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	<title><![CDATA[MSNI: Maggio 2014]]></title>
	<link>https://msni.it/blog/group/7656/archive/1398895200/1401573600</link>
	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Tue, 27 May 2014 11:33:55 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/28981/equitalia-chiude-i-battenti-nel-2014</link>
	<title><![CDATA[Equitalia chiude i battenti nel 2014]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;">I contribuenti italiani stanno per dire addio a<span>&nbsp;</span></span><strong style="padding: 0px; margin: 0px; color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; text-align: justify; background-color: #ffffff;">Equitalia</strong><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;">, nemico numero uno e capro espiatorio di tutti i mali del Paese. La societ&agrave; incaricata della riscossione dei tributi in nome dell&rsquo;erario italiano &egrave; destinata ad essere accorpata con l&rsquo;</span><strong style="padding: 0px; margin: 0px; color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; text-align: justify; background-color: #ffffff;">Agenzia delle Entrate</strong><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;">. Un passaggio che era gi&agrave; nell&rsquo;aria da tempo e che il governo Renzi ha deciso di accelerare, decretando la fine di un&rsquo;era e scatenando, al tempo stesso, una serie di interrogativi. La prima e pi&ugrave; ovvia: chi controller&agrave; se paghiamo le tasse? </span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;"><img src="https://www.inchiestanapoli.it/sites/default/files/imagecache/img_fotoprincipale_full/gennaro.sannino/equitlia_0.jpg" width="480" alt="image" style="border: 0px;"></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;">Chi sar&agrave; incaricato della riscossione dei tributi?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;"></span></strong></p>
<p style="padding: 0px 0px 10px; margin: 0px; text-align: justify; font-size: 14px; color: #333333; font-style: normal; font-weight: normal; background-color: #ffffff;">La carriera di Equitalia, dunque, &egrave; durata ben poco. Fino al 1995, infatti, la riscossione dei tributi era deputata a una miriade di agenzie diverse, che operavano a livello territoriale. L&rsquo;unione delle realt&agrave; maggiori ha dato poi vita a questa nuova entit&agrave; chiamata Equitalia, che ha impiegato davvero poco per diventare fulcro dell&rsquo;odio della popolazione italiana nei confronti della<strong style="padding: 0px; margin: 0px;">pressione fiscale</strong>. C&rsquo;&egrave; da dire che non &egrave; stata neanche aiutata dai suoi compiti poco nobili (come i pignoramenti) e dai continui errori che hanno segnato il suo operato (mai sentito parlare di cartelle pazze?). Mettiamoci un recente scandalo tra fondi neri ed evasione fiscale e il cerchio &egrave; chiuso. Ci&ograve; non toglie, comunque, che il ruolo di una societ&agrave; come Equitalia sia centrale in un Paese dedito ai trucchi e ai sotterfugi per evitare le<span>&nbsp;</span><strong style="padding: 0px; margin: 0px;">scadenze col Fisco</strong>.</p>
<p><strong><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;"></span></strong></p>
