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	<title><![CDATA[MSNI: Tutti i blog]]></title>
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	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 08:35:10 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[GRANDE CRESCITA DELL’UNGHERIA - caccia l'UE ed è un trionfo !]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Secondo le prime stime riportate dall&rsquo;ufficio di <span style="text-decoration: underline;">statistica ungherese</span>, nell&rsquo;ultimo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo &egrave; cresciuto del 2,7% rispetto allo stesso trimestre del 2012 e dello 0,6% se rapportato al terzo trimestre 2013.</p>
<p>Alla crescita hanno contribuito la <span style="text-decoration: underline;">produzione agricola</span>, il settore manifatturiero e le costruzioni. I dati finali saranno pubblicati il prossimo 5 marzo. Complessivamente, nel 2013 la crescita &egrave; stata dell&rsquo;1,1%. L&rsquo;indice dei prezzi al consumo calcolato dall&rsquo;Ufficio Centrale di Statistica (KSH), <span style="text-decoration: underline;">registra a gennaio un dato invariato su base annua</span>. Rispetto a dicembre tuttavia <strong>l&rsquo;inflazione risulta in leggera ripresa</strong> dello 0,3% a gennaio.</p>
<p>Positivo anche l&rsquo;andamento del <strong>commercio estero</strong>. A dicembre la bilancia commerciale ungherese ha segnato un nuovo <strong>saldo in attivo</strong> a 150 milioni di euro con le esportazioni ungheresi e le importazioni cresciute rispettivamente del 9,5% e del 6,9% rispetto allo stesso mese del 2012.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2590_l-300x152.jpg" alt="ar_image_2590_l" width="300" height="152" style="border: 0px;"></p>
<p>Le prime stime indicano che tra gennaio e dicembre 2013 il volume delle esportazioni ungheresi &egrave; ammontato a 24.303 miliardi di fiorini (81,9 miliardi di euro), quello delle importazioni a 22.135 milioni di fiorini (74,6 miliardi di euro). Solo a dicembre il <strong>surplus della bilancia commerciale</strong> ha segnato la cifra di 87 miliardi di fiorini (circa 290 milioni di euro).</p>
<p><em>Fonte notizia: Il Sole 24 Ore&nbsp;</em></p>
<p>Nota.</p>
<p>L&rsquo;Ungheria, prima , prima di cacciare l&rsquo;FMI, <strong>l&rsquo;Unione Europea</strong> e la <strong>BCE</strong> fuori dai propri confini con una decisione senza precedenti, era semplicemente in ginocchio. Ora, grazie alla propria monetae al controllo della Banca di Stato a cui fa capo la valuta nazionale, a una politica economica accorta, e alla riduzione drastica dei costi interni (energia) e all&rsquo;aumento delle pensioni e degli stipendi, sta vivendo uno sviluppo e una crescita che hanno pochi rivali in Europa.</p>
<p>Certamente nessuno di questi: <em>Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Olanda, Belgio</em>. Tutte nazioni devastate dall&rsquo;euro e incatenate alla UE con politiche recessive folli.</p>
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	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27133/ecco-perch-esploso-il-debito-pubblico-italiano</guid>
	<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 08:29:55 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27133/ecco-perch-esploso-il-debito-pubblico-italiano</link>
	<title><![CDATA[Ecco perchè è esploso il debito pubblico ITALIANO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Dal 1981 la Banca d&rsquo;Italia, per decisione di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, ha smesso di monetizzare il debito pubblico che &egrave; schizzato alle stelle. Una storia che si &egrave; ripetuta, amplificata, con l&rsquo;Euro e la BCE.</p>
<p>A partire dal 1981 la Banca d&rsquo;Italia ha &ldquo;divorziato&rdquo; dal Tesoro e non &egrave; pi&ugrave; intervenuta nell&rsquo;acquisto di titoli di Stato. Ci&ograve; che non viene detto, per&ograve;, &egrave; che quella lontana decisione contribu&igrave; a produrre non solo l&rsquo;enorme debito pubblico ma anche il primo attacco ai salari.</p>
