, verso nord-est, direzione Pordenone, Settimo, passa il Tagliamento vicino a Castionis di Zoppola e poi verso sud-est verso Codroipo.</p>
<p>Da Codroipo: Passariano, Castions di Strada, Morsano di Strada, Sevegliano e si innestava nella Aquileia-Tricesimo.</p>
<p>Pare che attualmente gli studiosi propendano per la prima ipotesi, anche se forse a prima vista la seconda appare pi&ugrave; credibile in quanto il percorso si distingue dall'Annia e perch&eacute; nel suo ultimo tratto la Postumia viene a coincidere con il cardine massimo della centuriazione aquileiese.</p>
<p>In realt&agrave; esiste pure la possibilit&agrave; che entrambe le ipotesi siano vere, in quanto probabilmente esistevano entrambe le strade: una diramazione, insomma. Difficile per&ograve; dire quale delle due fosse effettivamente la Postumia e quale la diramazione (potrebbe trattarsi anche di una strada preesistente), ma, come dicevo pi&ugrave; sopra, secondo la maggioranza degli studiosi la Postumia segue il percorso pi&ugrave; diretto per raggiungere Concordia e poi proseguire unificata alla via Annia fino ad Aquileia.</p>
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	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
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	<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 20:50:49 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/2004/animazioni</link>
	<title><![CDATA[Animazioni]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Segnalo che in <a href="https://www.youtube.com/user/KRAUSERulez">questo</a> canale di YouTube si trovano parecchie animazioni divertenti create da un gruppo russo. Qui sotto alcuni esempi presi a caso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
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</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
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</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
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</object></p>
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	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
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	<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 13:41:49 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/1145/gem-boy-fatalit-cover-demenziale-di-sincerit-di-arisa</link>
	<title><![CDATA[Gem Boy - Fatalità (cover demenziale di "Sincerità" di Arisa)]]></title>
	<description><![CDATA[<p><object width="640" height="385"><param name="movie" value="https://www.youtube.com/v/bct4A70HLC4&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_detailpage&amp;fs=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><embed src="https://www.youtube.com/v/bct4A70HLC4&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_detailpage&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385"></object></p>
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	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/1127/video-miei</guid>
	<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 00:59:13 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/1127/video-miei</link>
	<title><![CDATA[Video miei]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Ecco un aggiornamento del video "La Finestra" che ho fatto l'anno scorso:</p>
<p>
<object classid="denied:clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="https://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><param name="src" value="https://www.youtube.com/v/pphT6zt6DLI&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1"><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="https://www.youtube.com/v/pphT6zt6DLI&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1"><br />
</object>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello vecchio lo potete trovare qui:</p>
<p>
<object classid="denied:clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="https://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><param name="src" value="https://www.youtube.com/v/My9vMaGUyCA&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1"><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="https://www.youtube.com/v/My9vMaGUyCA&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1"><br />