<p style="padding: 0px 0px 10px; margin: 0px; text-align: justify; font-size: 14px; color: #333333; font-style: normal; font-weight: normal; background-color: #ffffff;">La sparizione di Equitalia, dunque, non deve essere letta come un segno di debolezza nella<span>&nbsp;</span><strong style="padding: 0px; margin: 0px;">lotta all&rsquo;evasione fiscale</strong>. Anzi, &egrave; proprio il contrario, perch&eacute; la fusione con l&rsquo;Agenzia delle Entrate garantir&agrave; quella sinergia che &egrave; (a volte) mancata, soprattutto nella condivisione delle banche dati e delle informazioni sui contribuenti. Gi&agrave; oggi l&rsquo;Agenzia delle Entrate &egrave; il primo &lsquo;azionista&rsquo; di Equitalia, con il 51% delle partecipazioni, mentre l&rsquo;altro 49% &egrave; attribuito all&rsquo;Inps. Ente Previdenziale che ben poco ha a che fare con la riscossione tasse. Ecco perch&eacute; riportare Equitalia nell&rsquo;alveare da cui &egrave; nato consentir&agrave; al Fisco di agire con strumenti unici e senza due teste che non comunicano.</p>
<p><strong><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;"></span></strong></p>
<p style="padding: 0px 0px 10px; margin: 0px; text-align: justify; font-size: 14px; color: #333333; font-style: normal; font-weight: normal; background-color: #ffffff;">Il primo passo concreto in questa direzione sar&agrave; l&rsquo;addio di<span>&nbsp;</span><strong style="padding: 0px; margin: 0px;">Attilio Befera</strong>, il direttore soprannominato &lsquo;Mr. Fisco&rsquo;, che sar&agrave; sostituito da un nuovo dirigente da scegliere tra il magistrato Francesco Greco e l&rsquo;attuale vicedirettore dell&rsquo;Agenzia Marco Di Capua. Per il resto il processo di prospetta lento e graduale, per evitare forzature in un periodo gi&agrave; piuttosto complesso dal punto di vista fiscale (il caos Tasi insegna). Quel che &egrave; certo &egrave; che, con l&rsquo;accorpamento, sar&agrave; direttamente l&rsquo;Agenzia delle Entrate a vigilare e intervenire in caso di mancato pagamento delle imposte. Chi gioisce per la morte di Equitalia, sperando forse in una vita pi&ugrave; facile, forse non ha fatto bene i conti. Gli effetti di questa decisione si vedranno solo nei prossimi mesi.</p>
<p><strong><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;"><br></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; float: none; background-color: #ffffff;"><br></span></p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
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	<pubDate>Thu, 22 May 2014 14:56:14 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/28711/lagenzia-delle-entrate-la-rovina-ditalia</link>
	<title><![CDATA[L'Agenzia delle entrate, la rovina d'Italia]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span>Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, 304.000 euro di stipendio annuo, ha annunciato che entro fine mese andr&agrave; in pensione. Avrei qui pronto il sostituto (non d'imposta, bens&igrave; umano): Luciano Dissegna. Costo per i contribuenti: zero euro. S&igrave;, lo farebbe gratis. Il curriculum &egrave; ragguardevole. Per 30 anni leale servitore dello Stato, che lo assunse per concorso nel 1977, Dissegna ha lavorato negli uffici del registro di Montebelluna e Borgo Valsugana, nell'ufficio Iva di Trento, nell'ufficio imposte dirette di Bassano del Grappa, all'ispettorato compartimentale imposte dirette di Venezia, all'ispettorato dell'Agenzia delle entrate di Trieste.</span></p>
<p>Infine &egrave; stato dirigente in Friuli Venezia Giulia e direttore a Thiene, Montebelluna e Schio della medesima agenzia.</p>