<p>L&rsquo;attuale debito pubblico italiano si form&ograve; tra gli anni &rsquo;80 e &rsquo;90, passando dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994. Tale crescita, molto pi&ugrave; consistente di quella degli altri Paesi europei, non fu dovuta ad una impennata della spesa dello Stato, che rimase sempre al di sotto della media della Ue e dell&rsquo;eurozona e, tra 1991 e 2005, sempre al di sotto di quella tedesca.</p>
<p>Nel <strong>1984</strong> l&rsquo;Italia spendeva &ndash; al netto degli interessi sul debito &ndash; il <strong>42,1%</strong> del Pil, che nel <strong>1994</strong> era aumentato appena al <strong>42,9%</strong>. Nello stesso periodo la media Ue (esclusa l&rsquo;Italia) pass&ograve; <strong>dal 45,5% al 46,6%</strong> e quella dell&rsquo;eurozona pass&ograve; dal 46,7% al 47,7%. Da dove derivava allora la maggiore crescita del debito italiano?</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/DEBITO-PUBBLICO-300x152.jpg" alt="DEBITO PUBBLICO" width="300" height="152" style="border: 0px;"></p>
<p>Dalla <strong>spesa per interessi sul debito pubblico</strong>, che fu sempre molto pi&ugrave; alta di quella degli altri Paesi. La spesa per interessi <span style="text-decoration: underline;">crebbe in Italia dall&rsquo;8%</span> del Pil nel 1984 all&rsquo;11,4%, livello di gran lunga maggiore del resto d&rsquo;Europa. Sempre nello stesso periodo la media Ue pass&ograve; dal 4,1% al 4,4% e quella dell&rsquo;eurozona dal 3,5% al 4,4%.</p>
<p>Nel 1993 il divario tra i tassi d&rsquo;interesse fu addirittura triplo, il 13% in Italia contro il 4,4% della zona euro e il 4,3% della Ue. La crescita dei debiti pubblici dipende da molte cause, soprattutto dalla necessit&agrave; di sostenere le crisi e la caduta dei profitti privati che, dal &rsquo;74-75, caratterizzano ciclicamente i Paesi pi&ugrave; avanzati.</p>
<p>Tuttavia, &egrave; evidente che politiche sbagliate di finanza pubblica possono rendere ingestibile la situazione del debito, come &egrave; avvenuto in Italia. Visto che l&rsquo;entit&agrave; dei tassi d&rsquo;interesse sui titoli di stato, ovvero quanto lo Stato paga per avere un prestito, dipende dalla domanda dei titoli stessi, l&rsquo;eliminazione di una componente importante della domanda, quale &egrave; la Banca centrale, ha avuto l&rsquo;effetto di far schizzare verso l&rsquo;alto gli interessi e, quindi, di far esplodere il debito totale.</p>
<p>Inoltre, la mancanza del cordone protettivo della Banca d&rsquo;Italia espose il nostro debito alle manovre speculative degli investitori internazionali. Fu quanto accadde nel 1992, quando gli attacchi speculativi alla lira costrinsero l&rsquo;Italia ad uscire dal Sistema monetario europeo e a svalutare. Insomma, non solo Steltzner ha torto riguardo alla Banca d&rsquo;Italia, ma &egrave; il principio stesso dell&rsquo;&ldquo;autonomia&rdquo; della Banca centrale, da lui tanto tenacemente difeso, ad aver dato per trent&rsquo;anni in Italia gli stessi risultati negativi che ora sta producendo nell&rsquo;eurozona.</p>
<p>Ci si potrebbe chiedere a questo punto quale fu la ragione del divorzio tra Banca d&rsquo;Italia e Tesoro. Ce lo spiega il suo autore, l&rsquo;allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta. Uno degli obiettivi era quello di abbattere i salari, imponendo una deflazione che desse la possibilit&agrave; di annullare &ldquo;il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dall&rsquo;accordo tra Confindustria e sindacati&rdquo;. Infatti, nel 1984 con gli accordi di San Valentino la <strong>scala mobile fu indebolita e nel 1992 definitivamente eliminata</strong>. Anche oggi, come allora, le presunte &ldquo;<em>necessit&agrave;</em>&rdquo; di bilancio pubblico sono la leva attraverso cui ridurre il salario, in Italia e in Europa. Con la differenza che oggi l&rsquo;attacco si estende al salario indiretto, cio&egrave; al <strong>welfare</strong>.</p>
<p>Nota. Ovviamente, si potrebbe tagliare in modo radicale gli interessi da pagare, ristrutturando questa voce di spesa e non il costo del lavoro e dei servizi sociali e delle pensioni. Ma al potere c&rsquo;&egrave; la <strong>sinistra</strong>, pazzesco ma vero, <span style="text-decoration: underline;">che sta dalla parte dei banchieri</span>.</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.ilnord.it/c-2588_ANALISI__ECCO_PERCHE_IL_DEBITO_PUBBLICO_ITALIANO_E_ESPLOSO_CHI_E_RESPONSABILE_E_COME_FARE_A_FERMARLO">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27119/le-banche-salvano-de-benedetti-ma-non-i-piccoli-imprenditori</guid>