</object>
</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description>
	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
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<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/1068/effetti-fisici-ed-illusioni-ottiche</guid>
	<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 23:39:59 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/1068/effetti-fisici-ed-illusioni-ottiche</link>
	<title><![CDATA[Effetti fisici ed illusioni ottiche]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Effetti fisici ed illusioni ottiche.</p>
<p>Nel canale YouTube di questo utente ne troverete molti altri.</p>
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	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/840/raccontini</guid>
	<pubDate>Sat, 29 May 2010 19:48:31 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/840/raccontini</link>
	<title><![CDATA[Raccontini]]></title>
	<description><![CDATA[<p><strong>IL DIROTTATORE</strong></p>
<p><br>Arturo era calmo e non si aspettava l'avventura che lo avrebbe coinvolto da l&igrave; a poco: erano anni che prestava servizio su quella linea ed aveva sempre avuto il controllo della situazione, nonostante tutte le intemperie. Anche stavolta era lui ai comandi del mostro d'acciaio. Sapeva che se la sarebbe cavata benissimo, come al solito.<br>Giacomo era un passeggero estremamente annoiato, od almeno cos&igrave; sembrava: leggeva il giornale gettando ogni tanto un'occhiata distratta al paesaggio che scorreva all'esterno del finestrino.<br>Tutto sommato normale, direte voi. E invece no! Ad un tratto Giacomo si alz&ograve;: un mitra era apparso quasi per incanto tra le sue mani. Qualcuno fece per urlare. "Silenzio!" intim&ograve; il dirottatore e si diresse verso la cabina. Impegnato ai comandi, Arturo non s'era accorto di nulla, ed il freddo della canna alla tempia lo colse di sorpresa. "Dirotta al pi&ugrave; vicino aeroporto!"<br>Arturo pens&ograve; potesse trattarsi di uno scherzo, ma l'arma faceva poca voglia di mettersi a ridere. Decise di ubbidire e di dirigersi verso l'aeroporto pi&ugrave; prossimo. "Ci arriveremo in una quindicina di minuti", avvert&igrave;.<br>Si lasci&ograve; cos&igrave; travolgere dai pensieri: eh, gi&agrave;, aveva sentito di parecchi piloti alle prese con i dirottatori, ciononostante non avrebbe mai pensato che una sorte simile sarebbe toccata pure a lui. In tante ore di servizio gli era capitato di aver a che fare con i temporali e con le loro turbolenze, i fulmini, i problemi del gelo, ecc. ma i dirottatori proprio non li aveva mai considerati (neanche quando pioveva a... dirotto): ed ora ne aveva l&igrave; accanto uno. Che fare?<br>"Mi raccomando, non fare scherzi!" Queste parole lo scossero dai suoi pensieri. Gi&agrave;, che scherzi poteva fare? Non aveva la possibilit&agrave; di chiamare aiuto via radio od altro: poteva solamente ubbidire. A meno che...<br>L'idea che gli balen&ograve; era rischiosa, ma decise di tentare ugualmente: una rapida manovra con i comandi ed il grosso pachiderma ebbe un sussulto. Ci&ograve; bast&ograve; perch&eacute; il dirottatore, preso di sorpresa, perdesse l'equilibrio e cadesse a terra.<br>Arturo ne approfitt&ograve; per abbandonare i comandi e saltargli addosso. Con un calcio ben assestato allontan&ograve; l'arma caduta a terra ed i due cominciarono a darsele di santa ragione.<br>Ad un certo punto si ud&igrave; uno schianto, il sobbalzo fece cadere i passeggeri dai sedili, ci furono scene di panico. Poi pi&ugrave; nulla.<br>Arturo riprese il controllo di se stesso e cominci&ograve; a ricomporsi la divisa: ormai il dirottatore era stato fermato dai passeggeri, bastava avvisare la polizia. Spense il motore e scese a valutare i danni: poco male, quel tronco di quercia aveva solo preso di striscio la fiancata, bloccando per&ograve; il veicolo. Ci&ograve; imped&igrave; un incidente ben pi&ugrave; grave.