<p>C'&egrave; un solo problema: Dissegna si &egrave; dimesso nel 2009 per protesta, accettando il prepensionamento con otto anni di anticipo, perch&eacute; ritiene d'aver constatato di persona come l'Agenzia delle entrate sia un carrozzone pachidermico e inefficiente, in una parola inutile. &laquo;Procura pi&ugrave; danni che vantaggi alla nazione. Peggio: arriva a comportamenti che rasentano il falso, la minaccia, la violenza, la ritorsione e persino l'estorsione, come documentato in un esposto indirizzato da un mio assistito alle autorit&agrave; preposte e rimasto lettera morta. Pi&ugrave; che quella delle entrate, se fossi Matteo Renzi io istituirei l'Agenzia delle uscite per mettere sotto controllo la spesa pubblica, il vero cancro di questo Paese&raquo;.<br>Dissegna, 64 anni, vicentino, &egrave; un tributarista, una via di mezzo fra l'avvocato e il commercialista. &laquo;Ma non posso dire d'essere passato dall'altra parte della barricata. Semplicemente resto sempre dalla stessa: quella dei pi&ugrave; deboli, i contribuenti. Contro le vessazioni dell'erario e contro gli esperti a gettone che lucrano sulle disgrazie di chi non sa come difendersi dallo Stato sanguisuga&raquo;. Con il primo dei suoi quattro figli, penalista a Milano, assiste aziende e privati nei contenziosi con l'Agenzia delle entrate. Lo fa da novello Robin Hood, cio&egrave; gratis nel 95 per cento dei casi. Per esempio con un rimborso di 700 euro per una consulenza che uno studio professionale voleva farsi pagare 130 volte tanto.</p>
<p>Se gli chiedi ragione di questo comportamento, Dissegna ti spiega che i 3.200 euro netti di pensione e l'attivit&agrave; della moglie bastano e avanzano e ti mette con noncuranza sotto gli occhi la foto a colori, stinta dal tempo, di un ragazzo vestito da chierico: &laquo;Dagli 11 ai 18 anni sono stato in seminario dai Fatebenefratelli. Volevo diventare prete e lavorare negli ospedali. Poi mi sono accorto che esistevano le donne e ho avuto una crisi religiosa. L'inclinazione ad aiutare il prossimo ce l'ho nel sangue. Di quattro fratelli, sono l'unico che ha potuto studiare e laurearsi. Di giorno costruivo blocchi di cemento con mio padre, un ex contadino; di sera rimanevo curvo sui libri fino a quando non crollavo dal sonno. Ci&ograve; non toglie che mi senta un privilegiato. Qualcosa devo restituire&raquo;.</p>
<p><img src="https://www.foggiacittaaperta.it/public/upload/agenzia%20entrate.jpg" alt="image" width="500" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p><strong>Dissegna</strong> &egrave; arbitro della Consob, uno dei 600 in Italia ammessi per titoli ed esami a dirimere le controversie in materia societaria e borsistica. Di concorsi pubblici ne ha vinti ben 10 nella sua vita. &Egrave; stato advisor societario e fiscale della Bastogi. Dal 1995 al 1999, dopo la bufera di Tangentopoli, i concittadini gli hanno messo in mano la scopa, eleggendolo sindaco di Romano d'Ezzelino, il paese della provincia di Vicenza dove abita, e lui s'&egrave; distinto per aver varato l'unica giunta comunale d'Italia che andava da Forza Italia a Rifondazione comunista.</p>
<p><strong>Che cosa non funziona nella lotta all'evasione fiscale?</strong><br>&laquo;Dati alla mano, &egrave; una delle principali cause del crollo dell'economia nazionale. Tutto parte dal fatto che l'Agenzia delle entrate accerta ogni anno 30 miliardi di maggiori imposte, che con l'aggiunta di sanzioni, interessi e aggi esattoriali salgono a 70. Circa due terzi di essi, diventano oggetto di contenzioso. Per difendersi, i ricorrenti devono farsi assistere da tributaristi, avvocati e commercialisti, tutta gente che costa un occhio della testa. Nei primi due gradi di giudizio, quindi senza tenere conto del terzo in Cassazione, imprese e cittadini sopportano costi pari al 10 per cento dell'accertato: miliardi di euro. Se invece definiscono, come si dice in gergo, cio&egrave; pagano subito per evitare sanzioni e rischi del contenzioso, devono comunque rassegnarsi a grosse parcelle calcolate sul risparmiato. In pratica i professionisti si fanno dare almeno un 10 per cento&raquo;.</p>