	<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 18:05:26 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27119/le-banche-salvano-de-benedetti-ma-non-i-piccoli-imprenditori</link>
	<title><![CDATA[LE BANCHE SALVANO De BENEDETTI MA NON I PICCOLI IMPRENDITORI]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Secondo Giovanni Bazoli il &laquo;capitalismo di relazione&raquo; non &egrave; da buttar via. E comunque non sarebbe la causa dei fallimenti del sistema economico e finanziario italiano. Un ragionamento articolato, quasi una difesa d&rsquo;ufficio del settore bancario, che il presidente di IntesaSanpaolo, luned&igrave; scorso, ha squadernato sulle colonne dell&rsquo;autorevole <strong>Financial Times</strong>. A meno di 48 ore dalle dichiarazioni del &laquo;decano&raquo; dei banchieri rilasciate al quotidiano britannico, ecco che dentro i nostri confini esplode il caso Sorgenia. Probabilmente la rappresentazione plastica di quel capitalismo di relazione spalleggiato pochi giorni fa proprio da Bazoli.&nbsp; Sta di fatto che la societ&agrave; attiva nell&rsquo;energia di propriet&agrave; del gruppo Cir &ndash; <em>che fa capo alla famiglia di <strong>Carlo De Benedetti</strong> </em>&ndash; &egrave; sempre pi&ugrave; vicina al dissesto finanziario e si appresta a essere &laquo;salvata&raquo; dalle banche che l&rsquo;hanno sostenuta con linee di credito che sfiorano i 2 miliardi di euro (<em>1,9 per l&rsquo;esattezza</em>). Una montagna di denaro che Sorgenia non &egrave; in grado di restituire da un pezzo. Di qui la soluzione, fondata con ogni probabilit&agrave; sulle buone &laquo;relazioni&raquo; tra gli azionisti Cir e i top manager degli istituti di credito. Relazioni che fanno la differenza: di solito, un&rsquo;impresa insolvente (cio&egrave; che non paga i fornitori e che non rimborsa le rate dei prestiti) alza bandiera bianca, con i creditori che a un certo punto la costringono a portare i libri in tribunale, col rischio di fallimento. Un traguardo che per Sorgenia sembrava davvero vicino: lo scorso dicembre, l&rsquo;amministratore delegato, Andrea Magoni, ha lanciato l&rsquo;allarme rosso. Magoni chiese alle banche una moratoria (un congelamento delle rate dei finanziamenti) fino a luglio e rivel&ograve; che la societ&agrave; aveva &laquo;<span style="text-decoration: underline;">autonomia finanziaria di circa un mese</span>&raquo;.<br>Il termine &egrave; ampiamente scaduto e ora si cerca di correre ai ripari. Come? Con le relazioni, appunto. Nell&rsquo;affaire della spa dei De Benedetti c&rsquo;&egrave; la &laquo;crema&raquo; del sistema bancario italiano: Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubibanca, Banca popolare di Milano, Banco Popolare. Le prime sei banche italiane, probabilmente, negli scorsi anni si sono messe in fila pur di concedere linee di credito all&rsquo;Ingegnere. L&rsquo;istituto pi&ugrave; esposto &egrave; <strong>Mps</strong> con 600 milioni che peraltro &egrave; azionista della societ&agrave; guidata da Magoni con l&rsquo;1,21%. Una piccolissima quota destinata a crescere sensibilmente. L&rsquo;accordo attorno al quale si sta discutendo &ndash; e che ieri &egrave; stato oggetto di una riunione telefonica &ndash; prevede infatti che le banche convertano il credito in azioni.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/Carlo-De-Benedetti-l-anguilla_h_partb-300x152.jpg" alt="Carlo-De-Benedetti-l-anguilla_h_partb" width="300" height="152" style="border: 0px;"><br>I dettagli sono ancora in corso di definizione. Ma la sostanza &egrave; che i banchieri stanno aprendo un super paracadute per <strong>De Benedetti</strong>. A fronte del regalo, per&ograve;, gli istituti vorrebbero dalla Cir un impegno maggiore: per salvare Sorgenia chiedono che nella ricapitalizzazione Cir versi da 200 a 300 milioni, il doppio o il triplo di quanto la holding era disposta a mettere sul tavolo, appena 100 milioni. La richiesta delle banche si fonda anche sulla liquidit&agrave; incassata dalla