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	<title><![CDATA[MSNI: Aprile 2016]]></title>
	<link>https://msni.it/blog/group/14468/archive/1459461600/1462053600</link>
	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 08:50:48 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Sei un RITARDATARIO ? I 10 errori da evitare nei primi dieci minuti di lavoro]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Arrivare sul posto di lavoro e iniziare la giornata con un buon caff&egrave; bollente vicino alla scrivania la prassi mattutina per molti impiegati italiani.<br> Ma risulta essere anche il peggiore dei modi per affrontare la giornata lavorativa. I primi dieci minuti appena arrivati sul posto di lavoro spesso rivelano quanto succeder&agrave; nelle otto ore successive, principalmente in termini di produttivit&agrave;. Ad affermarlo &egrave; il giornale 'The Independent' che ha catalogato i 10 errori &nbsp;pi&ugrave; comuni commessi dall'impiegato medio, nei primi 10 minuti di lavoro.</p>
<p><img src="https://www.post-gazette.com/image/2015/06/11/ca23,12,2122,1411/20150614hoWorkzone.jpg" alt="gli errori da evitare sul lavoro" width="550" style="border: 0px;"></p>
<p>1. <strong>Arrivare in ritardo</strong>. Essere poco puntuali potrebbe mettere a repentaglio la giornata lavorativa ancor prima che inizi. Un recente studio della University of Washington's Foster School of Business ha evidenziato che i capi tendono a giudicare i dipendenti che arrivano in ritardo poco coscienziosi e a valutare diversamente le loro prestazioni anche se per recuperare escono dall'ufficio pi&ugrave; tardi.</p>
<p>2. <strong>Non dare il Buongiorno ai colleghi</strong>. Conversare un po' con i colleghi permette di creare un ambiente piacevole per se stessi e per le persone con le quali si lavora. "Se sei il capo e non saluti mai la tua squadra - afferma Lynn Taylor, esperto delle dinamiche sul posto di lavoro - la tua apparente incapacit&agrave; di comunicazione pu&ograve; minare le tue competenze professionali". Anche se non siete un capo, rimanere seduti in silenzio alla vostra scrivania pu&ograve; farvi apparire meno disponibili agli occhi dei colleghi.</p>
<p>3. <strong>Mettersi a bere il caff&egrave;</strong>. Se non siete tra quelli che bevono il caff&egrave; appena svegli, probabilmente lo prendete appena arrivati in ufficio. Ma alcune ricerche suggeriscono che l'ora migliore in cui bere caff&egrave; sia alle 9.30. Questo perch&eacute; il cortisolo, definito 'ormone dello stress', che regola l'energia nell'organismo raggiunge il picco tra le 8 e le 9 del mattino. Quando si assume caff&egrave; in questo orario il corpo inizia a produrre meno cortisolo e a dipendere dalla caffeina. Quando, alle 9.30 i livelli di cortisolo iniziano ad abbassarsi, bere caff&egrave; pu&ograve; rivelarsi utile per essere pi&ugrave; produttivi.</p>
<p>4. <strong>Rispondere subito a tonnellate di email</strong>. Una volta seduti alla scrivania, si ha la tentazione di tuffarsi subito nel flusso di email ricevute durante la notte. Ma secondo gli esperti i primi 10 minuti al lavoro dovrebbero essere spesi per leggere le mail. Ci&ograve; permette di valutare se c'&egrave; qualcosa di urgente a cui rispondere subito o se pu&ograve; aspettare.</p>
<p>5. <strong>Buttarsi a capofitto nel lavoro senza avere uno schema mentale definito.&nbsp;</strong>Prima di cominciare a lavorare &egrave; sempre meglio avere un'idea di come organizzare la giornata, ad esempio scrivere una lista delle priorit&agrave; e delle cose da fare. E' consigliabile anche controllare il calendario per verificare eventuali eventi programmati in precedenza, cos&igrave; come telefonate e conferenze.</p>