<p><strong>Vediamo se ho capito bene. L'erario pretende da me 100.000 euro senza motivo. Il mio tributarista lo convince ad accontentarsi di 10.000 e poi mi chiede 9.000 euro di parcella per avermene fatti risparmiare 90.000?</strong><br>&laquo;Esatto. &Egrave; come se lo Stato pagasse una pletora di dipendenti che vanno in giro con una mazza a fracassare le gambe della gente per dare lavoro agli ortopedici. L'Agenzia delle entrate conta pi&ugrave; di 33.000 dipendenti, il 7-8 per cento sono addetti al contenzioso. <strong>Uno spreco inaudito</strong>. Aggiunga gli incalcolabili costi in termini di giornate lavorative perse, malattie, stress. Un'azienda su tre chiude a seguito di una verifica. Quando non si arriva al suicidio del titolare. E non basta&raquo;.</p>
<p><strong>Il suicidio non basta? Che altro c'&egrave;?</strong><br>&laquo;I contribuenti sospettati di evasione vincono il ricorso nel 50 per cento dei casi. Risultato: <span style="text-decoration: underline;">dei 70 miliardi accertati</span>, l'Agenzia ne <span style="text-decoration: underline;">incassa</span> appena <span style="text-decoration: underline;">7 l'anno</span>. Quindi i costi sostenuti da cittadini e imprese per tutelarsi superano di gran lunga gli introiti della lotta all'evasione. Una follia. Cos&igrave; va a picco il Paese. &Egrave; in corso un mastodontico trasferimento di risorse dall'economia reale, rappresentata dalle aziende, a quella virtuale, rappresentata dai professionisti che assistono la gente trascinata in giudizio&raquo;.</p>
<p><strong>Un momento, mi perdoni, ma studi legali e commercialisti non danno forse da mangiare a tante famiglie?</strong><br>&laquo;Ah, perch&eacute; lei pensa che questo fiume di denaro venga utilizzato nell'acquisto di beni strumentali o nell'assunzione di nuovi dipendenti? Andiamo! Non creder&agrave; che i vari Giulio Tremonti, Victor Uckmar, Vittorio Emanuele Falsitta - per citare alcuni tributaristi di grido - comprino un computer al giorno o arruolino un'impiegata a settimana? &Egrave; gi&agrave; tanto se lo fanno ogni 10 anni. Ergo, i soldi finiscono soprattutto nei loro conti correnti. Ma, dico io, siete tutti bravissimi, perch&eacute; non vi date all'imprenditoria? Diventereste di botto altrettanti Armani, Ferrero, Barilla, Caprotti, Squinzi&raquo;.</p>
<p><strong>Come fa l'erario a perdere il 50 per cento delle cause? &Egrave; assurdo.</strong><br>&laquo;Per forza: spara accertamenti iperbolici a casaccio. L'aggravante &egrave; che <span style="text-decoration: underline;">martella le piccole imprese</span>, andando in cerca di quattrini dove non ci sono. Perfino Befera &egrave; stato costretto ad ammettere che esiste l'evasione di sopravvivenza. Quindi, anche quando l'accertamento va a buon fine, i soldi che cerca di riscuotere non li trova: l'evasore li ha gi&agrave; spesi per campare. Insomma, l'Agenzia tartassa i contribuenti sbagliati e cos&igrave; porta a casa solo 1 euro su 10. E questo nonostante disponga di strumenti da regime poliziesco. Ti blocca tutti i beni al sole: casa, terreni, conti correnti, auto, barche, quadri, tappeti, mobili. Pu&ograve; persino, grazie a recenti sentenze della Cassazione, spremere i soci di una Srl, obbligandoli a rispondere in solido di un'evasione compiuta dalla societ&agrave;. Non se n'&egrave; accorto nessuno, ma di fatto la responsabilit&agrave; limitata &egrave; stata abolita&raquo;.</p>