famiglia De Benedetti con il Lodo <strong>Mondadori</strong> che port&ograve; la <strong>Fininvest</strong> di Silvio Berlusconi a staccare un assegno da 494 milioni. Al momento non &egrave; chiaro quanto sia rimasto in cassa di quella somma, ma le banche pretendono uno sforzo aggiuntivo. I tempi sono lunghi. Non a caso, ieri, l&rsquo;amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha escluso soluzioni a breve affermando che sono &laquo;solo all&rsquo;inizio della discussione&raquo;. Per luned&igrave; prossimo &egrave; stato fissato un nuovo appuntamento, questa volta tra le banche e il board della societ&agrave;. Mentre il 5 marzo c&rsquo;&egrave; un cda ritenuto decisivo di Sorgenia.<br>La conversione del credito in azioni, comunque, non riguarderebbe l&rsquo;intero indebitamento, cio&egrave; 1,9 miliardi, ma solo una parte, circa 500 milioni. La questione, per ora, &egrave; sul tavolo della banca d&rsquo;affari Rotschild. Che, tuttavia, non pu&ograve; escludere ipotesi pi&ugrave; estreme, con le banche che potrebbero diventare le azioniste di maggioranza del gruppo di energia, in caso di mancato accordo. De Benedetti non ha molte chance. Peraltro, il socio austriaco della Cir, Verbund (che ha il 49% di Sorgenia), si &egrave; sfilato e non &egrave; disposto a mettere mano al portafoglio. La holding, allo stesso tempo, deve tener conto degli interessi di tutti gli azionisti e non riuscir&agrave; a smobilitare i quattrini chiesti dalle banche. Cir ha le mani legate e potrebbe trovare addirittura conveniente il disimpegno da Sorgenia: la svalutazione a zero della partecipazione sarebbe forse la soluzione meno dolorosa. Uno scenario che, come accennato, potrebbe costringere gli istituti a &laquo;ingoiare&raquo; Sorgenia togliendo la castagna dal fuoco a De Benedetti.<br>C&rsquo;&egrave; da dire che l&rsquo;operazione banche-Sorgenia avrebbe fatto meno rumore in un periodo di crescita economica. Oggi passa meno inosservata, invece, perch&eacute; arriva dopo un anno in cui i prestiti alle imprese e alle famiglie, dati Banca d&rsquo;Italia alla mano, sono crollati di <strong>55 miliardi</strong>.</p>
<p>E la fetta maggiore delle aziende che trova sempre i rubinetti chiusi allo sportello non pu&ograve; contare su buone &laquo;<em>relazioni</em>&raquo;. Con buona pace dei banchieri che ancora si ostinano a difendere il sistema bancario.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27105/15-ragazzini-immigrati-circondano-e-pestano-3-ragazzi</guid>
	<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 07:51:36 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27105/15-ragazzini-immigrati-circondano-e-pestano-3-ragazzi</link>
	<title><![CDATA[15 ragazzini immigrati circondano e pestano 3 ragazzi]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Raid punitivo ai danni di uno studente di 17 anni. <br>Forse la corte a una ragazza &egrave; il motivo della lite con una quindicina di extracomunitari. Coinvolti anche il fratello e due amici della vittima</p>
<p>Calolziocorte, 24 febbraio 2014 &ndash; E&rsquo; stato perseguitato per mesi su Facebook e poi&nbsp;<strong>aggredito fuori da scuola a Calolziocorte:&nbsp;</strong>vittima di un gruppo di baby bulli extracomunitari &egrave; uno&nbsp;<strong>studente di 17 anni della provincia di Lecco.</strong>&nbsp;</p>
<p><strong>All&rsquo;origine</strong>&nbsp;dei contrasti in base ai primi accertamenti,&nbsp;potrebbe esserci stata&nbsp;<strong>la corte a una ragazza</strong>. Il ragazzo, che&nbsp;si sentiva braccato, aveva chiesto al fratello di venirlo a&nbsp;prendere a scuola. Quando il giovane e&rsquo; arrivato, accompagnato da&nbsp;altri due amici,&nbsp;<strong>la sua macchina e&rsquo; stata circondata da una&nbsp;quindicina di giovani extracomunitari.</strong></p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/20131018_bullismo_su_facebook.jpg" alt="20131018_bullismo_su_facebook" width="550" height="280" style="border: 0px;"></p>
<p><strong>Gli aggressori hanno danneggiato la macchina, picchiando poi&nbsp;con pugni al volto il fratello maggiore, ventenne, dello&nbsp;studente</strong>. I due fratelli e gli amici, residenti in Valsassina&nbsp;(Lecco), sono poi fuggiti in auto, denunciando l&rsquo;accaduto alla&nbsp;polizia locale che ora indaga sull&rsquo;accaduto.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27104/deve-167mila-euro-a-equitalia-pignorata-la-pensione</guid>