<br>Arturo continu&ograve; a ripensare all'accaduto: che strano, dirottare un autobus di linea... boh!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LE GUERRE PUBICHE</strong><br><br>Anno 1971. La professoressa di  storia la chiamavamo semplicemente prof ed il professore di matematica  profess&ograve;. Non gradivano ma nemmeno dava loro fastidio. Invece il bidello  s&rsquo;incavolava a morte se lo chiamavamo bid&egrave;. Comunque sia quel giorno me  ne stavo mezzo stravaccato sul banco con l&rsquo;aria sicuramente annoiata  mentre entrava nell&rsquo;aula la prof. Mi ricomposi subito, cercando di  assumere un&rsquo;aria pi&ugrave; idonea, qualcosa che almeno assomigliasse a quella  di uno studente, ma era dura. La prof era sui 25 anni, al suo primo anno  d&rsquo;insegnamento. Piccolina e rotonda, camminava invece di rotolare in  quanto un paio di stivali che immagino non togliesse mai le davano la  rigidit&agrave; necessaria a mantenersi in posizione eretta. Una volta entrata  si posizion&ograve; davanti alla cattedra. Il brusio della classe cess&ograve; di  colpo. Un aeroplanino di carta ritardatario fin&igrave; il suo volo  spiaccicandosi sul muro in fondo all&rsquo;aula, per poi ricadere a terra.<br>Facendo  finta di niente la prof si gir&ograve; con il suo caratteristico scricchiolio  di tacchi alti almeno 12 cm. Si avvicin&ograve; alla lavagna, una tavola di  ardesia larga almeno 2 metri ed alta un metro e 10 appesa al muro con  due grossi ganci. Spingendosi in alto, tanto da sembrare dover spiccare  il volo, tutta tesa e protesa verso l&rsquo;alto riusc&igrave; a scrivere, nella  parte inferiore della lavagna, appena sopra il legno della cornice, la  scritta in maiuscolo:<br><br>I ROMANI NEL VENETO<br><br>Mentre  sottolineava la scritta il gesso si spezz&ograve;. Una parte cadde a terra,  l&rsquo;altra continu&ograve; la sua corsa sulla lavagna, completando la  sottolineatura ed emettendo il caratteristico rumore che fece schizzare  su ed impietrire tutti gli studenti. Al termine della&nbsp; sottolineatura  probabilmente era rimasta sulla lavagna oltre alla traccia bianca del  gesso anche una mezza unghia della prof, che a questo punto si gir&ograve;  verso di noi, con la sua faccia tonda come il corpo, ma si distingueva  da quest&rsquo;ultimo per la mancanza di stivali. Sorrideva.<br>&ldquo;Oggi  continuiamo la lezione precedente sui romani e proseguiamo con la venuta  dei romani nel Veneto, anzi, prima di continuare sar&agrave; il caso che  facciamo qualche interrogazione in maniera che possiamo vedere se avete  capito.&rdquo;<br>&ldquo;Continuiamo, proseguiamo, facciamo, possiamo vedere &ndash;  ripetevo tra me e me &ndash; altro che plurale maiestatis, sarebbe meglio il  singolare poveratis.&rdquo;<br>Avevo ancora il brivido del gesso che correva  lungo la schiena e se ne stava aggiungendo un altro, quello premonitore  dell&rsquo;interrogazione. Cominciavo a pensare che il &ldquo;poveratis&rdquo; sarei stato  io se fossi stato interrogato.<br>Mentre la prof si guardava attorno  alla ricerca della classica faccia da interrogazione io cercavo di  tenere la mia testa allineata a quella del ragazzo del banco davanti al  mio, in modo da sparire agli occhi della prof. Speranza vana:  all&rsquo;improvviso il ragazzo starnut&igrave; e mentre si abbassava a prendere il  fazzoletto mi lasci&ograve; scoperto, proprio mentre la prof si girava  istintivamente nella direzione dello starnuto, cio&egrave; nella mia! Lo  sapevo, avevo la scritta &ldquo;interrogami&rdquo; stampata in faccia, e per ironia  della sorte l&rsquo;agitazione mi aveva mandato il sangue alla testa, per cui  la scritta appariva pure in rosso lampeggiante al ritmo delle mie  pulsazioni cardiache.<br>&ldquo;Ah, ecco, giusto, interroghiamo Neddi.&rdquo;<br>Per  un microsecondo sperai che ci fossero almeno venti miei omonimi  nell&rsquo;aula, ma subito dopo realizzai che non ce n&rsquo;era uno nemmeno in  tutt&rsquo;Italia, figurati nell&rsquo;aula, per cui toccava per forza a me.