<p><strong>Lei ha denunciato pratiche estorsive da parte dell'Agenzia delle entrate. Mi pare un'accusa gravissima.</strong><br>&laquo;Stia a sentire che cos'&egrave; accaduto. Un mio assistito di Treviso ha un'azienda che produce insaccati. Gli intimano, a capoccia, di pagare 2,3 milioni. Presento ricorso alla commissione tributaria provinciale: vinto. Il mio cliente non ha evaso alcunch&eacute;, quindi al fisco non deve niente. A quel punto, se non fosse mio amico, potrei chiedergli il 10 per cento su quanto ha risparmiato: quindi 230.000 euro. Invece se la cava con 3.000, le spese vive. Ebbene: lei non crede che, pur di sottrarsi all'incubo di dover sborsare 2,3 milioni di euro, egli non sarebbe stato disposto a versarne senza motivo almeno 800.000, come l'Agenzia era arrivata a proporgli dopo una spossante trattativa? E questa che cosa sarebbe stata se non un'estorsione? Nell'esposto il mio assistito ha documentato una quarantina tra falsi, abusi, violenze, minacce&raquo;.</p>
<p><strong>Documentati come?</strong><br>&laquo;Registrando di nascosto tutti i suoi colloqui con i funzionari del fisco. I quali hanno riconosciuto che il loro accertamento era spannometrico. In un dialogo, il capo dell'ispezione, avendo fallito nel suo intento vessatorio, ha ringhiato che sarebbe scoppiato un casino della madonna. E infatti due giorni dopo &egrave; stato aperto un secondo accertamento su un'attivit&agrave; marginale, di tipo filantropico, che il mio assistito ha in corso&raquo;.</p>
<p><strong>Una ritorsione.</strong><br>&laquo;Gi&agrave;. Non bastava che gli avessero contestato 1,19 milioni di ricavi in pi&ugrave;. Al che il malcapitato ha obiettato: scusate, stiamo parlando di prodotti a base di carne, estremamente delicati, perch&eacute; non avete allertato i Nas, denunciando che la mia azienda starebbe smerciando in nero il 95 per cento degli insaccati? E i veterinari che vengono due volte a settimana a controllare e che hanno libero accesso alle celle frigorifere che cosa sono, miei complici? Risposta, testuale, del funzionario dell'Agenzia delle entrate: Io mi ricordo di aver visto certi filmati di Striscia la notizia dove se ne vedevano di cotte e di crude sui bovini&raquo;.</p>
<p><strong>Ma non c'&egrave; un direttore provinciale che sorvegli questo funzionario?</strong><br>&laquo;Certo che c'&egrave;. E sa che cos'ha risposto per iscritto costui quando gli abbiamo contestato i comportamenti del suo sottoposto? Normale rapporto fisco-contribuente. Come dire che minacce e abusi rientrano fra i metodi usuali dell'Agenzia delle entrate. Non basta: il professor Aldo Rossi, ordinario di tecnica e gestione dei sistemi industriali dell'Universit&agrave; di Padova, ha riscontrato grossolani errori, logici e di calcolo, finalizzati a gonfiare, in modo approssimativo, maldestro, arbitrario e perfino assurdo i ricavi della societ&agrave; verificata&raquo;.</p>
<p><strong>Lei che rimedi consiglierebbe?</strong><br>&laquo;L'Agenzia dovrebbe accertare solo se &egrave; sicura al 100 per cento, applicando il principio In dubio pro reo. Quando fui nominato direttore, dissi ai miei impiegati: guai a voi se mi presentate un accertamento che non sia sostenibile in giudizio al 101 per cento. Sa quanti ne stracciai per manifesta infondatezza?&raquo;.</p>
<p><strong>Perch&eacute; lo faceva?</strong><br>&laquo;Per impedire che le imprese foraggiassero i professionisti del nulla. E per non dare troppo potere a me stesso e agli accertatori. In ogni contenzioso privo di fondamento la corruzione &egrave; in agguato: ti chiedo tanto, trattiamo, ti faccio pagare poco, adesso sgancia qualcosa per averti aiutato. Mi sono spiegato?&raquo;.</p>