	<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 07:45:55 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27104/deve-167mila-euro-a-equitalia-pignorata-la-pensione</link>
	<title><![CDATA[Deve 167mila euro a equitalia, pignorata la pensione]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Deve 167 mila euro a Equitalia e non sa come fare. Anche perch&egrave; l'agenzia che gestisce la riscossione dei tributi ha ottenuto di pignorare, di fatto, la pensione accreditata in banca.</p>
<p>E' la storia di Pierangelo Torretta, un artigiano cassolese di 67 anni, che si trova a pagare le tasse degli anni scorsi tutte in colpo.</p>
<p><img src="https://www.forzearmate.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/pignoramento-300x323.jpg" width="300" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p>L'unica possibilit&agrave; fornitagli da Equitalia &egrave; quella di rateizzare, ma anticipando una cifra che si aggira attorno ai 100 mila euro e pagando il resto in una settantina di rate. &laquo;Ho sempre lavorato come autista &lt;&lt; racconta l'uomo &gt;&gt; e una volta andato in pensione ho pensato di aprire una piccola attivit&agrave; calzaturiera di accoppiatura, nella quale davo lavoro anche a due dipendenti&raquo;.</p>
<p>Il sogno di una vita che si avvera, partendo dallo scantinato di casa, adibito per l'occorrenza a officina. E' un sogno che per&ograve; dura il soffio di un momento.</p>
<p>&laquo;I primi anni _ racconta &ndash; l'attivit&agrave; va bene. Il lavoro entra e tutto funziona. Attorno al 2005 arrivano i primi scricchiolii. Un grosso cliente non mi paga. Sono 12 mila euro. <span style="text-decoration: underline;">L'azienda fallisce</span> e quando la cosa va in tribunale &egrave; tutto intestato alla <strong>figlia del cliente, che risulta nullatenente</strong>&raquo;.</p>
<p>Da quel momento l'aziendina, a gestione quasi famigliare, con il padrone in mezzo agli operai a sgobbare, inizia ad avere problemi. Una serie di lavori da 500 o 1000 euro non pagati, sono la realt&agrave; quotidiana.</p>
<p>Per far fronte alle tasse Torretta apre un finanziamento con Confartigianato e in un secondo tempo, per coprirlo, contrae un mutuo. Le tasse da pagare per&ograve; non calano, il lavoro non pagato &egrave; comunque tassato. &laquo;<em>Negli ultimi anni ho pagato quel che potevo, fino alla chiusura del 2008</em>&raquo;. Poi a novembre di quest'anno arriva la botta.</p>
<p>E' la banca a comunicarlo. L'artigiano chiede di posticipare un pagamento di due giorni, &laquo;quando mi arriver&agrave; la pensione&raquo;.</p>
<p>La voce dell'impiegato spiega per&ograve; che la pensione arriva, ma il conto &egrave; bloccato. Comincia una serie di consulti con avvocati e commercialisti, ma la risposta &egrave; sempre la stessa: &laquo;Non c'&egrave; niente da fare&raquo;.</p>
<p>A lui non rimane che mettere in vendita la casa, grande con un terreno annesso, ma nessuno oggi ha i soldi per comprarla, e chiedere soltanto un po' di tempo a Equitalia, per riuscire a sistemare le cose. &laquo;Non tanto per me _ spiega _ quanto per mia moglie senza lavoro e mia figlia&raquo;.&nbsp;</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27103/serti-lantagonista-di-equitalia</guid>
	<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 07:35:17 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27103/serti-lantagonista-di-equitalia</link>
	<title><![CDATA[Serti - l'antagonista di Equitalia]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Nel settore della riscossione dei tributi locali, ancora impantanato nella pluriennale attesa dell&rsquo;era post-Equitalia, &egrave; entrato nel mercato, in una posizione di assoluto rilievo, un nuovo player nazionale: <strong>Serti Spa</strong>.<br> La <strong>societ&agrave; europea riscossione tributi e imposte</strong> ha rilevato lo scorso 8 gennaio il ramo in amministrazione controllata di <span style="text-decoration: underline;">Tributi Italia</span>; l&rsquo;azienda di Chiavari che, prima di essere <span style="text-decoration: underline;">commissariata</span> nel 2010, era considerata la principale <span style="text-decoration: underline;">concorrente di Equitalia</span>.</p>