<p>6. <strong>Liberarsi dei compiti pi&ugrave; semplici per primi</strong>. Secondo gli esperti l'energia e la concentrazione tendono ad allentarsi man mano che la giornata avanza. Ecco perch&eacute; risulta cruciale svolgere i compiti pi&ugrave; importanti il prima possibile e lasciare le questioni pi&ugrave; semplici per ultime.</p>
<p>7. <strong>Essere&nbsp;Multitasking</strong>. Avere molte energie la mattina pu&ograve; farvi sembrare capaci di fare un milione di cose nello stesso momento. Ma essere multitasking pu&ograve; pesare sulla qualit&agrave; del lavoro e quindi &egrave; sempre meglio fare una cosa alla volta.</p>
<p>8. <strong>Avere sempre pensieri negativi</strong>. Se prima di arrivare a lavoro avete avuto problemi con il vicino in metro o una discussione con il vostro partner non fatevi distrarre da questi episodi e metteteli in una 'scatola separata', come suggeriscono gli esperti. Se necessario, potrete sempre tornarci su dopo il lavoro.</p>
<p>9. <strong>Fare una riunione</strong>. Le riunioni al mattino potrebbero rivelarsi una grande perdita delle proprie risorse cognitive. Secondo Laura Vaderkam, autrice del libro 'Cosa fanno le persone di successo prima di colazione', la mattina dovrebbe essere dedicata ai compiti che richiedono una concentrazione maggiore, come scrivere.</p>
<p>10. <strong>Non avere una routine stabile</strong>. Secondo gli scienziati le risorse cognitive che abbiamo sono limitate, quindi &egrave; meglio usarle in modo saggio. Se si passano i primi minuti del giorno a decidere se bere il caff&egrave;, rispondere a tutte le email o tuffarsi in un progetto si avr&agrave; meno energia mentale per sedersi e lavorare su quel progetto. Attenersi a una routine fa s&igrave; che il cervello attivi una specie di 'pilota automatico' cos&igrave; da poter usare tranquillamente la propria energia mentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/42311/per-lavorare-meglio-essere-incompetenti</guid>
	<pubDate>Sat, 02 Apr 2016 12:00:49 +0200</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/42311/per-lavorare-meglio-essere-incompetenti</link>
	<title><![CDATA[Per Lavorare meglio essere incompetenti]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il lavoro? Questione di paradossi. <br>E' la tesi fatta emergere da Angelo Pasquarella, esperto del mondo del lavoro, secondo cui "<em>pi&ugrave; si &egrave; incompetenti e pi&ugrave; si viene pagati e se si vuole lavorare &egrave; meglio non andare in ufficio</em>".</p>
<p>"<em>L&rsquo;attuale attivit&agrave; d&rsquo;ufficio spesso non consiste in volumi di lavori di massa caratterizzati da semplicit&agrave; e ripetitivit&agrave;. Queste attivit&agrave; vengono sempre pi&ugrave; date in outsourcing a piccole imprese di servizi. Le imprese trattengono per s&eacute; i lavori pi&ugrave; difficili da esternalizzare in quanto a maggior contenuto professionale. Ne consegue che le prestazioni richieste all&rsquo;operatore consistono maggiormente nella soluzione di problemi che nell&rsquo;applicazione di procedure ripetitive</em>".</p>
<p>La realt&agrave; &egrave; che: "<em>Qualche volta per migliorare le prestazioni di una struttura proviamo ad immettere un giovane brillante nella speranza che serva da traino in situazioni stagnanti. Quasi mai otteniamo risultati positivi. L&rsquo;intervento da fare &egrave; nei confronti della struttura nel suo insieme. Qualora un dipendente spicchi sugli altri per capacit&agrave; ed efficienza, si realizza una sorta di effetto calamita. E&rsquo; in questi casi che si realizza il paradosso 'carica l&rsquo;asino, finch&eacute; non si adegua</em>'".</p>
<p>"<em>Le capacit&agrave; e l'estro del singolo</em> &lt;afferma Pasquarella&gt; <em>non sopravvivono in <strong>strutture mediocri</strong>. Al contrario, quando il gruppo esprime una media elevata, anche la punta verso il basso tender&agrave; a spingersi verso l&rsquo;alto o a cercare un&rsquo;altra occupazione. Per questo, per migliorare la produttivit&agrave; di un ufficio ad alta intensit&agrave; di conoscenza non serve intervenire sulle punte, ma occorre lavorare sul suo insieme</em>".</p>