<br>Mi  trascinai in piedi, ormai sconsolato e rassegnato, e mi avvicinai alla  &ldquo;zona interrogazione&rdquo;, cio&egrave; presi posto davanti alla lavagna.<br>&ldquo;La  volta scorsa abbiamo visto che nel secondo secolo avanti Cristo&hellip;&rdquo;<br>Non  l&rsquo;ascoltavo, ero troppo occupato a tentare di mimetizzarmi tra lo  sciame di formiche che usciva da una crepa nel muro.<br>&ldquo;&hellip;nel secondo  secolo, dicevo&rdquo; - e qui una pausa, poi riprese calcando bene le parole.  Sulla mia faccia probabilmente era apparsa anche la scritta &ldquo;help&rdquo;,  lampeggiante pure essa.<br>&ldquo;&hellip;nel secondo secolo c&rsquo;erano le guerre  puniche&hellip; mi sai dire qualcosa delle guerre puniche?&rdquo;<br>Io non sapevo  nulla nemmeno delle guerre pudiche, quelle che facevano tutti nudi con  la foglia di fico Adamo ed Eva, figuriamoci delle guerre puniche! In  ogni caso con la mente ero lontano mille miglia dall&rsquo;argomento trattato e  sicuramente nemmeno queste mille miglia saranno state miglia romane.  Visto che il mimetismo con le formiche non era riuscito cercai un altro  stratagemma per cavarmela, ma non riuscii a pensare a nulla. Poi,  improvvisamente, il segno di sottolineatura scritto dalla prof alla  lavagna mi dette un&rsquo;idea. Presi un gessetto e mi abbassai con la schiena  (per fortuna ero giovane, ora mi avrebbe fatto male) fino alla parte  inferiore della lavagna e continuai la linea della sottolineatura,  ispessendola ed allungandola verso l&rsquo;alto in modo da portarla verso il  centro della lavagna e farne una strada romana, con tanto di basolato.<br>&ldquo;Al  termine delle guerre puniche - esordii &ndash; e precisamente nel 148 a.C&hellip;.&rdquo;<br>Feci  una breve pausa in modo da assicurarmi l&rsquo;ascolto della prof ed inoltre  da rendermi conto di essere proprio io a parlare, fino ad un attimo  prima non ci avrei creduto. Continuai orgogliosamente:<br>&ldquo;&hellip;in Veneto  arriv&ograve; la via Costumia!&rdquo;<br>&ldquo;See&hellip; la via dei costumi di carnevale!&rdquo; rise  una voce in fondo all&rsquo;aula.<br>Rise anche la prof, che mi rimand&ograve; al  posto con un insperato 6 (sia pure meno meno) visto che, disse,  evidentemente non aveva ben spiegato le guerre puniche e la via Postumia  (&ldquo;e non Costumia&rdquo;, rimarc&ograve;) la doveva ancora spiegare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL SEGNALE</strong><br><br>Alfonso non era un generale ma si  trovava ugualmente dietro la collina. Non era la prima volta che doveva  usare un fucile, ma questa volta sapeva che sarebbe stato differente.<br>Da  bravo cacciatore di solito utilizzava l'arma per abbattere qualche capo  di selvaggina: era stata infatti la passione per la caccia che anni  addietro gli aveva messo l'arma in mano.<br>Questa volta per&ograve; era  diverso. Sapeva che doveva sparare ad un preciso segnale, che gli doveva  giungere all'ora prestabilita. Inspir&ograve; profondamente e scrut&ograve; il cielo  limpido di agosto.<br>Consult&ograve; l'orologio: mancava ormai veramente poco  alle 08.30, l'ora X. Cominci&ograve; a pensare: cosa sarebbe successo se il  sofisticato marchingegno non avesse ricevuto il segnale come stabilito?  Dapprima ebbe un impulso di rifiuto, ma poi i suoi pensieri cominciarono  a mettere a fuoco la situazione. Suo fratello sicuramente non avrebbe  avuto futuro se avesse fallito. Le sue mani iniziarono a tremare  leggermente, poi pi&ugrave; intensamente. Aggrott&ograve; le sopracciglia, inspir&ograve;  profondamente e riprese il controllo di se stesso. Imbracci&ograve; il fucile  che teneva a tracolla, tolse la sicura e punt&ograve; l'arma verso il cielo,  come alla ricerca di un nemico invisibile. Poi, senza spostare l'arma,  gir&ograve; la testa verso quella scatola che ormai non sapeva se odiare oppure  amare. Da lei doveva scaturire un segnale che poteva cambiare il futuro  non solo di suo fratello, ma dell'intera umanit&agrave;. Mancavano ormai pochi  secondi. Inizi&ograve; mentalmente un conto alla rovescia... 10... 9... 