<p><img src="https://www.serti.eu/images/logo_serti.png" width="313" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p>La Societ&agrave; presieduta dall&rsquo;economista Carlo Fresa ha sede legale a Roma e diverse agenzie dislocate in tutta Italia. Serti svolge <strong>attivit&agrave; di gestione delle entrate tributarie</strong> e patrimoniali degli Enti Locali ed &egrave; iscritta al numero 174 dell&rsquo;Albo nazionale dei concessionari abilitati alla riscossione.</p>
<p>Forte del suo <strong>know how</strong> e di un personale iper qualificato con pluriennale esperienza nel delicato settore dell&rsquo;accertamento e della riscossione dei tributi locali, Serti sta ora puntando ad attivare un <span style="text-decoration: underline;">software</span> realmente all'avanguardia capace di incrociare le banche dati di Stato e Comuni.</p>
<p>Si tratta di una vera e propria novit&agrave; per l'Italia. <br>Al progetto lavorano i <strong>tecnici super esperti</strong> di una importante azienda <strong>statunitense</strong>.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27102/in-ungheria-stanno-trasformando-le-aziende-di-luce-e-gas-in-compagnie-no-profit</guid>
	<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 07:27:05 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27102/in-ungheria-stanno-trasformando-le-aziende-di-luce-e-gas-in-compagnie-no-profit</link>
	<title><![CDATA[In Ungheria stanno trasformando le aziende di LUCE e GAS in compagnie ”NO PROFIT”]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Budapest<br>Dopo aver <strong>cacciato via il Fondo Monetario</strong>, <strong>tagliato l&rsquo;iva</strong> sui generi alimentari, <strong>aumentato le pensioni</strong>, <strong>ridotto i biglietti</strong> per i trasporti pubblici a Budapest e <strong>abbassato per la terza volta le bollette di luce e gas</strong> uno stenterebbe a credere che il governo ungherese potesse intraprendere altre misure per aiutare le fasce deboli e invece cio&rsquo; che per molti sarebbe solo un bel sogno sta diventanto una fantastica realta&rsquo;.</p>
<p>Infatti, proprio in questi giorni lo stato ungherese sta vagliando la possibilit&agrave; di trasformare le <span style="text-decoration: underline;">compagnie di servizi di pubblica utilit&agrave;</span> &nbsp;in <strong>enti non profit</strong>. Lo scopo, sostiene il governo, sarebbe quello di favorire ulteriormente i consumatori.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2564_l.jpg" alt="ar_image_2564_l" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Secondo quanto dichiarato dal capo del cabinettodel governo guidato dal presidente Viktor Orban, J&aacute;nos L&aacute;z&aacute;r, le bollette delle utenze non sarebbero ancora trasparenti e i fornitori starebbero &ldquo;provando tuttora a manipolare e imbrogliare&rdquo; i loro clienti. &nbsp;La questione sar&agrave; all&rsquo;ordine del giorno nella sessione parlamentare di mercoled&igrave; 26 febbraio.</p>
<p>&ldquo;Sar&agrave; una dura giornata per i fornitori di gas ed elettricit&agrave;&rdquo;, ha chiosato il politico e il tema dei costi delle utenze &egrave; tra i cavalli di battaglia del governo Fidesz, in vista delle elezioni del prossimo 6 aprile.</p>
<p>Com questa mossa il governo spera di minimizzare i costi per le famiglie ungheresi visto che i consumatori non dovrebbero pagare il margine che le compagnie applicano per fare utili e di conseguenza si avrebbe una redistribuzione del reddito dalle compagnie ai consumatori. Il risparmio finale per gli utenti potrebbe arrivare al 40%.</p>
<p>Come e&rsquo; possibile vedere ancora una volta il governo ungherese dimostra di essere <strong>un esempio</strong> per tutti noi cone le sue politiche volte ad aiutare le fasce piu&rsquo; deboli della popolazione e non e&rsquo; un caso che la stampa di regime abbia censurato queste notizie perche&rsquo; se gli italiani sapessero quello che sta succedendo nel paese magiaro pretenderebbero, giustamente, che politiche simili venissero adottare in Italia e questo darebbe fastidio non solo alla casta che <span style="text-decoration: underline;">sta distruggendo il paese</span> ma anche a personaggi come Carlo De Benedetti che controllano il mercato elettrico italiano.</p>