<p><strong>Perfettamente.</strong><br>&laquo;Da quel momento croll&ograve; il contenzioso. Eppure, si tenga forte, fra il 2003 e il 2008 gli uffici diretti da me furono quelli che incassarono di pi&ugrave; in tutto il Veneto in proporzione al numero di contribuenti. Semplice: chiedevamo 10 anzich&eacute; 100 e tutti preferivano versare le tasse anzich&eacute; stipendiare i tributaristi&raquo;.</p>
<p><strong>Invece altrove che accade?</strong><br>&laquo;Lo Stato bussa alla porta dei poveracci. Tartassa l'idraulico con tre figli da crescere anzich&eacute; il ginecologo con un Rolex d'oro per polso. La pesca a strascico costa meno fatica e qualcosa consente sempre di tirar su. Mentre quella selettiva richiede pescatori professionisti&raquo;.</p>
<p><strong>L'Agenzia delle entrate non ne ha?</strong><br>&laquo;Ne ha. Ma le nomine nella pubblica amministrazione sono quasi sempre connotate da metodi clientelari, mafiosi. E l'erario non mi pare un'isola felice&raquo;.</p>
<p><strong>Gli accertatori riscuotono provvigioni in busta paga?</strong><br>&laquo;Altroch&eacute;. I dirigenti sono premiati con soldi e promozioni in ragione del gettito conseguito. E gli accertatori si mettono sulla loro scia per progredire nella carriera pure loro. L'80 per cento degli incarichi interni all'Agenzia delle entrate non sono conferiti per concorso, bens&igrave; assegnati in forma totalmente discrezionale&raquo;.</p>
<p><strong>Come se ne esce?</strong><br>&laquo;Bisognerebbe tassare i redditi in misura inversamente proporzionale al rischio di perderli. Basta schiacciare un bottone: vediamo subito quanti perdono l'impiego nel pubblico e quanti nel privato. Dopodich&eacute; il primo lo tassiamo il doppio del secondo. Sarebbe una riforma epocale: frotte di nullafacenti aprirebbero all'istante una partita Iva, si dedicherebbero a lavori umili, andrebbero a sgobbare nei campi per pagare meno tasse, e addio pubblica amministrazione faraonica. Ma lei crede che Matteo Renzi possa metter mano a una roba del genere?</p>
<p><strong>Campa cavallo</strong>&raquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/lagenzia-delle-entrate-manda-rovina-litalia-1019982.html">fonte</a></p>
<p><span><br></span></p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/28534/equitalia-pu-ancora-pignorare-la-casa</guid>
	<pubDate>Tue, 20 May 2014 09:01:54 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/28534/equitalia-pu-ancora-pignorare-la-casa</link>
	<title><![CDATA[Equitalia può ancora pignorare la casa]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il decreto legislativo 69/2013 &ndash; meglio conosciuto come &ldquo;il decreto del fare&rdquo; &ndash; introdotto l&rsquo;estate scorsa ha avviato una serie di&nbsp;<strong>garanzie a favore del contribuente</strong>, tra cui l&rsquo;impossibilit&agrave; da parte di&nbsp;<strong>Equitalia</strong>&nbsp;di pignorare la prima casa, nel caso in cui l&rsquo;unico immobile di propriet&agrave; del debitore sia adibito ad abitazione principale. Un tipo di tutela che per&ograve; si applica soltanto se le cartelle esattoriali sono state emesse&nbsp;<strong>dopo il 22 giugno 2013</strong>. Un giorno prima e la propria casa potrebbe comunque finire tra le grinfie dell&rsquo;Agenzia delle Entrate.</p>