<p>A detta degli esperti, per&ograve; esiste anche un paradosso anche sull'incompetenza: "<em>Esiste in molti di noi, una sorta di paradigma attraverso il quale si ritiene che pi&ugrave; tempo ci si mette e pi&ugrave; un problema &egrave; difficile oppure meglio viene svolto. Avere come riferimento il tempo significa accettare concetti come: 'Pi&ugrave; tempo impieghi e pi&ugrave; &egrave; difficile il compito'. Questo messaggio viene letto cos&igrave;: 'Pi&ugrave; tempo impiego e pi&ugrave; viene valorizzato il mio lavoro', oppure 'Che lavoro difficile e complesso sto facendo, la mia competenza non ha prezzo'. E di conseguenza: '<strong>Pi&ugrave; si &egrave; incompetenti e pi&ugrave; si vale</strong></em>'".</p>
<p>"La mentalit&agrave; che ne consegue -aggiunge- <strong>disincentiva l&rsquo;operatore a migliorare</strong> se stesso, a trovare nuovi metodi che rendano pi&ugrave; celere o efficiente l&rsquo;attivit&agrave; (<em>non dimentichiamo che il processo intellettuale non &egrave; industrialmente predefinito ma determinato dall&rsquo;operatore</em>) e, nel lungo periodo, rende questo operatore improduttivo".</p>
<p>"La colpa di ogni inefficienza sar&agrave; attribuita al tempo, sempre troppo poco rispetto alle cose da fare. La soluzione che automaticamente affiora &egrave; che occorrono pi&ugrave; persone che, una volta assunte, non potranno che aumentare l&rsquo;inefficienza dell&rsquo;ufficio".</p>
<p><img src="https://www.impresamia.com/wp-content/uploads/2015/02/manager.jpg" alt="essere incompetenti per trovare lavoro" width="550" style="border: 0px;"></p>
<p>"L&rsquo;unica soluzione &egrave;, invece, quella -sottolinea- di premiare la competenza invogliando ognuno ad essere pi&ugrave; efficiente e dimostrando che il risultato dell&rsquo;efficienza va anche a suo beneficio. Vi devono, infatti, essere precisi interessi, stimoli e incentivi al miglioramento che impongono lo sganciamento dalla trappola temporale".</p>
<p>"Alcune aziende - ricorda - finiscono con il concordare con i propri dipendenti il tempo per il raggiungimento di un determinato risultato atteso. L&rsquo;efficienza, in questo caso, va anche a vantaggio del dipendente, che potr&agrave; impiegare l&rsquo;eventuale tempo che gli avanza in attivit&agrave; o progetti che lo interessano".</p>
<p>Angelo Pasquarella sostiene, inoltre, che "se si vuole lavorare non bisogna venire in ufficio". "<em>Molte aziende</em> - riferisce - <em>sono recentemente arrivate ad imporre ai propri dipendenti il lavoro a casa per due giorni alla settimana, alleggerendo i costi e costringendo i collaboratori a comportamenti pi&ugrave; autonomi e pianificati. Nonostante ci&ograve;, molte imprese stentano nell&rsquo;adottare atteggiamenti flessibili sull&rsquo;orario: si lavora solo se si &egrave; presenti</em>".</p>
<p>"La presenza -assicura l'esperto- &egrave; necessaria nella produzione di beni materiali, che non possono che essere prodotti in un luogo materiale. Ci portiamo dietro radicati modelli mentali e siamo orientati comunque alla fisicit&agrave; del luogo produttivo, anche come espressione della fatica e delle sofferenze legate all&rsquo;applicazione della gerarchia che, ai nostri occhi, appare giustificare il nostro reddito".</p>
<p>Per questo, conclude, "nel lavoro postindustriale, anche quando non ve ne sarebbe bisogno, siamo istintivamente portati a doverci posizionare in un luogo deputato al lavoro, diverso da quello associato al concetto di riposo: se lavoriamo a casa ci sembra di non aver lavorato".</p>
]]></description>
	<dc:creator>lilian</dc:creator>
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