<p>Gli ungheresi sono fortunati perche&rsquo; sono governati da politici che hanno a cuore gli interessi del popolo ma lo stesso potrebbe accadere in Italia se gli italiani decidessero di reagire e cacciare via questa classe dirigente.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27078/ecco-chi-il-ministro-padoan</guid>
	<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 07:11:23 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27078/ecco-chi-il-ministro-padoan</link>
	<title><![CDATA[Ecco chi è il ministro PADOAN]]></title>
	<description><![CDATA[<p>&laquo;La riforma Fornero &egrave; stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell&rsquo;Italia&raquo;, dichiar&ograve; un anno fa il neo ministro dell&rsquo;Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell&rsquo;Ocse, Padoan &egrave; di casa tra i potenti del mondo.</p>
<p>Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non &egrave; stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul &ldquo;New York Times&rdquo; il premio Nobel per l&rsquo;economia Paul Krugman: &laquo;Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all&rsquo;Ocse&raquo;.</p>
<p>Padoan era responsabile dell&rsquo;Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell&rsquo;anno in cui il Paese sudamericano fece default.</p>
<p>A cosa si riferiva Krugman? Padoan &egrave; stato l&rsquo;uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occup&ograve; anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche &laquo;suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi&raquo;.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/pier-carlo-padoan.jpg" alt="pier-carlo-padoan" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Ecco cosa dichiar&ograve; Padoan a proposito della crisi greca: &laquo;La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell&rsquo;amministrazione pubblica e nel lavoro&raquo;. In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto pi&ugrave; flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull&rsquo;orlo del collasso, l&rsquo;allora numero due dell&rsquo;Ocse sugger&igrave; pi&ugrave; esplicitamente: &laquo;C&rsquo;&egrave; necessit&agrave; che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo&raquo;.</p>
<p>Padoan &egrave; stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualit&agrave; di vice presidente dell&rsquo;Osce.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27035/4-banchieri-suicidi-in-un-mese</guid>
	<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 16:38:34 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27035/4-banchieri-suicidi-in-un-mese</link>
	<title><![CDATA[4 BANCHIERI SUICIDI IN UN MESE]]></title>
	<description><![CDATA[<p>La serie di suicidi di banchieri iniziata alla fine di gennaio sembra trasformarsi in epidemia, particolarmente concentrata sul colosso bancario americano <strong>JP Morgan</strong>.</p>
<p>Un terzo banchiere di JP Morgan si &egrave; tolto la vita marted&igrave; 18 febbraio presso la sede di JP Morgan Charter House Asia, nel centro di Hong Kong. Era un trader di 33 anni e si &egrave; suicidato <strong>lanciandosi dal tetto del grattacielo</strong> che ospita la sede della banca americana.</p>
<p>Il <strong>26 gennaio 2014</strong> la polizia di Londra aveva trovato il cadavere di William Broeksmit, 58 anni, ex direttore esecutivo presso la Deutsche Bank, morto impiccato nella sua casa di Kensington.</p>
<p>Il <strong>28 gennaio</strong> Gabriel Magee, banchiere di 39 anni presso JP Morgan Londra, &egrave; morto dopo essersi lanciato dal tetto della sede della <strong>banca</strong>. Magee era vice presidente nel dipartimento tecnologico della banca. La polizia ha confermato che si tratta di un suicidio.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2525_l-300x152.jpg" alt="ar_image_2525_l" width="300" height="152" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Il <strong>29 gennaio</strong> Mike Dueker, 50 anni e economista capo presso la societ&agrave; americana Russell Investments si &egrave; suicidato saltando da un ponte a Tacoma, nei pressi di Washington.</p>