8... -  Dio non ce la faccio! - 7... 6... - Devi farcela! - si disse 5... 4...  Ormai il sudore gli colava davanti al viso, non sapeva se ci&ograve; fosse  dovuto al sole di agosto oppure all'emozione del momento, ma ormai  importava poco. 3... 2... 1... un istante di pausa... niente! Pochi  attimi di ansia, mille pensieri concentrati in un batter di ciglia,  lampi di luce e figure nella mente... forse aveva sbagliato a contare,  forse l'esperimento era fallito. Trem&ograve; a quest'ultimo pensiero ed alle  sue terribili conseguenze. Rifece il conto alla rovescia. 5... 4... 3...  2... 1... ze... Tre colpi secchi lo fecero sussultare. Era il segnale!  Rimase un secondo a fissare come inebetito la grossa scatola di legno  che aveva emesso quei tre colpi, come a voler sincerarsi che  provenissero effettivamente da l&igrave;. Poi si riprese. Ora toccava a lui.  Riprese fiato e poi, con apparente calma, senza prendere nemmeno la  mira, spar&ograve;.<br>Il rumore della deflagrazione si spanse tutt'intorno per  qualche chilometro. Stormi d'uccelli s'innalzarono in volo spaventati  in uno spolverio di piume, qualche timida lepre s'infil&ograve;  precipitosamente nella tana, poi, una volta spenta l'eco dello sparo, un  silenzio irreale piomb&ograve; tra le colline bolognesi.<br>"Vittoria!"  Alfonso sapeva che suo fratello Guglielmo sarebbe stato fiero di lui.  Era certo che a 2400 metri di distanza, dall'altra parte della collina  dei Celestini e precisamente dalla finestra del suo laboratorio a Villa  Griffone di Pontecchio, Guglielmo aveva sentito lo sparo e probabilmente  stava esultando. Il colpo di fucile sparato in aria era la risposta  all'insolito segnale. Forse in quel momento nessuno dei due si rese  conto della portata di ci&ograve; che avevano fatto, in quel lontano 1895: ma i  fratelli Alfonso e Guglielmo Marconi ne sarebbero per sempre stati  orgogliosi. Quel segnale, i tre colpi che rappresentano la lettera "S"  in alfabeto&nbsp; Morse,&nbsp; erano in realt&agrave; un segnale radio: si trattava della  prima trasmissione del telegrafo senza fili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PIANETA TERRA</strong><br><br>C'era una volta il pianeta Terra. Ora non c'&egrave; pi&ugrave;.<br>In quel tempo la tecnologia aveva avuto un incremento notevole rispetto alle epoche precedenti e ci&ograve; aveva rivoluzionato il modo di combattere. Ormai da tempo le guerre si combattevano a tavolino, come fare una partita a scacchi. Ogni mossa studiata dal proprio quartier generale si rifletteva istantaneamente a tutte le unit&agrave; controllate dalla nazione. La guerra fredda era solamente un triste e lontano ricordo, ma le nazioni continuavano in maniera sommersa lo sviluppo ed il test delle proprie tecnologie. L'atollo di Oigres era una delle unit&agrave; di difesa/attacco nucleare disseminate nell'Oceano Atlantico durante la corsa agli armamenti. Concepita durante gli anni pi&ugrave; bui della guerra fredda, aveva in dotazione decine di missili a testata nucleare con una gittata intercontinentale. Tutte le attrezzature della base erano state rinnovate pi&ugrave; volte nel corso degli anni e quindi la base stessa era quanto di pi&ugrave; avanzato ci potesse essere a livello tecnologico, anche se era gi&agrave; passato qualche anno dall&rsquo;ultimo aggiornamento della struttura.<br>Non aveva un nome ma solo una sigla: MDF576 ed era un chip intelligente che lavorava con centinaia di altri suoi simili nelle schede del grosso elaboratore della base di Oigres. Il suo lavoro era semplice: doveva bloccarsi all'arrivo di un impulso negativo. Essendo un controller intelligente sapeva quanto era importante la sua funzione: l'elaboratore era infatti collegato ai dispositivi di lancio dei missili nucleari e quindi guai se non avesse svolto nel migliore dei modi il suo delicato compito. Il chip svolgeva da anni quel lavoro, non si lamentava mai, d'altronde era tenuto in un ambiente a temperatura controllata: riscaldato d'inverno e rinfrescato d'estate. Che dire poi dell'alimentazione? Era stabilizzata con precisione. Chi