<p><img src="https://job.befan.it/files/2013/08/equitalia-stop.jpg" alt="image" width="500" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>A precisarlo lo stesso&nbsp;<strong>Ministero dell&rsquo;Economia e delle Finanze</strong>&nbsp;che, in risposta a un&rsquo;interrogazione dell&rsquo;onorevole Paglia di&nbsp;<strong>Sel</strong>, parla della mancanza di &laquo;alcuna deroga al principio dell&rsquo;irretroattivit&agrave;&raquo;. Specifica inoltre che il decreto legislativo &laquo;non ha introdotto un&nbsp;<strong>divieto assoluto e generalizzato</strong>&nbsp;di promuovere l&rsquo;azione esecutiva in presenza dell&rsquo;unico immobile di propriet&agrave; del debitore adibito ad uso abitativo. Il divieto di azione &egrave; esclusivo nei confronti dell&rsquo;agente della riscossione, lasciando, a quest&rsquo;ultimo, la facolt&agrave; di intervenire sempre e, comunque, nell&rsquo;azione esecutiva promossa da altro creditore&raquo;. Il governo ha cos&igrave; restituito ad Equitalia la possibilit&agrave; di privare i creditori della loro prima dimora,&nbsp;<strong>annullando la sospensione</strong>&nbsp;dell&rsquo; espropriazioni immobiliari, annunciata dalla stessa Agenzia delle Entrate in una nota del primo luglio 2013.</p>
<p>Cos&igrave; oltre ad essere autorizzata al pignoramento per i debiti precedenti al 22 giugno, Equitalia pu&ograve; &ldquo;inserirsi&rdquo; nel caso in cui fosse un altro organo &ndash; come una&nbsp;<strong>banca</strong>&nbsp;&ndash; a muoversi verso un esproprio in caso di mancato pagamento. Una presa di posizione da parte del Mef che si pone in netto contrasto con le intenzioni mostrate dal premier&nbsp;<strong>Matteo Renzi</strong>&nbsp;gli scorsi mesi, che miravano ad un<strong>indebolimento</strong>&nbsp;dell&rsquo;organo di riscossione. La risposta del Ministero non solo ha restituito all&rsquo;agenzia di&nbsp;<strong>Attilio Befera</strong>&nbsp;la possibilit&agrave; di fare leva &ldquo;sul passato&rdquo; ma ha anche offerto ad Equitalia un modo per procedere coll&rsquo;esproprio nonostante il decreto del fare sia ormai legge ordinaria.</p>
<p>Piuttosto che diminuirne il potere e l&rsquo;influenza sui cittadini pare che il governo Renzi stia offrendo ad Equitalia&nbsp;<strong>una nuova supremazia</strong>. Alla luce dell&rsquo;ultimo &ldquo;attentato&rdquo; al contribuente non si pu&ograve; che riproporre le parole pronunciate il due maggio scorso dal&nbsp;<strong>Cav</strong>. &laquo;Oggi sono profondamente convinto che la cosa migliore da fare sia eliminare,&nbsp;<strong>chiudere Equitalia totalmente</strong>&raquo;. Ch&eacute; neanche un decreto legge pu&ograve; impedire che la propria dimora venga portata via da un giorno all&rsquo;altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/28452/abolire-equitalia-tutti-contro</guid>
	<pubDate>Fri, 16 May 2014 15:42:02 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/28452/abolire-equitalia-tutti-contro</link>
	<title><![CDATA[ABOLIRE EQUITALIA - tutti contro]]></title>
	<description><![CDATA[<p>16 maggio</p>
<p>''Prendiamo atto che i partiti non hanno a cuore la sorte dei contribuenti e preferiscono mantenere in piedi il carrozzone mangiasoldi, inefficiente e spesso inumano con i cittadini, che risponde al nome di Equitalia''.</p>
<p><img src="https://connectu.it/groupicon/7656/large/1291715110.jpg" width="200" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p><em>Lo affermano i deputati M5S dopo la bocciatura della conferenza dei capigruppo della Camera della procedura d'urgenza per la <a href="https://connectu.it/videos/play/group:7656/28113/abolirequitalia-prima-vittoria-per-i-grillini">proposta di legge M5S </a>di <strong>abolizione di Equitalia</strong></em>. ''Tutti, Lega a parte, hanno preferito prendere tempo. E' evidente lo scollamento tra palazzo e Paese''.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>

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