<p>Il <strong>3 febbraio</strong>, Ryan Crane, 37 anni e direttore esecutivo presso JP Morgan Chase a New York &egrave; stato trovato morto nella sua casa di Stamford, nel Connecticut.</p>
<p>Diversi commentatori britannici e nord americani affermano che questi decessi intervengono nel momento in cui alcune multinazionali subiscono importanti perdite, le quali potrebbero lasciar presagire l&rsquo;imminenza di una nuova e ancor pi&ugrave; grave <strong>crisi finanziaria</strong>.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://msni.it/blog/view/27033/bonifici-esteri-dietrofront-del-tesoro</guid>
	<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 08:10:24 +0100</pubDate>
	<link>https://msni.it/blog/view/27033/bonifici-esteri-dietrofront-del-tesoro</link>
	<title><![CDATA[Bonifici esteri, dietrofront del Tesoro]]></title>
	<description><![CDATA[<h2>Il ministro Saccomanni chiede la sospensione della maxi trattenuta automatica e fa sapere che "gli acconti gi&agrave; trattenuti dalle banche sulla base della norma saranno restituiti". Ma l'Agenzia delle entrate avverte che dal primo luglio il nuovo governo potr&agrave; ripristinarla</h2>
<p><img src="https://www.ecodellevalli.tv/cms/wp-content/uploads/2012/01/CA102E395249A47D1F6AF9096647A.jpg" width="480" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p><strong>Fabrizio Saccomanni</strong>&nbsp;cede alle polemiche e chiede la sospensione del&nbsp;provvedimento che dal primo febbraio prevede una<strong>&nbsp;maxi ritenuta automatica del 20%</strong>&nbsp;sui bonifici provenienti dall&rsquo;estero. L&rsquo;<strong>Agenzia delle entrate</strong>, su richiesta del ministro dell&rsquo;Economia, ha disposto la sospensione dell&rsquo;operativit&agrave; della ritenuta &ndash; spiega una nota di via XX Settembre &ndash; sottolineando che &ldquo;gli acconti eventualmente gi&agrave; trattenuti da intermediari finanziari sulla base della norma in oggetto saranno rimessi a disposizione degli interessati&rdquo;. La marcia indietro, per&ograve;, &egrave; soltanto temporanea. La stessa Agenzia delle entrate ha infatti precisato che lo stop al prelievo vale&nbsp;<strong>fino al primo luglio</strong>.</p>
<p>Il provvedimento aveva scatenato da subito un gran polverone. La trattenuta, che lasciava&nbsp;al contribuente l&rsquo;onere di dimostrare che le somme non avessero natura di &ldquo;compenso reddituale&rdquo; per chiedere la restituzione dell&rsquo;imposta, era finita nei giorni scorsi sotto l&rsquo;esame di<strong>&nbsp;Bruxelles</strong>.&nbsp;&ldquo;Esamineremo se la misura &egrave; proporzionata o no&rdquo;, aveva dichiarato il portavoce del commissario Ue per la Fiscalit&agrave;,&nbsp;<strong>Algirdas Semeta</strong>. Pressioni contro la maxi trattenuta erano arrivate anche dalle petizioni lanciate in rete e dalle associazioni di consumatori&nbsp;<strong>Adusbef</strong>&nbsp;e<strong>Federconsumatori</strong>, che avevano denunciato &ldquo;l&rsquo;ennesimo abuso di potere&rdquo;.</p>
<p>Le ragioni &ldquo;ufficiali&rdquo; dello stop alla normativa fornite dal Tesoro e dall&rsquo;Agenzia delle entrate, per&ograve;, sono discordanti.&nbsp;Il provvedimento dell&rsquo;Agenzia delle entrate parla di &ldquo;difficolt&agrave; applicative riscontrate dagli intermediari e dai contribuenti in ordine ai suddetti obblighi e alle necessarie implementazioni procedurali&rdquo;. Il ministero dell&rsquo;Economia, invece, cita l&rsquo;&ldquo;evoluzione del&nbsp;<strong>contesto internazionale</strong>&rdquo;, facendo riferimento all&rsquo;evoluzione &ldquo;in materia di contrasto all&rsquo;<strong>evasione fiscale</strong>&nbsp;cross-border, che ha subito una forte accelerazione, attraverso la creazione di un modello di accordo intergovernativo (Iga) per lo&nbsp;<strong>scambio di informazioni</strong>&nbsp;tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi, che fa ritenere ormai superata la disposizione che ha introdotto la predetta ritenuta alla fonte&rdquo;.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>

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