stava meglio di lui? Quell'estate per&ograve; aveva fatto un caldo inusuale e purtroppo la ventola di raffreddamento con il passare degli anni aveva cominciato e divenire inefficiente, rumorosa, ed a perdere giri. Fu cos&igrave; che proprio in una delle giornate pi&ugrave; torride di agosto si ferm&ograve;. Il chip MDF576 cominci&ograve; a patire il caldo come non aveva mai sofferto nei vari anni di servizio. E surriscaldandosi si accorse che stava avvicinandosi alla temperatura di fusione del silicio, il semiconduttore di cui era costituito. Si rese conto che stava morendo. Le forze gli venivano sempre meno e proprio in questo frangente arriv&ograve; un impulso negativo. Riusc&igrave; a malapena a bloccarlo, ma subito dopo ne arriv&ograve; un altro e poi un altro ancora. Ormai stremato il chip riusc&igrave; a bloccare il secondo impulso, ma non il terzo. Mentre moriva con la fusione del suo cuore di silicio, vide con orrore l'impulso diramarsi per le miriadi di fili, attraversare varie schede e centinaia di chip, per poi giungere ai dispositivi di lancio che si attivarono in sequenza.<br>C'era una volta il pianeta Terra. Ora non c'&egrave; pi&ugrave;.</p>
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	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/345/video-miei</guid>
	<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 23:19:27 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/345/video-miei</link>
	<title><![CDATA[Video miei]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Qualche volta faccio dei video pure io, questo &egrave; stato realizzato nell'agosto 2009.</p>
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<p><strong>L&rsquo;acquedotto  romano di&nbsp;Vicenza</strong></p>
<p>Piccolo documentario sull&rsquo;acquedotto  romano di Vicenza. Viene ripercorso il tracciato conosciuto dalla citt&agrave;  alle prese d&rsquo;acqua a nord-ovest della citt&agrave;. L&rsquo;ho realizzato usando solo  la macchina fotografica (niente videocamera). Le foto sono state  eseguite il 12/06/09.</p>
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<p><br> <strong>La via Postumia oggi &ndash; San Pietro in&nbsp;Gu</strong></p>
<p>Questo &egrave; il mio primo piccolo documentario.<br> Si tratta di un filmato realizzato fotografando tutto il tracciato  percorso dall&rsquo;antica via Postumia nel mio paese. Nulla &egrave; rimasto della  strada antica, ma fa lo stesso un certo effetto trovarsi nei medesimi  luoghi percorsi dalla famosa via consolare.</p>
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<p><strong>Io&nbsp;Robot</strong></p>
<p>Non ha nulla a che vedere con  l&rsquo;omonimo romanzo di Asimov. Questo &egrave; un video di prova che ho  realizzato tanto per passare il tempo.<br> Ho impiegato circa 7 ore, la prima se n&rsquo;&egrave; andata per la fase di  registrazione del video (circa mezz&rsquo;ora per una ventina di minuti di  filmato) e per l&rsquo;acquisizione nel PC.<br> In seguito ho estratto dal filmato (tramite Adobe Premiere Pro 2.0)  alcune centinaia di immagini (delle quali ne ho impiegato meno di 300)  ed ho aggiunto dove serve un effetto speciale con Particle Illusion. In  realt&agrave; non mi ricordavo pi&ugrave; bene la procedura e quindi non &egrave; venuto un  gran che bene, perlomeno si poteva fare di meglio.<br> Comunque poi ho montato tutte le immagini con Adobe Premiere Pro ed ho  effettuato il rendering finale, quindi ho &ldquo;sbattuto&rdquo; il tutto su  YouTube.<br> Alla fine comunque &egrave; venuto uno stop-motion che non &egrave; poi male, tutto  sommato.</p>
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<p><strong>Video di carnevale 2010, S. Pietro in Gu</strong></p>
<p>Contrada Armedola</p>
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<p>Contrada Barche-Go</p>
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<p>Contrada Castellaro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Carri e gruppi vari</p>
]]></description>
	<dc:creator>Sergio Neddi</dc:creator>
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